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Asl Teramo, riconferma Varrassi, «La Regione ha chiuso gli occhi sulle vicende penali»

Dalla Regione indirettamente confermano

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Asl Teramo, riconferma Varrassi, «La Regione ha chiuso gli occhi sulle vicende penali»

Il manager Asl Giustino Varrassi

TERAMO. A fine agosto il manager della Asl Giustino Varrassi è stato riconfermato.

Resterà a dirigere l’azienda sanitaria teramana per altri 15 mesi. Il Consigliere regionale Claudio Ruffini ha presentato un’interrogazione che verrà discussa al question time di martedì prossimo per chiedere al presidente Chiodi spiegazioni sulle valutazioni che hanno portato la giunta regionale a riconfermare il manager.
In particolare Ruffini punta il dito contro l’attribuzione del punteggio favorevole al direttore generale «che non è riuscito ad abbattere le liste di attesa», abbattimento che rappresenta l'obiettivo primario della riorganizzazione della sanità pubblica in Abruzzo ed in particolare a Teramo.
Ruffini sottolinea inoltre che nei 18 mesi di Varrassi la mobilità passiva è aumentata «costantemente» in Provincia di Teramo mentre nelle altre Asl della Regione si è registrato un decremento.

L’INCHIESTA DELLA MAGISTRATURA
«Voglio capire inoltre», dice il consigliere del Pd, «come possa la Giunta regionale aver valutato positivamente la proroga dell'incarico in presenza di fatti penalmente rilevanti che avrebbe potuto e dovuto conoscere prima di confermare l'incarico stesso».
Varrassi è infatti indagato per il reato di peculato d'uso, ovvero accusato di aver utilizzato la macchina di servizio della Asl più volte dal suo insediamento sul tragitto L'Aquila-Teramo per recarsi a casa e per attività private. Per lui la Procura di Teramo aveva chiesto anche l’arresto, non accordato dal gip né tantomeno dal tribunale del Riesame.
Il direttore generale aveva riferito di aver chiesto parere alla Regione sulla possibilità di usare la macchina per questi scopi e, al diniego, di aver risarcito l'Ente del costo di cui aveva usufruito indebitamente.
Di fatto l’amministrazione regionale non ha tenuto in contro la questione per la valutazione e gli atti della procura, secondo il consigliere del Pd, sarebbero stati accantonati «volutamente» dalla giunta regionale proprio per esprimere il parere positivo, motivando di non avere certezza del loro effettivo accadimento e subordinando la valutazione sul punto all'acquisizione dei documenti da parte della Procura.
Tale soluzione indicata dalla Giunta rappresenta «un tentativo di aggirare l'obbligatorietà della valutazione di questi gravi atti», insiste Ruffini, «e per accantonare sine die il giudizio sul comportamento penalmente censurato del direttore generale».
Proponendo richiesta di documentazione alla Procura della Repubblica, aggiunge il consigliere, «la giunta regionale ha omesso il proprio obbligo di chiedere questi atti formalmente al Direttore Generale prima di formulare il giudizio sulla sua idoneità tecnica e morale alla proroga dell'incarico. Infatti dopo la richiesta di applicazione della misura custodiale degli arresti domiciliari e della impugnazione del provvedimento di diniego, gli atti di indagine posti a fondamento della richiesta di misura cautelare non sono più coperti dal segreto, quindi gli stessi risultano nella disponibilità di Varrassi ed acquisibili dalla Regione già dal luglio 2012».
Perché non sono stati acquisiti? Non era forse importante conoscere questi atti prima di riconfermare ed esprimere un giudizio su Varrassi?
«Se la Giunta avesse chiesto gli atti alla Procura o allo stesso Varrassi, l’iter valutativo non avrebbe mai potuto consegnare il riconoscimento della proroga dell’incarico».

«VICENDE GIUDIZIARIE NON SONO OGGETTO DI DISCUSSIONE»
 Nella seduta di martedì 2 ottobre del question time si è svolta l’interrogazione del consigliere regionale Claudio Ruffini sulla riconferma del Direttore Generale della Asl di Teramo.
Chiodi non si è presentato a rispondere su interrogazioni che attengono la sanità regionale, delegando il vice presidente Castiglione.
«La risposta all’interrogazione è stata del tutto deludente», dice Ruffini, «mi è stato risposto che la giunta nel verificare l’operato di Varrassi non poteva che attenersi agli obiettivi assegnati al manager, ovvero che altri fatti penalmente rilevanti e riguardanti la persona di Varrassi non erano in discussione in quella sede. Come dire che sapevano dei problemi giudiziari di Varrassi ma quel giorno era meglio far finta di nulla altrimenti non lo avrebbero potuto riconfermare.