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D’Alfonso: «sono stato amministratore capace, mai influenzato dagli aiuti degli imprenditori»

«Toto non ha avuto vita facile in Comune»

Alessandro Biancardi

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Alessandro Biancardi

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D’Alfonso: «sono stato amministratore capace, mai influenzato dagli aiuti degli imprenditori»

D'Alfonso in aula

PESCARA. Dopo l’interrogatorio del pm, Gennaro Varone, su viaggi e spese, Luciano D’Alfonso, nell’udienza fiume di lunedì scorso ha risposto alle domande aperte del suo legale, Giuliano Milia.
In questa fase, durata mezza mattinata più il pomeriggio fino alle ore 16, D’Alfonso ha avuto campo libero e ha raccontato una serie innumerevole di aneddoti, fatti, circostanze, nomi e situazioni che hanno interessato la sua vita amministrativa. Fatti a volte solo lontanamente connessi con situazioni che riguardano il processo. Più volte è stato richiamato ad arrivare al punto e a non divagare.
L’ex sindaco ha iniziato ripercorrendo la sua ascesa a Palazzo di città nel 2003 (un plebiscito per lui ma non per la sua coalizione che invece non vinse, dando luogo al «fenomeno noto come anatra zoppa»), illustrando i problemi di governabilità del Comune che lo portarono di fatto solo ad ottobre al primo atto ufficiale della giunta.
Il dire di D’Alfonso sulla attività amministrativa nei suoi aspetti generali e tecnici non è sempre facile da seguire per il cittadino qualunque. Quello che è emerso facilmente, però, è stato il suo grande attivismo e la perizia nell’ingegneria amministrativa la quale egli sembra oggi conoscere senza sbavature, così come l’arte di inanellare relazioni ai più alti livelli.

IL PALAZZO DI GIUSTIZIA
L’ex primo cittadino ha parlato di come ha risolto innumerevoli problemi incancrenitisi negli anni, come la gestione della manutenzione scolastica. Ha illustrato come sia riuscito a sbloccare i lavori arenati del palazzo di giustizia (durati oltre 20 anni) che hanno portato comunque ad una struttura «senza collaudo e con agibilità provvisoria» e che da alcuni anni mostra segni di evidente cedimento. Un’opera «impossibile da collaudare» per la presenza di (pare) 130mila placche di marmo che non si possono controllare una per una. Un ostacolo che non è emerso mai in fase progettuale o di variante nei trent’anni che pure ci sono voluti per terminare i lavori.
L’ex sindaco ha anche ricordato come comunque il Comune -che impiegava mesi per approvare le varianti in corso d’opera- sia stato poi condannato ad un maxi risarcimento alla ditta costruttrice che ha dovuto liquidare alla ditta di oltre 14 mln di euro.

LA GESTIONE DEI CIMITERI
L’avvocato Milia ha poi portato il suo assistito a parlare delle persone che durante il suo mandato lo hanno ostacolato o con i quali abbia avuto divergenze. D’Alfonso ha fatto i nomi del geometra Di Ludovico, l’ingegner Salvati e Carugno.
Tra le prime cose approvate in giunta ci sono stati provvedimenti inerenti le opere per i Giochi del Mediterraneo del 2009 e il decoro urbano. Si è poi arrivati a parlare lungamente della gestione cimiteriale e dei problemi che hanno poi indotto palazzo di città ad avviare il progetto di finanza per la procura viziato da corruzione.
D’Alfonso ha parlato lungamente della situazione pregressa, dei disagi connessi alla precedente gestione ed ai costi e pericoli della gestione privata («addirittura una volta un bambino cadde in una tomba lasciata scoperchiata per cui decidemmo che le cose dovevano cambiare…»).

L’AREA DI RISULTA
Per una buona ora si è parlato dei mesi convulsi delle gare per l’area di risulta ricordando come un precedente tentativo era naufragato con Carlo Pace.
«Per essere sicuri di non sbagliare chiedemmo al dipartimento del Ministero chiamato Dicoter una persona di spicco preparata che potesse aiutarci nella gara. Fu così che ci mandarono Gaetano Fontana che in 7-8 sedute aggiudicò la gara per l’idea di progetto che non era un progetto preliminare ma solo l’idea».
Poi dopo mesi di dibattito e polemiche nacque la gara dell’appalto in concessione per realizzare una serie di opere da parte dei privati che avrebbero guadagnato sulla gestione dei parcheggi a raso. Valore delle opere 62 milioni ma forse furono di più le polemiche che seguirono.
D’Alfonso ha spiegato perché dalla lettera di invito fu tolto il riferimento alle aree contermini («contrasti nella mia maggioranza») ma ha anche spiegato che un appalto in concessione deve essere in equilibrio di bilancio per il privato che deve trovare il suo utile ed infatti quando dalla lettera di invito sparì il riferimento alla gestione dei parcheggi a raso (dalla cui gestione il privato avrebbe dovuto guadagnare) non si presentò nessuno alla gara.


«TOTO NON HA AVUTO VITA FACILE IN COMUNE»
D’Alfonso ha poi parlato del problema della bonifica dei terreni e dell’incarico a Forestale e Arta per capire se sotto l’area di risulta vi potessero essere veleni. Ritornando su Toto, D’Alfonso ha voluto confutare una intercettazione nella quale lui stesso parlava con l’assessore Armando Mancini che prima della aggiudicazione ufficiale del bando parlò della ditta Toto come vincitrice sicura. Interpretazione contestata da D’Alfonso il quale è stato contestato in aula a sua volta dal pm Varone («si tratta di una trascrizione di una intercettazione non di una nostra interpretazione»). La telefonata, si è poi scoperto, non fa parte di questo procedimento ed è stata accantonata.
«Toto non ha avuto vita facile in Comune», ha aggiunto D’Alfonso parlando sempre del bando dell’area di risulta, «molte delle sue istanze sono state anche bocciate, nell’appalto per l’area di risulta si è poi scoperto che non aveva un requisito fondamentale. Inoltre mi sono sempre vantato che Toto non abbia mai lavorato nelle amministrazioni che presiedevo».
Su Giampiero Leombroni, (ex dirigente della Toto, poi chiamato alla provincia di Pescara nell’era D’Alfonso e poi al Comune e poi tornato alla Toto spa) D’Alfonso ha confermato che proprio lui lo aveva voluto «per le grandi doti professionali e tecniche».

«UN OPERATORE CON FINALITA’ DI GIUSTIZIA» E LE DEDICHE SUI LIBRI
Quando è stata la volta di chiarire i rapporti con l’avvocato Marco Mariani che ha ricevuto incarichi per i lavori ai cimiteri D’Alfonso è partito da lontano, quando incontrò un penalista di nome Giuseppe Benedetto che gli parlò di Mariani e gli ricordò che questi fu compagno di banco a scuola dell’ex primo cittadino.
Benedetto ne parlò tanto bene che D’Alfonso se ne ricordò quando dovette occuparsi dei cimiteri. Sta di fatto che nella libreria di D’Alfonso durante una perquisizione venne ritrovato un libro di Mariani con dedica a D’Alfonso. Libro sequestrato e agli atti del processo.
«Vorrei anche chiarire il fatto della dedica del libro…», ha detto D’Alfonso, «durante una perquisizione notai con stupore che un operatore con finalità di giustizia guardava con attenzione un libro e mi domandai cosa ci fosse di tanto interessante...»
Il giudice un po’ interdetto e corrucciato ha chiesto cosa fosse un “operatore con finalità di giustizia” e tra il vociare subito si è scoperto essere nient’altro che un “poliziotto”. «Non oso immaginare come chiama noi», ha chiosato il giudice Di Carlo.
«Le posso dire come chiama me», ha aggiunto Varone, «speciale funzionario di giustizia».
Ilarità e vocio in aula. «Devo dire che nella mia libreria vi sono tanti libri ed in una zona a parte custodisco solo tre libri con dedica; uno è quello del capo della polizia Antonio Manganelli, l’altro di Nicolò Pollari (ex servizi segreti, ndr) ed il terzo quello di Mariani, un libro fra l’altro che non ho letto e non ho intenzione di leggere….».
Si è poi parlato del Ponte del Mare, del mecenatismo spinto, della richiesta di aiuto del giornalista Francesco Di Miero, dei finanziamenti di Europa Prossima, della sede offerta da Di Mascio che è stato anche direttore dei lavori («a 20mila euro») del ponte del mare, del World Trade Center da portare a Pescara e del viaggio a New York, del cerimoniere Giancaterino che aveva il compito di rendere solenni le cerimonie, i convegni, gli eventi, le inaugurazioni. Si è infine parlato dei manifesti della tipografia Brandolini, della nave Tiziano.
Anche se l’udienza è durata oltre sei ore è stato comunque difficile riassumere “l’era D’Alfonso”.