REAZIONI E COMMENTO

Laurea Micucci, il prof: «offeso dall’articolo scorretto»

La replica: «raccontato fatti senza giudizi»

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Laurea Micucci, il prof: «offeso dall’articolo scorretto»

PESCARA. Dopo l’articolo ‘il presidente della Fira laureato dal suo consulente’ interviene lo stesso professor Mari che ritiene l'articolo di cronaca oltremodo offensivo e scorretto. Alle accuse replica il direttore di PrimaDaNoi.it, Alessandro Biancardi


Egr. Sig. Alessandro Biancardi, Direttore di “PrimaDaNoi.it” quotidiano on-line,
Le scrivo in merito ad un articolo apparso sul Suo quotidiano a firma della Sig.ra Marirosa Barbieri, dal titolo “Il presidente della Fira laureato dal suo consulente”, che ha riguardato la mia persona.
Le premetto che non ho affatto condiviso il tenore dell’articolo che ritengo scorretto ed offensivo, oltre che ricco di gravi inesattezze.
Il fatto che abbia stipulato un contratto di consulenza professionale nel mese di giungo 2012 con la Finanziaria Regionale Abruzzese, debitamente e preventivamente autorizzato dall’Università da cui dipendo, non può e non deve fare supporre chissà quale legame particolare con il Presidente, dott. Rocco Micucci, se non quello di una reciproca stima e di una collaborazione in progetti di lavoro.
Credo che favorire l’interazione tra il mondo delle Università, le imprese e le Istituzioni attraverso il trasferimento tecnologico e della conoscenza sia alla base di ogni processo di sviluppo. Ciò è ben sottolineato in tutti i documenti di programmazione economica regionali, nazionali ed europei, i quali prevedono che questa sorta di “tripla elica” dello sviluppo si attui attraverso consulenze e altre forme di trasferimento di conoscenze sulla base di competenze riconosciute. Per fortuna oggi non è difficile accedere a informazioni dettagliate sui curricula scientifici e professionali di ricercatori e di professori universitari. Pur nel caos generale di un miscuglio di notizie poco affidabili se non addirittura false, Internet è anche una miniera preziosa di informazioni ufficiali alle quali si può accedere senza grandi conoscenze informatiche con un po’ di volontà e, soprattutto, di buona fede.
Gli innumerevoli inviti che ricevo per partecipare a congressi, seminari e workshop sono il risultato di un processo continuo di studio, di ricerca e di approfondimento a cui ho dedicato la vita.
Egregio Direttore, come detto, l’articolo è pieno di gravi inesattezze che desidero vengano prontamente rettificate dalla Sua collaboratrice Barbieri.
Le faccio presente che nelle Università italiane nessun professore ha il potere di laureare nessuno. La laurea si consegue dopo un percorso di durata triennale, con il superamento di oltre 20 esami universitari e la compilazione di un elaborato scritto il cui valore accademico è di 3 CFU (Crediti Formativi Universitari) su un totale di 180 CFU da acquisire nel percorso triennale di studi. La discussione dell’elaborato, e sottolineo la discussione, peraltro pubblica, costituisce l’atto finale. La valutazione del percorso formativo è effettuata secondo un regolamento ben preciso sulla base dei voti conseguiti nei singoli esami di profitto e, per quel che attiene i contenuti della tesi, cosa ben diversa dalla discussione, sulla base del giudizio del relatore. Il Presidente della Commissione di Laurea ha il compito istituzionale della proclamazione e della consegna del titolo di studio.
Il contratto di consulenza, stipulato nel giugno del 2012 con la Fira, è il primo ed unico contratto, di cui, Le ricordo, ho chiesto ed ottenuto dalla mia Università l’autorizzazione allo svolgimento.
La Sua redattrice parla di un rapporto di collaborazione di lunga data con la Finanziaria, portando a documentazione di prova la mia presenza in Convegni che risalgono, senta bene, al mese di maggio 2012 o, al massimo, al mese di febbraio 2012. Su questo credo non valga la pena di compiere un qualsiasi commento; mi è solo sembrato un arrampicarsi sugli specchi al fine di dimostrare chissà che cosa.
Ritengo lo scritto gravemente lesivo nei confronti miei e dell’Istituzione di cui faccio parte, e Le comunico fin d’ora che non esiterò ad agire nelle sedi opportune per tutelare la mia persona, la cui immagine è stata pesantemente offesa.
La prego, pertanto, di rettificare quanto di inesatto è stato riportato nell’articolo che tende a mettere in dubbio la mia onestà, di cui ho fatto il valore centrale e irrinunciabile della mia vita professionale e privata.
Prof. Carlo Mari
Ordinario di Finanza Matematica

IL CONFLITTO DI INTERESSI E’ UN FATTO NON UNA ILLAZIONE


Egregio signor Mari,
aspettarsi lettere del genere da politici è purtroppo oggi scontato ma leggere tali parole da un professore ed educatore è sintomatico di una società che è cambiata. Io ed il mio quotidiano siamo contrari all’abitudine e all’assuefazione e per questo continuiamo a scandalizzarci dei conflitti di interessi e delle dichiarazioni di chi li considera normali.
Inesattezze, illazioni, scorrettezza e offese? Professor Mari le sue sono parole chiare che rimangono e sarò lieto di potermi non solo difendere in giudizio ma contrastare questa che considero una vera e propria intimidazione ed offesa a chi lavora con sacrificio in un sistema distorto e compromesso.
Lei considera «offensivo e scorretto» il racconto di un fatto (vero): noi non abbiamo dato giudizi.
L’articolo è per tre quarti formato dalle sue dichiarazioni, il resto sono fatti incontestabili. Che cosa dobbiamo rettificare? O forse la lettera è una strigliata perché avremmo dovuta censurare la notizia come hanno fatto altri?
Rilegga il testo e si accorgerà che è più che perfetto (forse sgradito, certo) ma siccome l’asetticità di quell’articolo di cronaca non è stata colta -anzi viene contestata- provo ad essere più chiaro e diretto.
Gentile professore anche lei può essere criticato, così come il presidente della Fira, amministratore di una società che vive grazie ai soldi pubblici e che continua a rifiutare di essere controllato. Infatti ad oggi nessun cittadino può sapere come vengano spesi quei soldi.
Le illazioni sono quelle che il suo stimato presidente scrive sulla sua pagina Facebook chiosando che «solo questo giornale con strana perseveranza continua ad interessarsi alla finanziaria regionale».
«Strana perseveranza» che vuol dire se non la disabitudine ad essere soggetti al controllo pubblico e della stampa? Micucci è abituato al giornalismo che esibisce sul sito pubblico e istituzionale della Fira ma c’è anche chi è libero e vuole continuare ad avere il diritto di dire la verità contro minacce e intimidazioni come queste. C’è chi crede che sia disdicevole continuare a negare atti pubblici ed impedire il controllo appigliandosi a cavilli e interpretazioni.
Abbiamo scritto quell’articolo che non è piaciuto al professore, a Micucci e a qualche accolito perchè la notizia è che il “presidente della Fira è stato laureato da un suo consulente” questo è un fatto e in un paese civile (evidentemente non l’Italia) si chiama conflitto di interesse. E’ vero, come dicono molti, che alla fine può essere un conflitto minimo ma non per questo significa che sia una cosa opportuna o da giustificare. A noi sembra rilevante lo stesso anche se c’è di peggio.
Il mio pensiero caro professore è che il suo conflitto di interessi non le fa onore ed io al suo posto mi sarei astenuto o non avrei accettato la consulenza.
A proposito visto che non c’è trasparenza non sappiamo nulla sul suo lavoro in Fira e nemmeno come sia stato scelto e quanto costa alla finanziaria regionale.
All’università sono sempre stato giudicato da professori con i quali non avevo rapporti. E questa è una cosa che, a mio modesto avviso, è corretta e auspicabile.
Penso anche da sempre che istituzioni, amministratori pubblici, esponenti della cultura dovrebbero avere un comportamento ed un atteggiamento diverso nei confronti di questo giornale che si distingue per essere integerrimo, onesto ed incorruttibile e contribuisce a far emergere realtà nascoste e spesso nocive alla vita pubblica. Invece di ringraziarci veniamo messi all’angolo e criticati dal sistema.
Le continue minacce di azioni giudiziarie e le intimidazioni “a non permettersi più” sono lo specchio dei tempi che viviamo e la dicono lunga sulla caratura di chi le fa.
La gente si farà pure una idea su questo fatto mentre prima non avrebbe potuto e questo è lo scopo del nostro lavoro.


a.b.