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Processo Housework. Dezio:«mai chiesto tangenti o fatto pressioni»

La lista Dezio? «Solo la contabilità del partito»

Alessandro Biancardi

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Alessandro Biancardi

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Processo Housework. Dezio:«mai chiesto tangenti o fatto pressioni»

Guido Dezio

PESCARA. Dopo anni alla fine parla anche Guido Dezio, il braccio destro del sindaco Luciano D’Alfonso, mandatario elettorale e dirigente assunto al Comune tra le polemiche e le inchieste.
Dezio ha ricordato che per l’inchiesta sul concorso truccato è stato assolto in appello perché il fatto non sussiste e che pure i due arresti sono stati revocati, uno dal tribunale della libertà l’altro dallo stesso gip.
Per la prima volta nell’aula 1 del tribunale di Pescara si è ascoltata la voce di Dezio, sempre presenta ad ogni udienza di questo lungo e complicato processo per presunte tangenti al Comune di Pescara. E’ stato ascoltato per una intera mattinata ed ha ricostruito tutte le vicende che a lui sono contestate. Fermo, pacato, preciso, a volte conciso, a volte a briglia sciolta, ha mostrato competenza ed ha spiegato il suo ruolo all’interno del Comune prima nello staff del sindaco e poi come dirigente, ha raccontato la sua verità sui rapporti con la proprietaria del bar del tribunale che gli è costato il primo arresto ma soprattutto ha dato la sua interpretazione “originale” sulla famosa lista che gli è stata sequestrata.
«La lista?», ha spiegato Dezio al pubblico ministero Gennaro Varone, «è la contabilità del partito, è stata redatta in parte da me perché prendevo appunti ma è il frutto di diverse riunioni di esponenti del partito per la raccolta di fondi e di liberalità da parte di alcuni imprenditori».
In pratica non la lista delle tangenti, come dice l’accusa, ma quella di offerte al partito della Margherita che veniva redatta insieme ad esponenti di partito come Fusilli, Giammorretti, Fidanza e lo stesso Dezio che prendeva appunti, ognuno si impegnava per contattare un certo numero di imprenditori e poi ognuno diceva alle riunioni quanto era stato raccolto.
Nella lista compaiono nomi di imprenditori, cifre e una “b” o una “n”.
«”B” sta per “buon esito” e significa che l’imprenditore aveva versato al partito quella cifra; “n” sta per “negativo” cioè l’imprenditore non ha versato quella cifra», è stata la spiegazione di Dezio.
La lista insomma sarebbe il frutto di un lavoro collettivo all’interno del partito. Dezio ha poi ricordato di essere ancora sospeso dal Comune pur avendo fatto richiesta di mobilità interna ed essendo stato assolto per il concorso.
Ha poi parlato dei soldi ricevuti da Tommaso Di Nardo, imprenditore dell’impresa di vigilanza L’Aquila che ha ricevuto l’appalto del servizio per il palazzo del Tribunale.
«Ho incontrato Di Nardo più volte nei corridoi del Comune», ha detto Dezio, «in uno di questi mi raccontò che voleva comprare quote del Pescara calcio ma poi non se ne fece nulla. In un incontro successivo gli chiesi se volesse contribuire con una sponsorizzazione che in fondo non costava nulla in termini di rischio e lui accettò e mi diede due assegni circolari».
Successe però che Di Nardo, imprenditore ortonese, non rimase contento «per la mancata risonanza mediatica» e pretese indietro gli assegni che gli vennero restituiti da Dezio «ma siamo rimasti in buoni rapporti».
Dezio ha comunque precisato che della Associazione amici Pescara calcio, un comitato che si era costituito per salvare la locale squadra, non si interessò mai non avendo mai partecipato ad alcuna riunione ma apprendendo notizie da giornali.

IL BAR DEL TRIBUNALE
Dezio ha poi parlato per molti minuti della genesi del bando per l’assegnazione del bar nel tribunale, ha raccontato dei rapporti con la titolare «morosa» Di Pentima che con lui aveva frequenti incontri per sapere del bando che poteva anche portarla fuori dai locali che già occupava.
«La Di Pentima doveva pagare 250 euro al mese per l’affitto al Comune e nella preparazione del bando mi ero posto il problema di mettere al sicuro l’ente per questo chiesi o versi 20mila euro a titolo cauzionale o fai una polizza fideiussoria di pari importo. Io le consigliai la polizza perché non avrebbe dovuto versare tutto il capitale ma un piccolo premio mensile».
In poche battute Dezio ha smontato la ricostruzione della procura che invece, attraverso una serie di prove e di testimonianze, sostiene la pressione del braccio destro dell’ex sindaco verso la proprietaria del bar indotta a versare una tangente.
Anche l’episodio della verifica dei vigili “scatenata” da Dezio è stata spiegata così: «non sapevo affatto che i vigili fossero andati, non li ho mandati io. Un giorno venne Andreina Visini che lavora con me in Comune e mi chiese se era vero che io prendevo soldi. Io rimasi interdetto e sconcertato per quello che avevo appena sentito e le chiesi come potesse dire una cosa del genere. Ho scoperto poi che Visini ha una nipote che fa il vigile urbano e che è andata a fare il controllo al bar del tribunale e credo che sia stata lei a riferire».
Dezio ha anche spiegato che aveva pensato in un primo momento di sporgere querela poi però la cosa non si è fatta perché pensava che la notizia non sarebbe uscita.
Su Bellafronte Taraborrelli Dezio ha detto di conoscerlo di fama e di presupporre che avesse incarichi al Comune ma che era un sostenitore fervente della Margherita perché partecipava sempre agli incontri e per questo versava anche cifre ad Europa prossima.
Sui rapporti con la tipografia Brandolini Dezio è stata chiaro: «con la sorella sono amico fraterno di vecchia data, ci diamo del tu, loro mi hanno stampato i primi manifesti elettorali del 1990 e andava a casa loro a mangiare senza avvisare».
Sui posti barca al porto ha raccontato che Brandolini gli fece presente di avere questa barca e procurò un incontro con il direttore del porto ma che poi non seppe più nulla.
Sui certificati elettorali ha raccontato che quando la polizia postale è andato a perquisire non sapeva di cosa stessero parlando e che alla fine la perquisizione ebbe esito negativo. «Non ho mai chiesto soldi e non ho mai favorito nessuno», ha concluso Dezio dopo aver raccontato di non possedere una cosa di proprietà, né un’auto ma solo una casa di pochi metri quadrati di proprietà della moglie.
In coda all’udienza è stato ascoltato anche Marco Presutti che brevemente ha chiarito il suo ruolo di mero «estensore di testi» riferendosi ai comunicati stampa del Comune non avendo competenze amministrative di altro genere e di organizzatore di convegni per Europa Prossima.
Per ultimo è stato ascoltato l’ex direttore generale del Comune di Pescara e membro della commissione che aggiudicò la gara delle aree di risulta a Toto, Antonio Dandolo che lapidariamente ha detto: «non ho mai subito pressioni per quella gara».