LA SENTENZA

Stupro di Pizzoli, Cassazione: «gravi indizi di colpevolezza per l’ex militare»

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Stupro di Pizzoli, Cassazione: «gravi indizi di colpevolezza per l’ex militare»
L’AQUILA. Sussistono «gravi indizi di colpevolezza» a carico di Francesco Tuccia.

L'ex militare irpino è accusato di violenza sessuale e tentato omicidio ai danni di una studentessa abbandonata quasi morente lo scorso febbraio fuori alla discoteca "Guernica" di Pizzoli.
La terza sezione penale della Cassazione spiega così perchè, il 28 giugno scorso, decise di confermare la custodia cautelare per il giovane, che, dopo un periodo passato in carcere, ha ottenuto gli arresti domiciliari. In merito all'accusa di violenza sessuale, i giudici della Suprema Corte, nella sentenza n.36774 depositata oggi, osservano che «se non può escludersi l'esistenza di un iniziale consenso» della ragazza «a un rapporto sessuale», tale consenso però «razionalmente è stato considerato non esteso a un rapporto particolarmente violento e cruento e comunque revocato nel momento in cui si sono prodotti i primi effetti cruenti».
Quanto al delitto di tentato omicidio, la Cassazione parla di «deduzioni coerenti» da parte del tribunale del Riesame (che confermò la misura cautelare emessa dal gip per Tuccia): «il tribunale - si legge nella sentenza - ha ritenuto che l'indagato, quanto meno, si sia chiaramente rappresentato ed abbia consapevolmente voluto provocare lesioni gravissime, razionalmente ricollegando tale deduzione non soltanto all'entità e alla significatività della condotta lesiva direttamente posta in essere ma anche al determinante abbandono al gelo della donna, seminuda, con imponente emorragia in corso e in stato di incapacità di provvedere a se stessa».

22 OTTOBRE RITO IMMEDIATO
Il prossimo 22 ottobre si terrà il giudizio immediato per l'ex caporale campano
La ragazza venne ritrovata fuori il locale notturno svenuta tra la neve ed in mezzo ad una pozza di sangue da uno degli addetti alla sicurezza e dal titolare della discoteca. Tuccia era stato arrestato dopo una decina di giorni. Il giovane è stato rinchiuso nel carcere di Teramo, nella stessa cella che condivide con Salvatore Parolisi, unico imputato per l'omicidio della moglie Melania Rea, avvenuto il 18 aprile 2011, per poi essere trasferito ai domiciliari.
Incredula del provvedimento dei domiciliari la vittima che commentò: «valuterò seriamente la possibilità di trasferirmi in un Paese che non sia l'Italia».

L’AVVOCATO: «QUADRO OGGETTIVO E INOPINABILE»
«La Cassazione stigmatizza un quadro che ritengo oggettivo e inopinabile, di gravità tale e connotati tali che non può essere interpretato che così».
Questo il commento dell'avvocato Enrico Gallinaro, che assiste la studentessa laziale violentata all'Aquila «La Corte - aggiunge Gallinaro - ha tutti gli strumenti per valutare gli elementi in modo freddo e lucido, anche rispetto alla data del fatto». Quanto al passaggio dei giudici in cui non viene escluso un «iniziale consenso» da parte della vittima, Gallinaro ribadisce che «il consenso presuppone la piena capacità di intendere e volere della persona e, date le condizioni della ragazza, non si può parlare di consenso. Però - conclude - il discorso della Cassazione è rispettabile quando dice 'non si può escludere’, forse perché non è trasportata di forza fuori dalla discoteca».