L'INVETTIVA

Unioni civili a L’Aquila, l’arcivescovo: «deplorevole, distruggono la famiglia cristiana»

Molinari contro il Comune

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l'arcivescovo Molinari

L'arcivescovo Molinari

L’AQUILA. Nei giorni scorsi il Comune de L’Aquila ha approvato, con una delibera di giunta, le unioni civili.
«Un passo importante», ha detto con soddisfazione il sindaco Massimo Cialente. Ma lo stesso entusiasmo non coinvolge l’arcivescovo della città Giuseppe Molinari.
La delibera istituisce un registro a cui le coppie, sia etero che omosessuali, possono iscriversi e
saranno dunque parificate a quelle sposate e potranno accedere a tutti i servizi forniti dal Comune per le famiglie tradizionali. Cialente dopo l’approvazione aveva sottolineato il benestare di alcuni consiglieri dell'opposizione e sottolineato «il chiaro esempio di democrazia».
Ma l’arcivescovo Molinari non approva e invita «alla preghiera e alla coerenza».
«In un momento in cui la nostra città vive tutti drammi del post terremoto», protesta, «il Comune trova il tempo per approvare le unioni civili che sono il primo passo verso la distruzione del matrimonio e della famiglia cristiana». Molinari «deplora decisamente» questo provvedimento e invita i cristiani de L'Aquila, «soprattutto i politici che si definiscono cattolici ad essere coerenti e a pregare il Signore per il bene vero del nostro popolo».
«La posizione del vescovo della nostra città è espressione della parte più retrograda e reazionaria nell'ampio dibattito all'interno della Chiesa stessa», commentano gli esponenti di Appello per L’Aquila che citano una frase di Carlo Maria Martini: « Non è male, in luogo di rapporti omosessuali occasionali, che due persone abbiano una certa stabilità e quindi in questo senso lo Stato potrebbe anche favorirli. Non condivido le posizioni di chi, nella Chiesa, se la prende con le unioni civili»
Per Fausta Tinari di Movimento cristiani lavoratori L’Aquila il registro «è inutile ed inefficace» e sarebbe «il tentativo di chi si ostina a leggere la realtà con gli occhiali dell’ideologia».
«I cattolici non possono accettare in silenzio questa forzatura che non ha alcun valore legale», continua Tinari, «ma è chiaramente volta ad annullare le differenze tra quelle coppie che, sposandosi civilmente o religiosamente, assumono un preciso impegno pubblico e quelle che, per scelta o per impossibilità, non rendono vincolanti i propri legami affettivi. Tutto ciò oltre ad essere contrario alla nostra Carta fondamentale ci trova distanti, anche e soprattutto sul piano etico e morale».
«La città mi sembra che abbia problemi ben più gravi e più urgenti», ha concluso Fausta Tinari.

«Monsignor Molinari non è nuovo a esternazioni che hanno molto dell’affermazione politica e poco della parola pastorale», commenta Walter Caporale dei Verdi. «Sul tema delle unioni civili, tema quanto mai delicato che interroga la coscienza di ognuno, il Vescovo vi entra con la stessa perentorietà con cui è entrato nel dibattito e nelle vicende della ricostruzione. Forse è inutile ricordargli che la famiglia è tale quando c’è amore, ed è dunque assai secondario il fatto se essa sia costituita da un uomo e da una donna o due uomini o da donne. Due vecchietti che, soli, scelgono di vivere insieme non fanno peccato, tutt’altro, si danno solidarietà, conforto, assistenza, compagnia. Dove c’è Amore c’è Solidarietà, e lì, per chi crede, c’è Dio. La Chiesa dovrebbe includere, non escludere».