6 APRILE 2009

L’Aquila, processo Grandi Rischi. Pm: «monumentale negligenza»

Sentenza prevista dopo le 17

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Il sito di Al Jazeera oggi

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L’AQUILA. Dopo trenta udienze di fuoco è attesa in giornata la sentenza definita "storica", sull'operato della Commissione Grandi Rischi.

Affollatissima la piccola aula del Tribunale provvisorio a Bazzano. Ad assistere oggi oltre agli imputati (in aula sono presenti Eva, Dolce, Selvaggi e De Bernardinis) e ai legali, anche numerose testate giornalistiche internazionali, quali Al Jazeera e tv giapponesi.
I pm hanno chiesto la condanna a quattro ani di reclusione per tutti, l’accusa è di omicidio colposo plurimo, disastro colposo e lesioni in relazione al sima che colpì L'Aquila il 6 aprile 2009.
Secondo l’accusa gli imputati «sono venuti meno ai doveri di valutazione del rischio connessi alla loro funzione» anche sotto il profilo dell'informazione. Queste notizie rassicuranti «hanno indotto le vittime a restare nelle case».
Nella mattinata sono previste le repliche dei pubblici ministeri, Fabio Picuti e Roberta D'Avolio poi salvo ulteriori interventi delle parti civili e delle difese, il giudice unico del Tribunale dell'Aquila, Marco Billi, si ritirerà in camera di consiglio per decidere.
Il verbale redatto subito dopo la riunione del 31 marzo 2009 nel quale si riteneva poco probabile un forte terremoto è il punto nodale di tutta l'indagine e di conseguenza del rinvio a giudizio in quanto secondo gli stessi pm sarebbe carente. In particolare si contesta «una valutazione del rischio sismico approssimativa, generica e inefficace in relazione alla attività della commissione e ai doveri di prevenzione e previsione del rischio sismico».

GLI IMPUTATI
Gli imputati sono: Franco Barberi, presidente vicario della Commissione Grandi Rischi, Bernardo De Bernardinis, gia' vice capo del settore tecnico del dipartimento di Protezione Civile, Enzo Boschi presidente dell'Ingv, Giulio Selvaggi direttore del Centro nazionale terremoti, Gian Michele Calvi, direttore di Eucentre e responsabile del progetto Case, Claudio Eva ordinario di fisica all'Universita' di Genova e Mauro Dolce direttore dell'ufficio rischio sismico di Protezione civile.

«ROSSINI SAREBBE FELICE»
Parlando con alcuni avvocati della difesa, prima dell'inizio dell'udienza dibattimentale il pm Fabio Picuti ha voluto ricordare il lavoro di coordinamento svolto dal procuratore capo della Repubblica dell'Aquila, Alfredo Rossini, deceduto alcune settimane fa: «lui sarebbe stato contento di essere qui - ha detto Picuti - perche' avrebbe visto confermata la sua promessa di chiudere i processi importanti sul terremoto in tempi brevi».

«MONUMENTALE NEGLIGENZA»
Sono terminate intorno alle 11.15 le repliche dei pubblici ministeri Roberta D'Avolio e Fabio Picuti. La prima a parlare la D'Avolio: «La pubblica accusa ritiene opportuno esplicitare alcune repliche, saranno brevissime. Un silenzio da parte nostra potrebbe essere considerato un atto di superbia o presunzione oppure di acquiescenza»
«Altro che diritto medievale, è l'opposto, quello dei Grandi Rischi è il paradigma del processo moderno», ha detto Picuti nella requisitoria finale in aula nell'ultimo giorno processuale. «Se avessi letto prima di scrivere la requisitoria, il rapporto della Commissione del Congresso Usa su l'inchiesta post Uragano Katrina avrei probabilmente usato anche io le parole: 'monumentale negligenza'».
Arriva nel finale della replica del procuratore Fabio Picuti l'affondo sul comportamento della Commissione Grandi rischi nei giorni che precedettero il sisma del 6 aprile 2009. Picuti cita espressamente i documenti americani per parlare di «fallimento della leadership».

«MANCATA ANALISI»
In mattinata, prima che il giudice Marco Billi si ritirasse in Camera di Consiglio, si erano tenute le repliche dei pubblici ministeri Roberta D'Avolio e Fabio Picuti.
Per dimostrare che nelle società moderne l'analisi di un rischio entra come parte fondante della sicurezza di un paese il pm Picuti ha spiegato che «dopo l'11/9 il rapporto che dimostrò la mancata analisi sui rischi per l'attentato portò alle dimissioni del capo e del vice capo della Cia. Vuol dire che questo ragionamento esiste. Ma gli italiani, si sa, sono più affezionati ai processi che alle dimissioni».
 Il pm ha poi replicato all'avvocato Alfredo Biondi, legale di fiducia di Claudio Eva. «L'articolo 113 del codice penale sulla cooperazione colposa ci impone la richiesta di condanna anche per Eva». La seconda replica  all'avvocato Stefano: «mi imputa di aver usato sarcasmo verso l'imputato Barberi. Se questa è l'impressione mi scuso, avrei voluto porgergli personalmente le scuse». L'argomento di replica più serio ha riguardato l'argomento del rischio.
«L'avvocato Dinacci - ha detto sempre il pm nella sua replica - dice che rischio e terremoto non possono essere separati. Anche l'avvocato Petrelli dice sostanzialmente le stesse cose. Il rischio è una categoria politica non definibile compiutamente. Di conseguenza è inconoscibile e stiamo facendo un processo a un oggetto inconoscibile. Anche il professor Coppi dice la stessa cosa. Non mi sembra che possa passare sotto silenzio un'affermazione così forte secondo la quale rischio ed evento siano concetti non distinguibili, altrimenti neghiamo la logica aristotelica che governa il nostro modo di pensare da 2.500 anni. Come debba essere analizzato il rischio ce lo dice lo stesso legislatore. Cos'e' il rischio sismico ce lo dicono gli stessi imputati, percio' questa tesi difensiva mi sembra curiosa e originale, la categoria logica la propongono loro in quel librone verde che ha davanti a lei, giudice: il rapporto Barberi, che porta le firme anche di Eva e Dolce. Nella parte generale c'e' scritto che cos'e' il rischio sismico e non c'e' scritto che coincide con il terremoto. Il rischio sismico - ha detto in aula Picuti - e' il prodotto di pericolosita', vulnerabilita' ed esposizione. Abbiamo scritto 500 pagine ricalcate sulle orme delle nozioni scientifiche che sono state scritte dagli imputati. Coppi dice che la colpa e' prevedibilita' ed evitabilita' di un evento, ma qui la colpa riguarda la prevedibilita' di un evento imprevedibile. E' un sofista migliore di me, propone una presunta antinomia logico-giuridica».

 «EVENTO IMPREVEDIBILE»
 La difesa ha puntato tutto sulla «imprevedibilità» dell’evento: «se fossi in grado di prevedere un evento imprevedibile farei cinque volte terno secco al lotto, è statisticamente più probabile. Viene la pelle d'oca, la colpa e' sull'evento, non sul rischio dell'evento», ha detto nella sua replica, l'avvocato Filippo Dinacci (legale difensore di Bernardo De Bernardinis e Mauro Dolce). «Si sta chiedendo - ha aggiunto - di condannare sette persone che sono risorse della nazione, sette scienziati. Corriamo il rischio di lasciare spazio ai ciarlatani, nessuno farà più il suo dovere. Si chiede di condannare su una probabilità statistica improbabile. Non sarà un processo medievale ma si tenta di tornare al 'giudice delle anime' che c'era in Spagna, che non è il giudice dei fatti»

 «COSA HANNO FANNO GLI IMPUTATI?»

«Mi dite che cosa hanno fatto singolarmente tutti gli imputati?», ha chiesto l'avvocato Marcello Melandri legale di fiducia di Enzo Boschi. «Qui non ci sono comunicati, - ha aggiunto - perchè si continua a parlare di messaggio, di parere, di qualcuno che ha rassicurato. Chi è? Quali erano gli aquilani che conoscevano il contenuto del verbale, che si è conosciuto solo a processo iniziato? Il rettore dell'Università dell'Aquila, Ferdinando Di Orio, è venuto qui a dire una bugia e il pm non lo ha neanche citato. Ha detto dichiarazione di tranquillità dopo la conferenza stampa, abbiamo dimostrato che l'ha fatto prima. Ha detto di non aver chiuso l'università perchè non poteva farlo, non è vero».