TRUFFA IN COMUNE

Costi raddoppiati per nuovo Comune Avezzano, 6 indagati e 4 misure interdittive

Pm aveva chiesto gli arresti

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Avezzano

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AVEZZANO. L'accusa è di truffa aggravata in danno del Comune di Avezzano.

I lavori di costruzione - quasi ultimati - della nuova sede municipale nella zona nord della città sono finiti sotto la lente di ingrandimento della procura di Avezzano.
Il costo iniziale era di 5 milioni di euro ma la cifra sarebbe lievitata in circa tre anni a oltre 10 milioni. Per quattro persone (su 6 indagati) il sostituto procuratore Maurizio Maria Cerrato aveva chiesto l'arresto (due in carcere, due ai domiciliari) ma il gip Paolo Andrea Taviano ha emesso misure alternative.
Le persone coinvolte sono: l'ex assessore comunale Vincenzo Ridolfi, per lui divieto di dimora nel territorio di Avezzano per due mesi; l'imprenditore Goffredo Mascitti, divieto temporaneo di esercitare attività d'impresa e coprire uffici direttivi di persone giuridiche e imprese, nonché attività inerenti; per l'ingegnere Paolo Santoro divieto temporaneo di esercitare la professione e attività inerenti; per il tecnico comunale Massimo De Sanctis sospensione temporanea dell'esercizio di pubblico ufficio, attualmente rivestito presso la Provincia dell'Aquila, e di tutte le attività inerenti.
L'inchiesta, durata un paio di anni, è stata condotta dalla squadra di Polizia giudiziaria del tribunale di Avezzano. 

POLEMICHE E SOSPETTI
Sui lavori del Comune si rincorrono da anni polemiche e sospetti. La nuova struttura di via Aldo Moro, in totale cinque piani per 9mila metri quadrati di superficie, doveva essere inaugurata nell’autunno del 2009. In realtà i lavori non si sono ancora conclusi.
Nei mesi scorsi si sono rincorse notizie sui sequestri di carte e documenti e gli indagati erano stati ascoltati in procura dal titolare dell’inchiesta Cerrato respingendo ogni accusa. I costi della struttura sarebbero lievitati, dice il pm, «con variante in corso d’opera» che sarebbe stata presentata «strumentalmente» per «conseguire profitti ingiusti».
Tutto questo, ovviamente, in danno delle casse del Comune di Avezzano che doveva pagare. Ad occuparsi della realizzazione della struttura è stata la Irim, una Srl composta da dieci imprese del territorio marsicano.
Alla società vengono mosse accuse ben precise e si sospetta che i soci, ciascuno con una quota del 10% «agendo a mezzo dei propri organi amministrativi» abbiano messo in atto «condotte di reato riconducibili alla truffa aggravata». Una vera e propria «strategia aziendale volta a lucrare a mezzo della frode il massimo illecito profitto in danno dell’Ente pubblico».