EVASIONE FISCALE

Ancora sequestri al caffè Venezia. Evasione fiscale da 1,3 milioni di euro

Quattro indagati: sigilli a immobili e rapporti bancari

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Ancora sequestri al caffè Venezia. Evasione fiscale da 1,3 milioni di euro

Tribunale di Pescara

PESCARA. Imposte evase dal 2008 ad oggi.

Il Nucleo di Polizia Tributaria di Pescara, diretti dal colonnello Mauro Odorisio, in collaborazione con agenti della Squadra Mobile hanno eseguito un provvedimento di sequestro preventivo "per equivalente" ad esponenti che fanno parte della famiglia Granatiero, titolari del caffè Venezia e di altre attività commerciali a Pescara già indagati per i reati di riciclaggio e reimpiego di capitali di provenienza illecita.
Nel mirino delle Fiamme Gialle sono finiti 22 rapporti bancari tra conti correnti, libretti di risparmio e depositi oltre che di due unità immobiliari in provincia di Foggia e quote societarie fino a concorrenza dell’ammontare massimo sequestrabile quantificato in 1.324.730 euro.
La misura ablativa è stata disposta dal Gip del Tribunale di Pescara che ha accolto le richieste formulate dalla Procura della Repubblica.
Le Fiamme Gialle nel corso di una ampia attività di polizia economico finanziaria hanno scoperto che le società del gruppo, da oltre quattro anni, non provvedevano al versamento delle imposte dovute.
Gli amministratori sono stati quindi denunciati all'Autorità giudiziaria che, conseguentemente, ha disposto il sequestro preventivo di beni, valori ed immobili fino alla concorrenza della succitata somma.
La Guardia di Finanza ha, così, impedito la continuazione dell’illecito comportamento e, allo stesso tempo, garantito al fisco le imposte evase anche grazie all’applicazione della norma introdotta dalla “legge finanziaria 2008” che estende ai reati fiscali, la cd. “confisca per equivalente”, sul profitto del reato e, cioè, l’imposta evasa ed illecitamente “risparmiata” perché non versata nelle casse dello Stato.

Le attività commerciali rimangono comunque aperte.

UNA INDAGINE CONTROVERSA
L’indagine che ha portato nei mesi scorsi ad altri sequestri (poi tutti dissequestrati), conta quattro indagati tra i quali Sebastiano Michele Granatiero e Pasquale Granatiero, che dice il pm Gennaro Varone avrebbero impiegato o fatto impiegare nelle varie attività del ramo della ristorazione denaro «di provenienza delittuosa». Soldi provento di attività riconducibile a Antonio Michele Romito e Mario Luciano Romito di Manfredonia.
La Cassazione nelle scorsi settimane aveva dichiarato inammissibile il ricorso del pm contro il dissequestro dei locali del Caffe' Venezia disposto dal Tribunale del Riesame.
A giugno il tribunale di Pescara aveva rigettato la richiesta di fallimento della società 'Caffe' Venezia srl'.
L’attenzione degli investigatori era partita con l’espansione economica (a partire dall’anno 2003) nel territorio pescarese della famiglia pugliese resasi protagonista di operazioni economiche di acquisizione e ristrutturazione di diversi esercizi commerciali richiedenti capacità economiche e disponibilità di denaro non giustificata dalle posizioni reddituali o dai ricavi d’impresa.
Ma se la procura contestava ai Granatiero il riciclaggio dei soldi dell’altra famiglia del Gargano, i Romito, in realtà, per il Riesame, non c’era traccia di questo legame o della provenienza dei soldi. Gli esercizi commerciali erano stati sequestrati, insieme a conti correnti e beni aziendali, a settembre 2011 nell'ambito di un'inchiesta su un presunto riciclaggio di denaro. Il valore complessivo dei sequestri ammontava a circa venti milioni di euro.
Quella parte dell'indagine è stata chiusa in attes di un rinvio a giudizio con più incertezze del solito mentre una nuova partita, quella di oggi, si apre su un capitolo diverso.