Spoltore, è polemica sull’aumento del costo mensa scolastica

Di Lorito: «stiamo già lavorando ad una soluzione»

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Spoltore, è polemica sull’aumento del costo mensa scolastica
SPOLTORE. 5 euro anziché 4. E’ il costo del servizio mensa, previsto per il nuovo anno scolastico, a Spoltore.

Un aumento deciso dall’ex commissario Prefettizio Vincenzo De Vivo e che sta suscitando non poche polemiche. Malumore che serpeggia da settimane tra i genitori dei bimbi che già devono fare i conti con ristrettezze di ogni tipo dovute alla crisi economica e all'aumento dela pressione fiscale.
Il sindaco di Spoltore, Luciano Di Lorito, ha fatto sapere che sta lavorando per adeguare le tariffe alle singole situazioni familiari ed alle fasce di reddito. Ma per molti non basta: la tariffa è alta e a fine mese pesa.
«Qual è l’effettivo costo del servizio? Quali sono le misure previste a favore delle famiglie in difficoltà?», ha chiesto Giovanni Zanchini, segretario del Circolo di Rifondazione Comunista.
Qualche giorno fa, Di Lorito ha incontrato i genitori dei bambini iscritti alle scuole materne di Spoltore, Villa Raspa, Santa Teresa e di Caprara. Oltre al primo cittadino, hanno partecipato il vice sindaco Enio Rosini, gli assessori Massimo Di Felice e Chiara Trulli ed alcuni consiglieri.
Durante l’incontro, il primo cittadino ha annunciato un piano, ancora al vaglio dell’amministrazione, e che prevede diverse tariffe. Le famiglie con un reddito Isee inferiore a 5 mila euro, secondo il piano, saranno esentate dal pagamento della quota mensa, quelle che appartengono alla fascia 5.000-10.000 dovranno pagare 3 euro. Il prezzo sale a 3,50 per le famiglie che rientrano nella fascia di reddito 10.000-12.000 ed a 4 euro per quelle che non superano i 16 mila euro; dovranno pagare 4,50 euro le famiglie che hanno un reddito pari a 18 mila euro. Per quelle che appartengono alla fascia 18.000-20.000 la tariffa è di 5 euro. Oltre questa soglia, il prezzo sale a 6 euro.
Sono previste anche delle riduzioni: per il secondo figlio il costo scenderà del 50 per cento. E per casi particolari, come l’improvviso stato di disoccupazione dei genitori, l’assessore alla Pubblica Istruzione, Massimo Di Felice, ha assicurato che, «si troveranno soluzioni alternative e vantaggiose, in linea con quanto previsto dalla normativa nazionale».
«Non ci tireremo indietro», ha detto Di Felice, «di fronte alle richieste delle famiglie; stiamo già valutando quella che potrebbe essere una soluzione condivisa e vantaggiosa. È necessario, però, attendere i passaggi necessari per l’elaborazione e la relativa approvazione e quindi fino a novembre».
Secondo Zanchini, il servizio mensa è la prova, «dell’ improvvisazione e dell’ incapacità amministrativa della Giunta Di Lorito». L’aspetto più grave, secondo il segretario di Rc, è che i genitori «hanno dovuto scoprire da soli che l'aumento delle tariffe era superiore al 25% perché l'amministrazione si è ben guardata dal fare una riunione o assemblea per illustrare il bilancio di previsione. Solo adesso che la polemica divampa si fa una riunione dove l'assessore al bilancio dichiara che da novembre verranno riviste fasce di contribuzione e relative tariffe».
Secondo Zanchini, la colpa del rincaro, «è stata scaricata sul commissario De Vivo, sulle mancate entrate della discarica di Colle Cese, sulla crisi, sulla spending review e si è dimenticato che il servizio di mensa, come tutti i servizi a domanda individuale, è coperto per intero nel suo costo, da chi ne usufruisce».
m.b.