EDILIZIA

La giunta Mascia pronta a dire sì ai palazzi di Milia e D’Andrea

Rifondazione comunista denuncia una «strana interpretazione» delle norme

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Maurizio Acerbo

Maurizio Acerbo

PESCARA. La città che cambia passa anche attraverso norme che concedono premi di cubature per favorire lo sviluppo e gli investimenti.

Da mesi a Pescara si parla di una serie di progetti che sono destinati a cambiare il volto della città.
Tra questi i più noti sono quelli pervenuti dalle società  Pescara porto (Milia e Mammarella) e quella di D’Andrea in via Carducci. Entrambi ricadono dentro piani attuativi e per entrambe pare che il Comune stia per rilasciare i permessi.

Rifondazione Comunista questa mattina in una conferenza stampa ha espresso la sua contrarietà alla realizzazione dei progetti e ritiene che non sia un atto dovuto dire sì a quelle richieste. Anche perchè ci sarebbe stato un «atteggiamento molto grave da parte dell’amministrazione comunale».
«Nel caso specifico di Via Carducci», ha detto Maurizio Acerbo, «è evidente che il Pdl sta facendo di tutto per assecondare e consentire aumenti di volumetria in deroga del Prg in una zona centralissima della città priva di parcheggi e standard. Senza il nostro stop in Consiglio Regionale nel Piano di Recupero di via Carducci sarebbe scattato il diritto di richiedere un aumento di volumetria del 60% senza realizzare parcheggi e altri standard.  Fallito il tentativo di operare per via regionale rimane però in piedi la richiesta inoltrata sulla base del “decreto sviluppo” che consente premi di volumetria del 20%».
Proprio il sovraccarico edilizio che caratterizza la zona aveva spinto il Comune a prevedere in quel comparto di Via Carducci un piano di recupero e che lo stesso prevedesse soltanto il recupero della volumetria esistente.
 Lo stesso piano è stato sottoposto su proposta di Rifondazione a un’ampia e ripetuta consultazione dei residenti («anche il consigliere Carlo Masci all’epoca chiese di non aumentare le volumetrie ma da tempo è silente forse per non indispettire Sospiri e Antonelli», ha detto Acerbo).
L’intenzione del Pdl di consentire aumenti di volumetria nel piano di recupero di via Carducci si era già manifestata in Consiglio Comunale con la proposta di modificare le norme del Prg. Tentativo respinto per l’ostruzionismo di Rifondazione.


«Ora ci si riprova con un’interpretazione assai forzata e illegittima del “decreto sviluppo”», ha aggiunto Acerbo, «e grazie alla situazione determinatasi per l’inerzia della Regione Abruzzo. Infatti il “decreto sviluppo” prevedeva che trascorsi 120 gg dall’entrata in vigore della legge 70/2011 le disposizioni di cui al comma 9 dell’art. 5 della l. 106/2011, sarebbero diventate immediatamente applicabili se le Regioni non avessero provveduto all’approvazione delle specifiche normative regionali. Ed è quanto accaduto in Abruzzo! Ma è assai dubbio anzi da escludersi che si possa applicare la premialità del 20% di volumetria a un piano attuativo approvato come il piano di recupero di Via Carducci (o a un adottato come il PP2). Infatti un’attenta lettura del “decreto sviluppo” emerge che la norma è rivolta ad interventi su singoli edifici in un contesto urbanistico definito da uno strumento di pianificazione generale o di pianificazione attuativa. Quindi la deroga riguarda l’incremento di volumetria, nel caso di demolizione e ricostruzione, oltre quei parametri edilizi quali l’altezza, la distanza ecc. ma “resta fermo il rispetto degli standard urbanistici”. Quando l’intervento interessa più edifici e aree non si tratta di un intervento edilizio ma urbanistico e non si capisce come si possa applicare il “decreto sviluppo”».
Nel caso di Via Carducci il Piano di recupero scomparirebbe e con esso gli standard, quali la piazza di uso pubblico e le urbanizzazioni  (proseguimento di via Ariosto); nel PP2 si ignorerebbe la zonizzazione e le destinazioni pubbliche previste, gli edifici occupano l’intero lotto di proprietà senza tener conto che l’area è inserita in una più ampia, oggetto di una pianificazione unitaria.


In pratica gli imprenditori potranno non solo sfruttare l’intera area oggetto degli interventi, aggiudicarsi cubatura in più ma non verrebbero realizzate nemmeno le opere pubbliche di solito previste per gli accordi di programma.
La legge –secondo la lettura di Rifondazione- nell’incentivare e promuovere la riqualificazione urbana non rinuncia ad un assetto organico e funzionale del territorio urbano, si limita, nei casi di demolizione e ricostruzione, a concedere un premio di cubatura, a derogare da alcuni parametri edilizi (richiama infatti l’art. 14 del TUE) ma non trasferisce ai privati le competenze di pianificazione urbanistica.
«Se il Comune sta per rilasciare i pareri, noi li diffidiamo a farli», ha concluso Acerbo, «non ci sono interpretazioni che tengano e quello del silenzio assenso è una bufala, inoltre è fortemente inopportuno che dirigenti indagati per vicende legate all’urbanistica continuino ad occuparsi del settore». Il riferimento è al dirigente Gaetano Silveri indagato nell’ambito dell’inchiesta sugli accordi di programma all’epoca di D’Alfonso.

SILVERI:«NON MI OCCUPO DI URBANISTICA»

Il dirigente Gaetano Silveri precisa che a partire dal 15 marzo 2011 non esercita più competenze in materia di edilizia produttiva, in quanto affidate, con apposita modifica del Regolamento Uffici e Servizi, al Settore Gestione del Territorio. «Quindi ogni riferimento alla mia persona quale titolare di poteri in tale materia è privo di pregio, consistenza e fondamento. Resterebbe, peraltro, da chiarire», aggiunge Silveri, «per quale ragione il consigliere Acerbo si lanci periodicamente alla carica contro di me, com'è avvenuto in occasione della vicenda della demolizione dell'ex centrale del latte, chiedendo la rimozione del sottoscritto dalla carica di dirigente alle attività produttive».