PROCESSO AGLI SCIENZIATI

Processo Grandi rischi: «fu la stampa a tranquillizzare gli aquilani»

Scaricate le responsabilità sui giornalisti

WhatsApp 328 3290550

Reporter:

WhatsApp 328 3290550

Letture:

2064

Processo Grandi rischi: «fu la stampa a tranquillizzare gli aquilani»

L'AQUILA. Gli aquilani non potevano essere tranquillizzati dalle risultanze della riunione della Commissione Grandi rischi perché il verbale non era ancora noto nei giorni immediatamente precedenti il sisma del 6 aprile 2009.
E' uno dei passaggi salienti dell'arringa difensiva dell'avvocato Marcello Melandri, primo a parlare ieri mattina nella due giorni di udienza dedicata alle difese del processo alla Cgr, organo scientifico della Presidenza del Consiglio, che è arrivato alle battute conclusive.
Melandri, uno dei principi del foro di questo processo, che assiste l'imputato Enzo Boschi, ha poi scaricato sugli articoli di stampa di quei giorni la responsabilità di aver passato alla popolazione informazioni sbagliate e rassicuranti.
«Nessuno ancora», ha detto ancora Melandri, «ha risolto il problema di chi è stato ad avere rassicurato la popolazione aquilana che sicuramente è stata rassicurata, io non metto in dubbio questo, ma certamente ne' dalla Commissione Grandi Rischi ne' in particolare dal professor Enzo Boschi, per questo ho chiesto l'assoluzione per il mio assistito per non avere commesso il fatto».

«SINDACO DOVEVA INFORMARE»
Stessa linea difensiva per l'avvocato Roberto Petrelli, difensore di Franco Barberi, che ha sottolineato anche che la commissione Grandi rischi «doveva essere informata dal sindaco dell'Aquila, Massimo Cialente, che conosceva il territorio».
«La discussione è stata faticosa e lunga», ha poi commentato l’avvocato con i giornalisti. «Difendere il professore Barberi che rappresenta un pezzo di storia della Protezione civile d'Italia era per me una responsabilità che va al di là della responsabilità professionale. E' stato faticoso perchè il processo è pieno di questioni molto complicate sotto il profilo tecnico, sotto il profilo della colpa, sotto il profilo del nesso causale ed era necessario discutere tutti questi profili magari anche a scapito della fluidità del nostro discorso, credo che il giudice abbia compreso l'invito metodologico che noi cercavamo di rappresentargli».
«Non c'è colpa, non c'è nesso causale - ha insistito Petrelli - la Commissione fece tutto quello che era possibile fare se l'analisi viene fatta non ex post ma sui dati disponibili in quel momento. C'è un dato incontrovertibile: che ci fu un flusso di informazioni dalle fonti più eterogenee scientifiche e non scientifiche interne e non interne alle istituzioni che sostanzialmente creò una situazione di sostanziale se non rassicurazione di non preoccupazione rispetto al fenomeno sismico che era in atto. La Cgr non ha mai in alcun momento posto in essere delle valutazioni che assecondassero questo flusso; è come se questo flusso fosse andato avanti a dispetto di quelle che erano state le valutazioni fatte dagli esperti, le abbiamo rilette in aula ed il tenore era allarmante niente affatto rassicurante, poi perchè la stampa abbia preso una strada totalmente diversa questo riguarderebbe la ricostruzione di un fatto che però non ha più rilevanza penale ma sociologica, antropologica. Abbiamo parlato di un'intervista rilasciata dal professore Barberi all'uscita della riunione del 31 marzo e inequivocabilmente non conteneva alcun messaggio di rassicurazione».

«CALVI ESPRESSE SOLO UN PARERE»
Il professore Calvi è innocente «perchè ha espresso soltanto un giudizio scientifico sulla situazione che gli era stata prospettata all'inizio della riunione della Commissione Grandi Rischi», ha detto invece l'avvocato Enzo Musco, che con Alessandra Stefano assiste Gian Michele Calvi.
«L’imputato da esperto ingegnere sismico ha detto che se le scosse fossero rimaste intorno a 4.8 ci sarebbero state solo lesioni per gli edifici più sensibili quindi al professor Calvi non è stato chiesto nient'altro che questo». Lo «ribadisco», ha insistito il legale, «che Calvi ha espresso un giudizio scientifico correttissimo sulla base dei dati che la Protezione civile gli aveva fornito. Da studioso di quella disciplina ha espresso un parere scientifico e chiamare a giudizio un professionista per avere espresso un parere scientifico è tanto, troppo».

«4 ANNI DI RECLUSIONE»
Oggi parleranno gli ultimi quattro avvocati della difesa prima della sentenza del giudice Marco Billi
I sostituti procuratori Fabio Picuti e Roberta D'Avolio nella scorsa udienza hanno invocato la condanna di tutti gli accusati a quattro anni di reclusione contestando l'accusa di omicidio colposo plurimo, disastro colposo e lesioni gravi. L'organo consultivo della presidenza del Consiglio è accusato nella sua composizione del 2009 per aver compiuto analisi superficiali e aver dato false rassicurazioni agli aquilani prima del 6 aprile 2009, causando la morte di 309 persone. Gli imputati sono Franco Barberi, presidente vicario della commissione Grandi Rischi,Bernardo De Bernardinis (l'unico che fino a oggi è stato sempre presente in aula), già vice capo del settore tecnico del dipartimento di Protezione civile, Enzo Boschi, all'epoca presidente dell'Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia, Giulio Selvaggi, direttore del Centro nazionale terremoti, Gian Michele Calvi, direttore di Eucentre e responsabile del progetto C.a.s.e., Claudio Eva, ordinario di fisica all'Università di Genova e Mauro Dolce, direttore dell'ufficio rischio sismico di Protezione civile.