Anche Pescara Futura contro il Pp2: «Mascia accerti responsabilità»

Mambella: «vicenda gravissima, sindaco intervenga»

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Anche Pescara Futura contro il Pp2: «Mascia accerti responsabilità»


PESCARA. Fa discutere ancora il via libera per la costruzione di tre palazzi da sette piani sul lungomare sud della città.
Mentre il consigliere Acerbo denuncia una nuova autorizzazione rilasciata dal Comune (in via Carducci all’impresa D’Andrea) Pescara Futura chiede di fare chiarezza su quanto successo per il progetto presentato dalla società Pescaraporto dei costruttori Andrea e Luca Mammarella (società Viana) e dalla famiglia dell’avvocato Giuliano Milia (la Uropa) tra il Ponte del Mare, l’ex Cofa e il porto turistico.
Un progetto che trasformerà di fatto il Pp2 (piano particolareggiato 2) grazie al decreto sviluppo del governo Monti che consente ai privati di bypassare i Piani particolareggiati dei Comuni.
L’assessore Marcello Antonelli e il consigliere del Pdl Lorenzo Sospiri assicurano che è tutto in regola e che si tratta di un atto dovuto: «non si poteva fare diversamente», hanno insistito.
Se Rifondazione annuncia la presentazione di un esposto alla procura anche dall’interno della maggioranza Mascia ci sono perplessità per quanto accaduto.
Per il consigliere Marco Mambella, infatti, si tratta di una vicenda «gravissima» e se c'era una possibilità per il Comune di bloccare un processo che porterà ad una frammentazione degli interventi senza un controllo pubblico sulla pianificazione territoriale «doveva essere perseguita».
«Faremo una verifica approfondita», assicura l’esponente della maggioranza, «e se emergerà una superficialità di gestione politica o amministrativa nella vicenda chiederemo al sindaco di prendere adeguati provvedimenti».
Pescara Futura da tre anni ha chiesto a gran voce di portare a conclusione il Pp2 garantendone la pianificazione pubblica.
Come sta finendo? «A spezzatino privato», lo chiama Mambella.
«Per noi è inaccettabile. Vogliamo sapere perché è successo. Chi sono i responsabili di questa gestione che nel migliore dei casi deve essere definita improvvisata».
Pescara Futura chiede «azioni decise ed inappellabili in caso di individuazione dei responsabili, siano essi politici o amministrativi. Non possiamo permettere che, dopo l'imposizione della Caserma della Guardia di Finanza all'ingresso del Porto Turistico (di cui tutti oggi possono ammirare lo scheletro aggressivo), che volevamo si realizzasse non sul lungomare ma a distanza di poche centinaia di metri diminuendo al minimo l'impatto ambientale (per questo ci siamo battuti inutilmente contro cumuli di carte definiti dalla precedente amministrazione), l'area più pregiata di Pescara diventi oggetto di un far-west edilizio fuori controllo. Su questa questione occorre chiarezza totale».
Intanto da Rifondazione arriva un altro allarme: «pare», spiega Maurizio Acerbo, «che il Comune abbia rilasciato il permesso di costruire anche alla ditta Town srl di D’Andrea che aveva chiesto di usufruire delle premialità volumetriche e delle deroghe previste nel “decreto sviluppo” persino in un “piano di recupero” approvato». L’intervento riguarda l’area e gli edifici ubicati su via Carducci – Via De Sanctis- via Trilussa.
Dopo il sì a Mammarella e Milia dunque, secondo Rc, si sta aprendo «un’altra pagina nera per la città». Come nel caso del permesso nel Pp2 anche in questo l’intervento ricade in un piano attuativo in questo caso persino già approvato.
Nel caso specifico di Via Carducci «è evidente che il Pdl», continua Acerbo, «ha fatto di tutto per assecondare le richieste dei costruttori e consentire aumenti di volumetria in deroga del PRG in una zona centralissima della città priva di parcheggi e standard».
All’inizio della consiliatura Mascia il PDL ha cercato di aumentare le volumetrie del 30% in quel “piano di recupero” modificando le norme tecniche del Piano Regolatore. Tentativo sventato proprio dall’ ostruzionismo di Rifondazione in Consiglio Comunale.
Poi ci si è provato con la proposta di legge edilizia che casualmente prevedeva per i piani di recupero un aumento di volumetria del 60% senza realizzare parcheggi e altri standard e senza dover passare in Consiglio