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Tre palazzi da 21 metri sul lungomare di Pescara, c’è il via libera

Rc e Pd: «Antonelli si dimetta»

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Tre palazzi da 21 metri sul lungomare di Pescara, c’è il via libera

Aree adiacenti ex Cofa

PESCARA. Via libera al progetto della società Pescaraporto da 20 mila metri cubi di cemento su un’area di circa un ettaro.

Dunque la zona interessata è quella del Pp2, ovvero il lungomare Papa Giovanni XXIII tra il ponte del Mare, l’ex Cofa e il porto turistico. Una zona che sarà destinata ad uno stravolgimento totale e che porterà ad un nuovo profilo della città.
Il progetto, infatti, presentato dalla società Pescaraporto dei costruttori Andrea e Luca Mammarella (società Viana) e dalla famiglia dell’avvocato Giuliano Milia (la Uropa), prevede tre edifici di sette piani (altezza 21 metri e mezzo) a pochi passi dal mare destinati ad attività commerciali, parcheggi e anche un hotel.
Mentre il consigliere regionale Maurizio Acerbo (Rc) chiede le dimissioni dell’assessore all’Urbanistica Marcello Antonelli, lo stesso assicura che il Comune non poteva fare diversamente e si sarebbe attenuta semplicemente alla norma contenuta nel Decreto sviluppo del governo Monti che consente ai privati di bypassare i Piani particolareggiati dei Comuni. Il tutto sarebbe avvenuto sulla base di una direttiva del dirigente competente D’Aurelio ma che si dice sia frutto del contributo anche di altri dirigenti del Comune e di una forte pressione della politica.
Ma anche la Regione Abruzzo avrebbe la sua parte di responsabilità. Infatti il Decreto sviluppo prevedeva che trascorsi 120 giorni dall’entrata in vigore della legge 70/2011 le disposizioni sarebbero diventate immediatamente applicabili se le Regioni non avessero provveduto all’approvazione delle specifiche normative regionali. Ed è quanto accaduto in Abruzzo.
«Con l’ok al progetto della società Pescara Porto possiamo dire addio al Pp2 e la responsabilità è tutta del sindaco, dell’assessore Antonelli e della maggioranza che li sostiene», protesta Acerbo.
«Difficilmente si potrà negare agli altri operatori economici e proprietari quanto si è consentito alla Pescaraporto e quindi il Pp2 già mediocre è definitivamente superato da una proliferazione edilizia che impedirà di conseguire i pur scarsi obiettivi pubblici in termini di cessioni e spazi».
Se l’andazzo è questo nei prossimi giorni, denuncia il consigliere di Rifondazione, potrebbe essere firmato anche il permesso alla società The Town rsl di D’Andrea-Olivieri riguardante il Piano di Recupero di via Carducci. In quel caso ci sarebbe però già un buon numero di residenti allertati e pronti a un ricorso al Tar e a un esposto alla magistratura che «avranno tutta la collaborazione di Rifondazione».
Ma è assai dubbio, anzi da escludersi, che si possa applicare la premialità del 20% di volumetria a un piano attuativo approvato come il piano di recupero di Via Carducci o a un piano particolareggiato adottato come il Pp2.
«Infatti», fa notare Acerbo, «da un’attenta lettura del Decreto sviluppo emerge che la norma è rivolta ad interventi su singoli edifici in un contesto urbanistico definito da uno strumento di pianificazione generale o di pianificazione attuativa. Quindi la deroga riguarda l’incremento di volumetria, nel caso di demolizione e ricostruzione, oltre quei parametri edilizi quali l’altezza, la distanza ecc. ma “resta fermo il rispetto degli standard urbanistici”».
Protesta per il via libera arrivato alla Pescaraporto anche il capogruppo del Pd Moreno Di Pietrantonio che chiede anche lui le dimissioni di Antonelli («dovrebbe andarsene prima di fare altri danni»): «l’autorizzazione a costruire è stata rilasciata in base al decreto sviluppo interpretato evidentemente in deroga a tutto».
Per Di Pietrantonio a questo punto viene vanificata tutta la pianificazione dell’area in questione (Ex-Cofa) che prevedeva una forte valenza di interesse pubblico.
«Questo rappresenta l’ennesimo fallimento di questa amministrazione comunale», denuncia l’esponente del Partito Democratico, «comportamento questo schizofrenico che da una parte realizza il Pp2, sia pure in forte ritardo, e dall’altra rilascia autorizzazione a costruire che vanifica il piano stesso. Un lavoro a vuoto costato € 40.000 e la frustrazione degli uffici che vi hanno lavorato».