ENERGIA E AMBIENTE

Nuova centrale a biomasse a Santa Maria Imbaro

L’associazione Nuovo Senso Civico si dice preoccupata

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Nicola Romagnoli sindaco di santa maria imbaro

il sindaco Nicola Romagnoli

SANTA MARIA IMBARO. «Il prossimo 4 ottobre, al Consiglio comunale di Santa Maria Imbaro, si discuterà dell’approvazione di un progetto di centrale a biomasse».

Lo dice l’associazione “Nuovo Senso Civico”. Si tratta di un impianto alimentato da insilato di mais e liquami zootecnici, da realizzare in prossimità del centro abitato.
L’associazione ha detto no al progetto per una serie di ragioni di carattere ambientale.
Per prima cosa, ha sottolineato, «le centrali a biomasse sono altamente inquinanti e sviluppano sostanze, classificate “cancerogene” dall’Organizzazione Mondiale della Sanità».
La zona su cui sorgerà l’impianto, secondo l’associazione, «è già compromessa dal punto di vista della qualità dell’aria, come dimostrano i due recenti studi del Consorzio Mario Negri Sud. Il primo, del 2010, dice che in tutta la provincia di Chieti le zone che registrano la situazione peggiore sono Lanciano, l’area circostante ed il vastese (zona di Pollutri). Il secondo, del 2011, mette in risalto nella zona vicina di villa Pasquini, “concentrazioni anomale” di anidride solforosa (sostanza gravemente nociva); l’area di Lanciano, come quella di Santa Maria Imbaro, si trovano a due passi in linea d’aria da altri insediamenti inquinanti come la zona industriale della Val di Sangro e di Cerratina e la discarica di Cerratina».
Come se non bastasse, sempre secondo “Nuovo Senso Civico”, le centrali non risolvono i problemi di smaltimento locale ma ne sono la causa; dice l’associazione: «gli insilati di mais ed i liquami zootecnici verranno importati da altre regioni con un ulteriore aumento dell’inquinamento per il trasporto su camion per centinaia di chilometri. E ancora, non ci saranno riduzioni sulla bolletta energetica né altri vantaggi di tipo economico; l’inquinamento porterà danni alle produzioni tradizionali locali, all’eno-gastronomia, alle attività economiche di accoglienza, al valore di terreni e immobili. Infine, questi impianti potranno trasformarsi in inceneritori di rifiuti con una particolare autorizzazione; e, con l’emergenza sempre alle porte in Abruzzo, questa diventa una prospettiva sempre più concreta».
Nuovo Senso Civico ha ricordato che questi impianti«sono un affare solo per chi li realizza e le gestisce, cominciando dalla centrale a biomasse di Treglio passando poi per la centrale a biogas di Villa Pasquini e via discorrendo (Vasto, Guardiagrele)».
Anche a Colonnella, in questi giorni, è in corso un dibattito per la realizzazione di sei impianti a biomasse della ditta Sagitta Immobiliare.
La Regione Abruzzo ha dichiarato di essere favorevole a questo tipo di impianti. Giorni fa ha ospitato un meeting internazionale sul biogas, a Pescara.