LA SENTENZA

«Riab e Itrofer hanno inquinato per due anni». De Patre patteggia

La multa è di appena 6mila euro. Il Comune di Montesilvano non si è costituito parte civile

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«Riab e Itrofer hanno inquinato per due anni». De Patre patteggia

PESCARA. Alla fine c’è una sentenza della Repubblica italiana che attesta che per due anni (dal 2008 al 2010) la Riab di Montesilvano ha inquinato, stoccato illecitamente rifiuti, prodotto esalazioni nocive, mandato all’ospedale alcuni residenti.

Il patteggiamento -che non prevede pena detentiva- è stato stabilito in appena 6mila euro di ammenda che comprende tutti i 18 capi di imputazione (tutti punibili con pene pecuniarie tranne due delitti: lesioni personali e violenza privata). Domenico De Patre, titolare della Riab e della Itrofer, ha così deciso di patteggiare accettando l’invito dei suoi avvocati, Giuliano Milia subentrato verso la fine del procedimento, e Vittorio Iovine. Anche il pm, Giuseppe Bellelli, nell’udienza dell’altro giorno davanti al giudice Casarella ha accolto la proposta, forse in considerazione dell’approssimarsi della prescrizione dei reati contravvenzionali (2013) preferendo avere una sentenza di condanna benchè dalla pena irrisoria. In caso di svolgimento del processo, invece, in caso di condanna, oltre a rischiare la reclusione l’ammenda sarebbe potuta lievitare fino a 50 mila euro.
I reati contestati a De Patre -che dirige da anni la sua industria di lavorazione dei rifiuti ferrosi a Montesilvano- occupano oltre 5 pagine del decreto che lo ha convocato in giudizio per la seconda volta e per la seconda volta è finito con un patteggiamento.

LE ACCUSE
Si tratta di accuse di illecito stoccaggio dei rifiuti nel piazzale della ditta, senza copertura ed in violazione alle norme che in questo campo sono precise e scrupolose. Inoltre al Riab autorizzata per lo stoccaggio di rifiuti non pericolosi ha effettuato la raccolta di rifiuti pericolosi senza autorizzazione, ha prodotto sistematicamente rumore anche in orari notturni, con il transito di mezzi pesanti e l’utilizzo di macchinari e presse, producendo esalazioni e rumori molesti per il vicino abitato, ha inoltre scaricato le acque reflue industriali direttamente nel terreno, ha prodotto esalazioni gassose e nocive che sono arrivate fin dentro le case dei residenti che hanno poi avuto danni materiali e sulla salute finendo anche in ospedale per un breve periodo.
De Patre, non contento, posizionò anche due grossi blocchi di cemento a pochi metri di distanza dal muro di cinta della casa della signora Maria Teresa Palusci, impedendo così «con violenza» l’utilizzo dell’ingresso ai legittimi proprietari. Anche per questo ha patteggiato il reato di violenza provata.
E’ stata poi realizzata una parete abusiva in una zona sottoposta a vincolo idrogeologico allo stesso modo ha accatastato abusivamente container creando una alta parete senza autorizzazione creando fastidio ai residenti.
Il figlio Dino De Patre e Tullio Cocciante, legali rappresentanti della Rigenera srl, hanno invece scelto il rito abbreviato che si terrà tra qualche mese e sono entrambi difesi da Vittorio Iovine.
Nella vicenda innescata da una serie di esposti dei residenti non si è visto il Comune di Montesilvano che non si è costituito parte civile pur avendo ricevuto le relative notifiche.
Il difensore dei residenti, in udienza, ha poi sollevato il caso di incompatibilità per Vittorio Iovine, difensore di un imputato e contemporaneamente assessore nello stesso Comune in cui opera l’imputato.
A questo punto dopo circa quattro anni le tre donne che hanno osato mettersi contro De Patre potranno innescare un nuovo procedimento civile per il riconoscimento dei danni che la condotta degli amministratori delle due ditte hanno arrecato.
Impossibile dire se in questo nuovo processo civile questa volta iL Comune di Montesilvano deciderà di costituirsi.

DE PATRE RITRATTA E CAMBIA VERSIONE
La vicenda del sospetto inquinamento come detto è iniziata oltre 4 anni fa attraverso la denuncia di Maria Teresa Palusci, Ada Ciavattella e Manola Provveduto che hanno firmato diverse denunce alla procura della Repubblica. Nel frattempo si sono rivolti anche ai giornali per denunciare quanto stava accadendo. Hanno però trovato spazio soltanto su PrimaDaNoi.it che per mesi ha studiato le carte e verificato con alcuni sopralluoghi quanto denunciato. Scrivemmo allora un primissimo articolo, era gennaio 2009 e pronta fu la replica dell’avvocato Iovine che all’epoca sostenne «tutto in regola, pieno rispetto delle norme».
La situazione però non cambia e dopo una nuova denuncia dei residenti tornammo a scrivere un secondo articolo a febbraio 2010 lamentando una inerzia delle istituzioni (Comune, Provincia e Regione rimangono inerti tutt’ora).
A questo punto scatta l’offensiva di De Patre che accusa PrimaDaNoi.it di dire falsità e contestando integralmente quanto da noi scritto attraverso il suo avvocato.  Nonostante l’accusa di De Patre nei nostri confronti di essere «disonesti» firma una querela per diffamazione nei nostri confronti (di cui si sono perse le tracce, forse archiviata).
Nel frattempo siamo invitati più volte ad incontri nei quali De Patre ed il suo avvocato ci spiegano la loro versione. Nell’articolo che pubblichiamo c’è anche il racconto di alcune pressioni che abbiamo subito. L’avvocato Iovine non ci sta e querela PrimaDaNoi.it il giudice di Pescara con un rito d’urgenza dà ragione a Iovine e ordina la cancellazione dell’articolo.
Passano pochi mesi e dopo i nostri articoli arrivano anche i sequestri dei carabinieri.
Le indagini del Noe, coordinate dal capitano Fiorindo Basilico, che nel frattempo indagava da alcuni mesi, portarono al sequestro di parte delle due ditte e furono formulate le contestazioni oggetto del processo. In pratica quasi tutte le contestazioni denunciate furono ritenute valide dalla Procura.
Dopo alcuni mesi vi fu il dissequestro e la parziale messa a norma con l’ottemperamento delle prescrizioni della procura.

AMMISSIONE DI COLPA
Il patteggiamento è una sentenza particolare che prevede il consenso dell’imputato che dunque ammette la sua colpevolezza in cambio di uno sconto di pena. Per questo non possiamo non notare come Domenico De Patre abbia alla fine ammesso le sue colpe anche se a noi ha sempre detto cose diverse e le ha pure scritte nero su bianco nella sua denuncia contro di noi.
Fa piacere che anche se con fatica, tra mille difficoltà e pagando caro il nostro lavoro, proprio quest’ultima sentenza certifica senza possibilità di appello che quanto scritto da PrimaDaNoi.it è vero. E’ sempre stato vero.

a.b.