PROSTITUZIONE

Arrestato il boss della pineta:«minacciava di morte le prostitute»

Di nazionalità romena era stato condannato nel 2010 a 6 anni di reclusione. Ma era fuori

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Verdesan Viorel
PESCARA. «Io sono Badea e voi non dovete andare a lavorare lì finchè non mi pagate, altrimenti morirete!»
Così il romeno Viorel Verdesan, detto anche Lungu o Badea (e persino “Berlusconi”), usava minacciare le giovani rumene solite prostituirsi nella zona della pineta D’Avalos di Pescara.
Cinquanta euro era la “tassa di occupazione del suolo pubblico” pretesa per ogni ragazza che avesse inteso “vendersi” in quello che il “boss” riteneva, evidentemente, un proprio feudo territoriale, conquistato, a suo dire, in virtù di anni trascorsi in carcere per vecchie vicende legate, ancora una volta, ad episodi di violenza e prostituzione e che, secondo il suo personalissimo modo di intendere il diritto e le sue regole, gli avrebbero per l’appunto conferito un potere assoluto su chiunque in quel feudo avesse voluto lavorare.
“Badea”, però non aveva però fatto i conti con l’insofferenza delle giovani connazionali, le quali, dopo un periodo di sottomissione alle sue pretese economiche, si erano determinate ad emanciparsi ed a recidere qualsiasi vincolo di assoggettamento, suscitando ovviamente l’ira dell’uomo per la perdita di un, tutto sommato, facile e quotidiano guadagno.
 La reazione violenta di Verdesan non si era fatta attendere e, per le “ribelli”, erano iniziate notti di minacce e, in alcune occasioni, di percosse.
Ma anche questa volta le ragazze hanno deciso di reagire alle violenze ed alla fine hannodeciso di rivolgersi alla polizia.

LE INDAGINI DOPO LE DENUNCE
La Squadra Mobile ha così raccolto diverse denunce nei confronti di  Verdesan che già nel 2007 era stato tratto in arresto dalla locale Squadra Mobile per aver abusato sessualmente di una sedicenne, anch’ella rumena, all’epoca dei fatti ospite, a Pescara, presso un centro di accoglienza per minori. Nel 2010 era statocondannato a 6 anni di reclusione.
 Una delle denuncianti, in particolare, ha riferito di essere stata avviata - dietro pesanti minacce - alla prostituzione proprio dal “boss” a partire dal 2009 quando non aveva ancora compiuto 18 anni e di esser stata costretta, a consegnargli circa 400 euro a sera.
La ragazza ha anche aggiunto che Verdesan, per nasconderne la minore età di lei in caso di eventuali controlli di polizia, l’aveva dotata di una fotocopia di un documento d’identità rumeno riportante false generalità ed un fittizia data di nascita.
Tutte le ragazze sono state concordi nell’affermare che il Verdesan aveva loro imposto una sorta di “tassa di esercizio”, pretendendo con la forza e dietro minacce di morte, il pagamento da ciascuna di loro della somma di 50 euro al giorno per poter esercitare la prostituzione nel tratto di strada di cui rivendicava l’assoluto controllo.

LA TASSA DI OCCUPAZIONE DEL “SUO” SUOLO PUBBLICO

Dal racconto delle vittime è emerso inoltre una corresponsabilità nei reati denunciati di due giovani rumene – dedite anch’esse al meretricio nella zona della pineta sud - e di un pescarese, cui il boss  aveva demandato il compito di controllare sulla strada le prostitute dal medesimo sfruttate e di riscuoterne i proventi e i 50 euro pretesi per la “occupazione” del posto.
Le attività d’indagine intraprese dalla Squadra Mobile, diretta da Pierfrancesco Muriana, è consistita  nell’acquisizione di importanti riscontri a quanto denunciato e, in tale contesto, sono stati altresì identificati e deferiti per i reati di sfruttamento della prostituzione (anche in danno di persona minore di età) ed estorsione continuata (sia consumata che tentata): V.M.S., cittadina rumena di anni 19; M.C.I., cittadina rumena di anni 22; P.G., cittadino italiano di anni 58.
Verdesan Viorel è stato altresì segnalato per il reato di falso, per aver contraffatto il documento d’identità rumeno poi consegnato in copia alla giovane prostituta, all’epoca ancora minorenne.
Il pm titolare delle indagini, Mirvana Di Serio, sulla scorta delle risultanze investigative, ha richiesto la misura di custodia cautelare per il Verdesan.
Il gip Maria Michela Di Fine ha firmato l’ordinanza di applicazione della custodia cautelare in carcere l boss romeno.