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Forest Oil, i cittadini: «non vogliamo essere cavie»

Lettera aperta del comitato in vista della riunione romana

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Il progetto da realizzare forest oil bomba

Il progetto da realizzare

BOMBA. «Ma a che gioco stiamo giocando?»

La domanda arriva dal Comitato di cittadini “Gestione Partecipata Territorio” di Bomba a seguito della convocazione della Conferenza di Servizi da parte del Ministero dello Sviluppo Economico sull'Istanza di Coltivazione del giacimento di gas naturale denominato "Colle Santo" presentata dalla società Forest Cmi S.p.A.
L’incontro è stato fissato per il prossimo 1° ottobre e i cittadini non nascondono i propri dubbi (messi nero su bianco su una lettera aperta indirizzata a ministero, Regione, provincia e Comuni) e sostengono che sia in atto «un cortocircuito dell’amministrazione» o un disegno preciso per far approvare a Roma quello che i cittadini, i comuni, gli enti e le istituzioni locali hanno impedito che venisse approvato a l’Aquila.
«Possiamo essere certi che l’iter sia stato e continuerà ad essere tutto regolare?», domandano dal comitato, «o dobbiamo temere che a seguito di qualche appartamento acquistato a qualcuno “a sua insaputa” le leggi sono uguali per la Forest e meno uguali per i cittadini di Bomba?»
L’Istanza presentata dalla Forest prevede di estrarre gas in una zona «altamente compromessa da dissesti idrogeologici naturali», denunciano i residenti, «piena di frane attive e quiescenti, a poche centinaia di metri dal Lago di Bomba che contiene 64 milioni di metri d’acqua e per di più è realizzata con una diga in terra battuta che poggia anch’essa su un corpo di frana».
Il comitato chiede se il principio di precauzione debba essere invocato solo dopo che accadono le tragedie o se si possa sperare che stavolta venga preso in considerazione prima.
«Il progetto di trattamento del gas presentato dalla Forest per la rimozione dell’idrogeno solforato, presente in grandi quantità, non prevede in nessuno delle tre fasi industriali principali l’impiego delle migliori tecnologie disponibili, come imposto dal D. Lgs. 4 agosto 1999, n. 372», protestano ancora. «Possiamo pretendere che le leggi valide in tutta Europa ed in tutta Italia vengano applicate anche vicino a dei piccoli paesi della collina abruzzese o dobbiamo ritenerci cittadini di grado inferiore che possono essere utilizzati come cavie?»
Da qui la richiesta al ministro dell’Ambiente di «rispettare la volontà espressa dal nostro territorio con 15 delibere di contrarietà al progetto Forest». Quindici no arrivati da altrettanti Comuni della media Val di Sangro e con un Documento Congiunto che esprime parere negativo circa la sostenibilità economica, ambientale e sociale dell’Istanza firmata dalla Provincia di Chieti e da 19 comuni del territorio.
Una richiesta viene girata anche al Comitato Via della Regione Abruzzo: «non perseveri oltre nel suo stato d’inadempienza in quanto trattasi di una palese omissione d’atti d’ufficio».