LA DENUNCIA

Comunità psichiatrica Lilium: «come un lager: ragazzi sedati, strutture inadeguate»

L’appello Comitato dei Cittadini per i Diritti Umani e di Adiantum per i minori della cooperativa psichiatrica di Chieti

WhatsApp 328 3290550

Reporter:

WhatsApp 328 3290550

Letture:

4776

sede della coop Lilium

sede della coop Lilium

CHIETI. Era stata la stessa direzione della struttura di recupero psichiatrico Lilium ad invitare gli esponenti di tre associazione per verificare di persona…

La polemica era nata da alcune segnalazioni che erano sfociate in una denuncia pubblica e articoli sui giornali. Verifica effettuata. Risultati devastanti per la struttura abruzzese.
Il comitato dei cittadini per i Diritti Umani e Adiantum, lo scorso 6 settembre si è recata in visita presso la cooperativa Lilium per verificare la veridicità di recenti esposti sulla comunità da parte dell’avvocato Francesco Miraglia per reati connessi a droga e abusi. Sono seguite le interrogazione parlamentari dell’onorevole Rita Bernardini e altre segnalazioni che hanno lanciato un appello alla politica e alle autorità affinché si risolva velocemente la situazione «dei ragazzi “detenuti”» nella cooperativa psichiatrica per minori di San Giovanni Teatino.
In seguito alla visita, infatti, i responsabili delle associazioni nutrono il forte sospetto che i maltrattamenti di cui era stata accusata l’ex cooperativa Cearpes e che avevano portato alla sua chiusura stiano continuando anche nell’attuale comunità.
«Non è ancora chiaro», dicono i responsabili delle associazioni, «se ci sono dei procedimenti in corso sugli ex operatori o dirigenti della ex cooperativa Cearpes e che ora lavorano alla Lilium, in particolare l’attuale direttore della comunità».
Il Comitato dei Cittadini per i Diritti Umani ha presentato un esposto denunciando quanto è stato possibile osservare durante la visita che «non è stata per nulla soddisfacente».


«L’atteggiamento dei responsabili della comunità», dicono i rappresentanti delle associazioni, «è apparso omertoso e conflittuale e non è stato possibile visitare tutta la struttura e vedere tutti i ragazzi e le attività. Ma i responsabili della comunità hanno ammesso di ricevere ben 400 euro al giorno. E nonostante tutti questi soldi spesi abbiamo visto dei ragazzi chiusi nelle loro stanze con 4 ragazzi per stanza in due letti a castello, senza comodini, armadi, libri, computer; ragazzi completamente sedati che al pomeriggio vanno a fare un sonnellino dopo mangiato come i bambini dell’asilo. Una ragazza molto esile e magra che non appena è stata aperta la porta ha tentato subito di scappare e che tirava i capelli alla psichiatra che l’aveva presa per farsi liberare senza neppure avere la forza di gridare. Ma il silenzio opprimente che regnava sovrano e che ti entrava nelle ossa è stata la cosa che tutti i visitatori si sono portati via. Dov’erano i ragazzi che giocavano, scherzavano, facevano attività ricreative? Regnava un silenzio surreale e una sensazione di apatia, non certo di recupero della voglia di vivere».
«Purtroppo abbiamo dovuto assistere a queste scene senza poter far nulla. Ma lanciamo un appello alle autorità affinché intervengano velocemente per verificare la situazione di questi ragazzi» ha dichiarato Silvio De Fanti del Ccdu.
«Non è possibile tollerare una situazione in cui per 400 euro al giorno dei ragazzi vengono “parcheggiati” in una struttura che assomiglia molto ai manicomi che in passato abbiamo visitato negli anni ’90», dice de Fanti, «e che invece di occuparsi concretamente dei ragazzi mantiene una responsabile del marketing. A cosa serve una responsabile del marketing? Perché ammettono candidamente che alcune situazioni sono spesso senza speranza e non cercano invece di aiutare i ragazzi ad avere una speranza? Credo che perderei le speranze anch’io in un luogo del genere».
La delegata di Adiantum e consigliere comunale di Trento Gabriella Maffioletti, che si sta occupando della comunità in seguito alle segnalazioni sulla comunità da parte di alcuni ragazzi di Trento, ha confermato lo stato delle cose.


«Come delegata di Adiantum devo dire che le comunità dedicate al recupero dei minori in situazioni di disagio e difficoltà sociale, devono assolutamente rispondere agli standard ottimali improntati alla qualità, efficienza e funzionalità cui devono ispirarsi gli enti, soprattutto Onlus come in questo caso, che svolgono funzioni dirette al soddisfacimento e al raggiungimento di finalità di reale recupero sociale. Non è questo il caso della cooperativa Lilium, struttura non solo degradata come ambiente nel suo insieme di habitat residenziale, ma soprattutto nell’ambito socio-assistenziale e sanitario in genere che ho trovato preoccupante per l’impatto sicuro di invasività e di totale contrasto in ordine ai diritti inviolabili dei cittadini. Quel poco che ho visto, come semplice osservatore, mi ha rimandato un’immagine di struttura “lager” dove regna un’omertà sovrana, dove i ragazzi pare siano dei chiari strumenti per foraggiare un sicuro volume d’affari e dove ogni uomo e ogni donna a conoscenza di questa realtà dovrebbe nel suo semplice ruolo impegnarsi per tirar fuori da lì questi ragazzi».

LE DENUNCE CIRCOSTANZIATE
Le osservazioni principali denunciate nell’esposto sono le seguenti:
Locali adibiti a uffici e accoglienza del pubblico fuori norma con soffitti di altezza di circa 2,00 metri e una trave ad un’altezza di circa 1,70 metri.
Nessuna attività ricreativa, educativa, di formazione professionale, didattica, riabilitativa, ecc. in atto per tutta la durata della visita. Locali e attrezzature per tali attività palesemente inutilizzati da tempo.
Locali, strutture, stanze, generalmente sporchi, squallidi, poco arredati, inadatti per un recupero di persone con disagi psichici.
Ragazzi e ragazze chiusi a chiave nelle loro stanze per tutta la durata della visita (circa 3 ore). Alte recinzioni per impedire ai ragazzi di uscire. Porte degli alloggi e porte esterne chiuse a chiave.
Ragazzi e ragazze pesantemente sedati, tristi, intimoriti.
Ragazzi che dormivano di primo pomeriggio in locali angusti, senza lenzuola e cuscino.
Stanze dei ragazzi senza comodini, apparecchi musicali, armadi, librerie, ecc.