IL GIALLO

L'Istituto Superiore di Sanità sconfessa le analisi dell'Arta ma nessuno lo dice

C'è un documento ma nessuno lo caccia. Amicone: «non ne so niente»

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L'Istituto Superiore di Sanità sconfessa le analisi dell'Arta ma nessuno lo dice

PESCARA. C'è un documento che è stato spedito a pochissimi destinatari che dice chiaramente che le analisi dell'Arta sui fanghi sono una cantonata.
In pratica l'Istituto superiore di sanità dopo i controlli del caso ha scritto ad Arta, procura ed ad un paio di altri enti (commissario, Comune...) per dire chiaramente che le analisi effettuate dalla procura antimafia de L'Aquila sono corrette e dunque dentro quei fanghi da smaltire c'è Ddt.
Un documento che potrebbe mettere di fatto fine ad una bruttissima pagina che ha segnato l'ennesima piaga pescarese del porto che non funziona. Dopo mesi interlocutori il dragaggio partito da un giorno venne clamorosamente bloccato dalla procura che accusa cinque indagati di traffico illecito di rifiuti. La base dell'accusa sono appunto le analisi sui fanghi che andrebbero smaltiti con procedure ben chiare vista la acclarata pericolosità.
Invece, nulla di tutto questo perchè le analisi della Agenzia regionale per l'ambiente non hanno affatto rilevato il veleno e dunque lo smaltimento secondo gli enti pubblici poteva  essere fatto secondo le normali procedure di smaltimento.
Ne è seguito un dibattito tutt'altro che nobile che ha provocato enormi giramenti di testa all'opinione pubblica che di fatto ancora oggi non può sapere se vi fosse o no nelle sabbie il ddt. Veleni sì, veleni no... come se fosse un fatto secondario.


PrimaDaNoi.it ha avuto conferma da più fonti autorevoli dell'esistenza del documento e dunque indirettamente anche dell'ennesimo scandalo nello scandalo, cioè la mancata diffusione dello stesso. Un documetno che abbiamo chiesto a chi poteva averlo ricevuto ma che ovviamento non ci è stato ancora consegnato.
All'Istituto superiore di Sanità non smentiscono, anzi si trincerano dietro il segreto di indagine per cui impossibile sapere il contenuto del documento inviato da Roma nè tantomeno averne una copia.
Il direttore generale dell’Arta, Mario Amicone, oggi dice di non saperne nulla e di non aver mai visto questo documento.
A PrimaDaNoi.it ribadisce: «è impossibile che siano stati trovati inquinanti visto che dagli esami del 2009 non ne è emersa traccia». E ancora: «è impossibile trovare Ddt visto che la sostanza non è più in uso. Non sono d'accordo con risultati diversi», ha precisato.
Insomma nonostante la presenza del documento su una decina di scrivanie nessuna delle istituzioni coinvolte ha pensato bene di divulgare un documento che potrebbe portare pesanti conseguenze e una nuova sfilza di domande.
Il mistero si infittisce ma se il documento effettivamente c'è non potrà rimanere segreto per sempre e prima o poi salterà fuori.
La cosa ancora più inopportuna è che dopo una visita del sottosegretario Improta l'euforia aleggia sul porto delle sabbie e tutti spingono per avviare al più presto quello che potrebbe essere l'ultimo dragaggio del porto come lo conosciamo. Una euforia che ha già fatto dimenticare dell'inchiesta non ancora chiusa, dei veleni sui fondali, dei segreti mantenuti troppo a lungo e soprattutto delle nuove analisi che bisognerà rifare prima di procedere al prossimo dragaggio che costerà almeno 13 milioni di euro.
Questa settimana potrebbero iniziare nuovi prelievi a parte de l'Arta.
Questa volta che risultati verranno fuori?
Veleni sì o veleni no? Il giallo continua...