PROCESSO HOUSEWORK

La difesa di D’Alfonso: «i miei parenti pagavano per me spese ordinarie e straordinarie»

Per la casa ma anche per le bollette, l’aiuto dei familiari dell’ex sindaco

Alessandro Biancardi

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Alessandro Biancardi

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D'ALFONSO VARONE

D'Alfonso all'udienza di ieri

PESCARA. Mai un cedimento, preciso, sicuro, pindarico, prolisso, instancabile. Nell’aula 1 del tribunale di Pescara, dopo decine di udienze, è stato il turno dell’imputato Luciano D’Alfonso.

L’ex sindaco di Pescara, imputato per tangenti insieme ad altre 20 persone nell’ambito di presunta corruzione nella sua attività amministrativa, ha risposto ieri mattina alle poche domande del pm Gennaro Varone e alle molte del suo difensore, Giuliano Milia.
In poco meno di 6 ore ha raccontato moltissime circostanze che hanno fatto sprofondare la platea (compresa la folta rappresentanza di consiglieri comunali del Pd) nell’era D’Alfonso con le sue logiche, in suoi pregi, il suo modo di agire, l’assedio dei cittadini a Palazzo di città e le molte risposte dell’amministrazione. Era l’era della comunicazione, dei grandi eventi, di Pescara meta di personaggi importanti ad altissimi livelli, delle inaugurazioni praticamente ogni settimana, delle campagne pubblicitarie istituzionali e delle mostre dei manifesti del Comune.
E’ venuto fuori il D’Alfonso politico e amministratore che non ha saputo frenare il suo eloquio da comizio e quella sua particolarità oratoria che qualche volta ha destato l’interesse del collegio giudicante presieduto da Antonella Di Carlo.
Chi si attendeva un interrogatorio lungo ed estenuante da parte del pm Varone è rimasto deluso: il tutto si è concluso in poco più di 30 minuti e l’accusa ha ritenuto opportuno approfondire solo gli aspetti relativi ai viaggi e alle risorse economiche. Le domande della difesa, invece, sono state molto più aperte ed hanno dato la stura a D’Alfonso di magnificare la sua attività amministrativa fatta da iperattivismo su tutti i fronti e arrivando a spiegare in maniera prolissa le cause che hanno poi portato ai fatti contestati, soffermandosi meno e con minore precisione sulle singole contestazioni di reati.
Nel racconto, però, sono emersi alcuni elementi che fanno intravedere la linea difensiva che sarà manifestata in sede di conclusione processuale (nelle arringhe) tra una decina di udienze, una volta concluso l’esame degli imputati che hanno chiesto l’interrogatorio.
D’Alfonso, vittima di un incidente in bicicletta, è apparso in migliori condizioni fisiche ed in via di guarigione rispetto ad una settimana fa anche se il braccio destro è ancora bloccato e fasciato e l’occhio destro contornato da un vistoso ematoma. Quando il presidente del collegio ha chiesto a D’Alfonso se acconsentiva alla ripresa delle sue immagini questi ha manifestato una certa riluttanza ed un certo disagio per il vistoso ematoma. Po ha dato il via libera a farsi riprendere «per non ostacolare il lavoro dei cronisti».

UNA FAMIGLIA UNITA PER SOSTENERE D’ALFONSO
Si era già parlato della zia che versava la pensione e contribuiva alle spese di sostentamento di D’Alfonso, ieri invece si è parlato in maniera più ampia soprattutto dell’apporto finanziario (spesso in contanti) dei genitori di lui (detentori di liquidazioni di circa 130mila euro in totale), dei suoi suoceri che in più occasioni sono intervenuti a pagare spese ordinarie come le bollette per le utenze domestiche o acquisti più onerosi. In un'altra occasione D’Alfonso ha chiarito come anche nella costruzione della casa i cugini e suo padre (maestro operaio) abbiano contribuito in maniera profonda alla costruzione della villa di Lettomanoppello, persino operando materialmente gli scavi per le fondazioni.
Le accuse della procura ruotano intorno ad una quasi totale assenza di prelievi da conti bancari e carte di credito per interi anni che hanno indotto il pm a pensare che l’ex sindaco disponesse di ingenti provviste in nero (cioè tangenti). L’accusa -anche attraverso una copiosa consulenza tecnica- ha ritenuto di formalizzare contestazioni per D’Alfonso anche per aver acquistato un appartamento a Pescara e la villa in costruzione a prezzi sotto la soglia media di mercato.

LA CASA DI SALITA ZANNI

D’Alfonso rispondendo alle domande del pm ha spiegato le circostanze dell’acquisto per 150mila euro della casa di via Salita Zanni di 110 metri quadrati. L’ex sindaco ha spiegato che ha chiesto consulenze ai suoi amici («dipendenti comunali, anche De Cesaris») per capire se fosse un buon affare.
«Non ha mai pensato che 150mila euro per quel tipo di casa fosse un prezzo fuori dal mondo?», ha chiesto Varone.
«Quella casa è stata costruita negli anni ’80 e costituiva un peso per la famiglia che ha venduto, per questo il prezzo era appetibile», ha risposto.

GIUGNO 2004 PRELIEVO DA 12MILA EURO
L’interrogatorio del pm è continuato chiedendo spiegazione sulla provenienza di una serie di spese come quella del ciclomotore e dell’auto (Volvo da 38 mila euro).
D’Alfonso ha spigato che ha pagato nel 2005 il ciclomotore 6 mila euro prelevando qualche giorno prima 3mila euro dal suo conto mentre la rimanente parte l’aveva già da parte avendo prelevato un anno prima 12mila euro («capitava e capita spesso di avere somme in contanti »).
La Volvo sarebbe stata pagata in realtà molto meno del suo valore dopo uno sconto di 6mila euro e la valutazione dell’auto usata in permuta mentre una parte consistente è stata pagata dai genitori di D’Alfonso (circa 13mila euro in contanti).
L’imputato ha poi inanellato una serie di circostanze volte a illustrare piccole entrate derivanti da affitti, eredità degli zii morti, utilità ed entrate dovute allo smobilizzo di alcuni libretti postali dei parenti defunti.
D’Alfonso ha parlato anche di «un aiuto mensile dei genitori di mia moglie» e in generale «dell’apporto di una famiglia unita che ci ha sostenuto come ha potuto».
Il pm ha chiesto lumi su altre spese effettuate per le forniture della villa di Manoppello che sarebbero state pagate in contanti dagli stessi genitori e delle case di Francavilla e di Pescara, delle utenze domestiche sempre pagate con i soldi dei suoceri che hanno accudito la moglie in gravidanza ospitandola a casa propria. «Sono stati molto preziosi almeno fino alla vendita della casa di mia moglie in via Bachlet».
Sulla scelta della ditta Cardinale per la costruzione chiavi in mano della villa di Manoppello D’Alfonso ha detto: «ho scelto Cardinale nel 2002 quando non ero sindaco né potevo sapere che lo sarei diventato, perché sono della mia zona». Poi D’Alfonso ha anche aggiunto, riferendosi all’affidamento delle commesse per la casa, che è sempre stato molto riconoscente nei confronti di chi lo ha aiutato nelle campagne elettorali «perché non si dicesse che diventato sindaco si è scordato di noi».
L’esame è poi proseguito con alcune domande del pm sui viaggi con la famiglia Toto. Poi è stata la volta del difensore di D’Alfonso, Giuliano Milia, che ha centrato argomenti giudicati cardine per fondare la linea difensiva.

(continua...)