POLITICA ED EDILIZIA

Palazzi sulla spiaggia. Sospiri: «atto dovuto». Ma Rc presenta denuncia in Procura

«Il dirigente ha rispettato la legge»

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Palazzi sulla spiaggia. Sospiri: «atto dovuto». Ma Rc presenta denuncia in Procura

PESCARA. «Il dirigente non poteva non rilasciare l’autorizzazione».
Il consigliere comunale Pdl Lorenzo Sospiri interviene sulla querelle scoppiata in merito al rilascio dei permessi a costruire al gruppo immobiliare Mammarella-Milia per un’ampia fetta di proprietà privata posta sulla riviera sud di Pescara.
Il progetto prevede tre edifici di sette piani (altezza 21 metri e mezzo) sul lungomare Papa Giovanni XXIII tra il ponte del Mare, l’ex Cofa e il porto turistico, destinati ad attività commerciali, parcheggi e anche un hotel.
Per Pd e Rifondazione l’atto sarebbe illegittimo ma il Popolo delle Libertà difende quanto fatto dagli uffici comunali.
Sospiri spiega che dalla lettura delle carte emerge che la procedura adottata «ha rispettato in ogni punto la legge, ovvero il privato realizzerà ciò che la legge gli permette di realizzare sulla base del decreto sviluppo con un’aggiunta del 10 per cento della volumetria».
Lo stesso dirigente che ha firmato quelle autorizzazioni «ha semplicemente applicato la legge e non poteva sottrarsi alla firma di quell’autorizzazione», assicura Sospiri.
Il Pdl sottolinea che guardando il progetto, emerge che non ci saranno edifici residenziali, ma ci saranno alberghi e negozi, come era già nelle previsioni del precedente governo di centrosinistra e com’è nelle previsioni del governo di centrodestra.
«Sicuramente», va avanti Sospiri, «non sarà quell’intervento a far saltare la pianificazione del Piano particolareggiato 2 che andrà avanti nei lotti A e B e che richiederà solo la rivisitazione del lotto C, partendo dal presupposto che la limitazione di altezze e ingombri in superficie è già stata in realtà preclusa dalla presenza della nuova sede della Guardia di Finanza».
Per la maggioranza in Consiglio bisognerà aprire adesso un dialogo con i privati «non tanto su cosa si costruirà, già previsto nel progetto, ma sulla distribuzione dei volumi, magari cercando di adeguare le opere, per quanto possibile, alle previsioni del Piano particolareggiato 2 e su tale tema oggi deve giocarsi l’impegno e l’attività dell’amministrazione».


ACERBO: «NON è VERO CHE E’ UN ATTO DOVUTO»
«Non è vero che il rilascio del permesso alla società Pescara Porto nel Pp2 sia un atto dovuto», replica Maurizio Acerbo che annuncia che sarà presentato un esposto alla Procura della Repubblica e alla giustizia amministrativa.
Il permesso di costruire rilasciato, e quelli ancora da rilasciare, secondo Rifondazione sono illegittimi in quanto in contrasto con lo stesso Decreto sviluppo che, nel concedere un premio di cubatura per interventi di riqualificazione, dà la possibilità di derogare, «ma dai soli parametri edilizi, cioè quelli di cui all’art. 14 del TUE (densità edilizia, distanze, altezze). Nel caso in esame invece la deroga si è illegittimamente estesa anche ai parametri urbanistici, per cui l’intervento è stato autorizzato in difformità alle previsioni normative statali (decreto sviluppo) ovvero alle prescrizioni del vigente Prg. L’area infatti è oggetto di un Piano particolareggiato adottato, cioè di uno strumento attuativo del piano regolatore, attraverso il quale si è provveduto a dare all’intero ambito un impianto urbanistico determinato, a definire la rete della viabilità e gli spazi riservati ad opere ed impianti pubblici. Con il rilascio del permesso di costruire tutto ciò scompare», denuncia l’esponente di Rc: «di fatto si è concesso al privato la possibilità di ignorare la pianificazione attuativa dell’amministrazione comunale».

L’Amministrazione, fa notare ancora il consigliere Acerbo, non ha più potere pianificatorio, e quindi viene meno la difesa del territorio e la sua tutela. «L’assurdo è che se volessimo realizzare un’opera pubblica in contrasto con le previsioni di Prg, dovremmo portare il progetto in Consiglio comunale per farlo approvare e contemporaneamente adottare la variante al Piano. Il privato riesce ad ottenere il permesso di costruire senza una preventiva variante allo strumento di pianificazione generale. L’assessore conosceva il problema, ma non ha fatto nulla. E continua a non far nulla. Quanto sta accadendo è di una gravità inaudita».