IL FATTO

Protesta dei vongolari: «al Cerranno pesca incompatibile col parco».

L’ecologo marino Lelio Del Re risponde alla protesta dei vongolari

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ABRUZZO. «Una pesca delle vongole con meno impatti ambientali? Non esiste».

Parola dell’ecologo marino, Lelio Del Re. L’esperto è intervenuto sulla polemica dei vongolari, da tempo in protesta, contro l’area marina protetta Torre del Cerrano. Qui, infatti, è vietata la pesca di vongole.
Qualche tempo fa il Ministero dell’Ambiente ha detto no alla richiesta del Cogevo (consorzio dei vongolari) che chiedeva di sperimentare una pesca più sicura proprio nell’area protetta.
«Cercare di sperimentare tale nuovo sistema proprio in una area marina protetta sembrerebbe una forzatura alquanto insensata. Pertanto la decisione del Ministero è in linea con i principi fondanti che regolano una Amp». E’ il commento di Del Re.
La polemica dei vongolari è vecchia. Dopo l'istituzione dell'area marina protetta, il Cogevo ha fatto ricorso al Tar chiedendone la sospensiva. Il Consorzio di Gestione dell'Amp, ha ottenuto invece il rigetto della sospensiva. Si è avviato così un percorso per trovare un accordo.
Il Cogevo ha poi chiesto al Ministero dell’Ambiente di sperimentare tecniche di pesca innovative all'interno dell'Amp in collaborazione con alcune università.
«La pesca delle vongole con le draghe turbo soffianti è dannosa e provoca alterazioni all’ambiente marino», ha detto Del Re. L’ecologo ha poi richiamato il principio alla precauzione, sancito nella dichiarazione di Rio Conferenza di Rio 1992, che dice di mettere in atto misure preventive laddove vi siano minacce di danni seri o irreversibili all’ambiente.
«La costituzione di aree marine protette, richiesta dall’Onu», ha detto Del Re, «incessantemente a tutte le nazioni costiere, tramite l’United Nation Enviromental Protection, equivale a migliorare la gestione socio-economica lungo la zona costiera. Una vera sfida per la risoluzione dei problemi connessi alla conflittualità uomo-ambiente legati al turismo, alle produttività ittiche, agli scarichi urbani e industriali, in sostanza a tutte le attività antropiche svolte sul litorale. Ormai è acclarato che il deterioramento dell’ambiente marino riduce le sue potenziali risorse. Tale riduzione sta a significare anche diminuzione del reddito e dell’occupazione delle popolazioni costiere, prioritariamente nei settori delle pesca e del turismo, attività economiche che necessitano di un mare in perfetta salute».