RICOSTRUZIONE

L’Aquila post sisma, il Comune gestirà le casette di Berlusconi

Valore di 809 milioni di euro

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progetto case interno

L'interno di un alloggio provvisorio

L’AQUILA. A tre anni e mezzo dal sisma del 2009 non c’è ancora una città.

L’«emergenza» è (burocraticamente) terminata. Il commissario per la ricostruzione Gianni Chiodi ha lasciato il testimone all’amministrazione comunale che denuncia ritardi e mancanza di fondi.
Nei giorni scorsi il Consiglio comunale ha detto sì all'acquisizione del patrimonio civico dei moduli abitativi del progetto Case, comprese le relative opere di urbanizzazione, per un valore complessivo di 809 milioni di euro.
Nel documento si dà atto che, con successivi provvedimenti, verranno disciplinate le modalità di gestione.
Dunque sarà l’amministrazione comunale a doversi occupare dei 5.600 alloggi (circa 20 mila abitanti) ma al momento non si sa ancora in che modo. Nelle scorse settimane il sindaco aveva spiegato che il tutto sarà seguito non da ditte ma da un'azienda comunale. Già a metà agosto il Consiglio Comunale aveva stabilito l'acquisizione all'interno del patrimonio comunale di tutti i moduli abitativi dei 19 diversi quartieri. Si tratta di una dotazione importante per il Comune dell'Aquila che, pian piano che le C.a.s.e. si svuoteranno, dovrà allentare e determinare in maniera definitiva i nuovi criteri di ingresso. Ma quando si svuoteranno? Sui tempi nessuno azzarda ipotesi: all’inizio si diceva che quelle case sarebbero state occupate dagli sfollati per 3-4 anni, al massimo. Adesso, dopo 3 anni e una ricostruzione ancora non decollata, appare evidente che dovranno restare come sono ancora per un bel po’.
I residenti di quegli alloggi sanno che i problemi strutturali sono tanti e da non sottovalutare. Da mesi si corre ai ripari per le infiltrazioni d’acqua, umidità ma anche semplice consunzione dei materiali che sono “leggeri” come cartone pressato, legno, compensato. C’è il rischio che l’amministrazione comunale si ritrovi in mano un patrimonio immobiliare da ristrutturare con enormi risorse economiche?


Fin da subito la protezione civile che si è occupata di costruire le ‘casette di Berlusconi’ non ha voluto saperne di provvedere ai lavori di manutenzione (come sono obbligati a fare tutti i costruttori per almeno 10 anni) e così la patata bollente è piombata subito sul Comune. Cosa accadrà nel futuro?
Cialente a fine agosto sulla sua pagina Facebook aveva lanciato messaggi di ottimismo sostenendo che «la gestione di così tanti alloggi di fatto popolari è sì un onere, ma anche un privilegio, data la situazione attuale in Italia. Quindi, adesso si spera una politica che vada a premiare giovani coppie e famiglie in disagio economico con affitti migliori di quelli siderali che ci sono oggi per le abitazioni private».
E' solo uno dei tantiproblemi irrisulti del bouquet dei problemi della ricostruzione che procede a rilento. Risultati pochissimi mentre continua lo scontro tra enti e le polemiche sterili che nulla portno di buono. Nonostante la fine del commissariamento la diatriba tra forze del centrosinistra (il Comune de LAquila) e quelle di centrodestra (Regione e ex commissario alla ricostruzione) continua senza sosta mentre mancano piani chiari sulla ricostruzione del centro storico e le inchieste della magistratura aumentano.
Dunque c'è il rischio, allora, tra due o tre anni di mettere pesantemente mano al Progetto case con nuovi investimenti per garantire la permanenza di famiglie che per quell'epoca non potranno ancora dire di avere una casa ristrutturata e ricostruita.
Intanto il responsabile della Cisl L’Aquila Gianfranco Giorgi chiede subito un piano di ricostruzione del centro storico, di cui si discute da tempo, tra grandi polemiche, ma che non è ancora operativo.


«Abbiamo perso già troppo tempo», dice Giorgi, «se i cantieri, in periferia, continuano a proliferare, lo stesso non si può dire per il centro, che resta deserto e abbandonato».
Le poche attività che hanno riaperto i battenti, nel “cuore” della città antica, da sole, non bastano, né è sufficiente la buona volontà degli aquilani, che con nostalgia e senso di profonda appartenenza si recano a passeggiare lungo i vecchi portici, in mezzo alle macerie.
«Non siamo alla ricerca di colpe, né di responsabilità individuali», assicura l’esponente della Cgil. «Ciò che conta, in questo momento, è avviare la macchina della ricostruzione senza ulteriori indugi. La burocrazia che ha finora frenato la rinascita dell’Aquila, non deve diventare un ulteriore ostacolo alla pianificazione del nostro territorio».
La situazione è difficile: molti cittadini hanno dovuto tirare fuori soldi propri per ristrutturare l’abitazione danneggiata, in quanto il contributo concesso non era sufficiente. Altri, si sono visti accreditare somme importanti, che hanno consentito una ristrutturazione totale degli edifici, con migliorie che vanno oltre quanto previsto. Una disparità di trattamento che, denuncia ancora Giorgi, «è conseguenza diretta di una mancata politica di controllo delle pratiche che vengono esaminate solo a tavolino».