LA SENTENZA

Teramo Lavoro: sul caso lavoratrice licenziata interviene l’Idv

Il capogruppo Mauro Sacco ha interrogato il presidente Valter Catarra

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Teramo Lavoro: sul caso lavoratrice licenziata interviene l’Idv

Valter Catarra

TERAMO. «La lavoratrice di Teramo Lavoro va immediatamente reintegrata come hanno stabilito due sentenze».

Lo dice il capogruppo dell’ Idv provinciale, Mauro Sacco, intervenuto sul caso di Rosella Gabrielli la dipendente della società in house della Provincia di Teramo, licenziata quando era all’ottavo mese di gravidanza.
Sul caso il capogruppo ha depositato un’interrogazione rivolta al presidente della Provincia, Valter Catarra, al vice presidente Rasicci e all’assessore al Lavoro, Eva Guardiani.
La Gabrielli, impiegata con contratto a termine presso la società in house, si è vista interrompere il rapporto di lavoro il 30 giugno 2011, quando era all’ottavo mese di gravidanza, ha dichiarato e quindi in maternità obbligatoria. La donna però era assente dal lavoro dal 4 febbraio, a causa di alcune complicanze legate alla gravidanza. In questo periodo la Gabrielli dice di aver sempre mostrato disponibilità alla prosecuzione del rapporto di lavoro, persino a mezzo lettera il 23 agosto 2011.
La domanda di reintegrazione formulata dalla lavoratrice si fondava sulla trasformazione del contratto a tempo determinato in rapporto a tempo indeterminato, per il mancato rispetto da parte del datore di lavoro della normativa applicabile nel caso di specie. Il giudice di primo grado aveva disposto, lo scorso agosto, la trasformazione del contratto ordinando l’immediata reintegro della lavoratrice.
Solo che Teramo Lavoro ha impugnato la sentenza. Alla tesi della lavoratrice, infatti, si è sempre opposto l’amministratore unico della società, Venanzio Cretarola  secondo cui il contratto della Gabrielli dopo la prima scadenza del 31 dicembre 2010, è stato prorogato per ulteriori sei mesi e la lavoratrice «ha comunicato senza preavviso l’assenza per maternità ed ha contestato la validità del contratto prorogato chiedendone la trasformazione a tempo indeterminato».
Ad ottobre, il Tribunale di Teramo in composizione collegiale ha rigettato il ricorso proposto dalla Teramo Lavoro s.r.l. contro l’ordinanza con cui il giudice monocratico aveva ordinato di reintegrare la lavoratrice Rosella Gabrielli nel posto di lavoro precedentemente occupato.
«Rosella Gabrielli», chiosa Sacco, «ha già lavorato per quasi un decennio alle dipendenze della nostra Provincia presso il settore delle Politiche Sociali, avendo superato una selezione pubblica nel 2002 e una successiva procedura concorsuale nel 2007 per uno stipendio, di circa mille euro al mese. La donna si è vista interrompere il contratto venti giorni prima di partorire la sua seconda figlia».
Sacco ha sottolineato che la tesi sostenuta da Cretarola, amministratore della Teramo Lavoro Srl, secondo il quale la Gabrielli avrebbe rifiutato la proroga del suo contratto, «non è più sostenibile in quanto due sentenze e quattro giudici l’hanno ritenuta infondata».

CRETAROLA: «NOTIZIE FALSE. LA GABRIELLI TRATTATA COME TUTTI GLI ALTRI»
«Si tratta di un provvedimento “cautelare” in attesa del giudizio di merito che costituisce non un riscontro di piena certezza bensì soltanto un accertamento delibativo in ordine alla mera probabilità di esistenza del diritto controverso. Il dibattimento vero e proprio inizierà nel gennaio 2013». Così l’amministratore unico di Teramo Lavoro, Venanzio Cretarola commenta la decisione del Tribunale di Teramo che ha rigettato il ricorso proposto dalla Teramo Lavoro s.r.l. contro l’ordinanza con cui il giudice monocratico aveva ordinato di reintegrare la lavoratrice Rosella Gabrielli nel posto di lavoro precedentemente occupato.
Cretarola punta il dito contro la stampa colpevole di aver divulgato la tesi, secondo cui la cessazione del rapporto di lavoro della Gabrielli sia da ricondurre alla maternità della donna.
«E’ totalmente falso e infatti i provvedimenti non ne fanno cenno alcuno», ha detto, «la società ha sempre garantito a Gabrielli le medesime condizioni contrattuali garantite a tutti gli altri dipendenti».
Teramo Lavoro non ha accontentato la richiesta della lavoratrice che voleva la trasformazione del contratto a tempo indeterminato «perché la società ha sempre ritenuto impossibile determinare autonomamente l’assunzione a tempo indeterminato in assenza delle procedure concorsuali previste dalle norme vigenti. L’intera giurisprudenza ad ogni livello, relativa a casi analoghi, è di segno esattamente opposto a quello sancito a Teramo. Il comportamento della società “pubblica” è quindi stato sempre dettato da scelte obbligate, a fronte di pretese che nessuno in Italia avrebbe potuto accettare autonomamente».