CAVA O DISCARICA?

Spoltore. Ecco il progetto di ampliamento cava a Villa Santa Maria

La cava sarà ampliata e la voce “rischio scarpata” eliminata per errore materiale

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Spoltore. Ecco il progetto di ampliamento cava a Villa Santa Maria
SPOLTORE. Spuntano espressioni come «pericolosità da scarpata, pericolosità elevata, pericolosità molto elevata».

 E poi, piccole postille dal contenuto generico: «per la voce pericolosità da scarpata è in corso la richiesta di eliminazione».
E’ il progetto di ampliamento di una cava in terra in località Villa Santa Maria di Spoltore. La ditta proponente è la Tecnoambiente srl, della glassia della famiglia Di Zio. Il progettista è il geologo Ermenegildo Rossetti.
Sul progetto sono piovuti i dubbi del capogruppo Pdl, Marina Febo, dopo che il Consiglio comunale, il 20 settembre scorso, ha eliminato dal Pai (piano di assetto idrogeologico) l’indicazione di pericolosità della scarpata, a ridosso della cava.
Febo ha chiesto se l’eliminazione della voce pericolosità di scarpata potesse in qualche modo essere propedeutica ad un ampliamento della cava stessa e soprattutto ad un suo potenziale cambio di destinazione d’uso a discarica. Il capogruppo ha detto di non aver ricevuto risposte rassicuranti dal sindaco.

AUTORIZZAZIONI
Il progetto di ampliamento è stato presentato in Regione (presso l’Ufficio Valutazione Impatto Ambientale, Via), come si legge dall’avviso pubblicato sul Bura (bollettino ufficiale regione Abruzzo), il 17 novembre 2010 .
La superficie interessata dalle operazioni di scavo e ripristino della cava è di circa 11.500 mq, si legge nel progetto, mentre l’ampliamento interessa una superficie di circa 2.550 mq con un volume totale pari a 98.133 m3 totali. Nel dicembre 2010, un mese dopo, la ditta proponente ha chiesto la verifica di assoggettabilità ambientale.

UTILIZZI STABILI E DURATURI DELLA CAVA
Scorrendo le pagine del progetto si capiscono subito le intenzioni della ditta. «I lavori di ampliamento e le ulteriori attività di modellazione della scarpata vanno fatte e non snaturano l’assetto morfologico già assunto dall’area ma la razionalizzano, completandola ed aprendola ad altre eventuali utilizzazioni stabili e durature».
Il progetto non specifica, però quali siano questi «altri ed eventuali utilizzi della cava». E da qui forse è nato l'allarmismo di una nuova discarica.

LA CAVA SERVE A COLLE CESE
Il terreno che verrà sbancato e lavorato sarà poi trasportato nella vicina discarica di Colle Cese. «L’attività prevede l’ampliamento della cava di terra», si legge, «la lavorazione del materiale sbancato e la sua utilizzazione presso la limitrofa discarica».

RISCHI E VINCOLI
Secondo il progetto sul sito non ci sono vincoli archeologici, né problemi legati al Piano Paesistico Regionale, né rischi di alluvione. Anche se l’area classificata «è interessato solo da “Pericolosità da scarpata” (Ps), mentre a sudovest e a sud sono presenti, rispettivamente, un’area a “Pericolosità molto elevata” (P3) e un’area a “Pericolosità elevata” (P2) che non interessano il sito. Per la pericolosità da scarpata poi è in corso la richiesta di eliminazione, per errore materiale, in quanto non ci sono i requisiti previsti dal Pai per classificarla come pericolosa».

EFFETTI SULL’ARIA
Le attività di cantiere, si legge infine determineranno anche un certo inquinamento sull’aria (sia per la lavorazione sul posto, sia per gli spostamenti dei mezzi che trasportano il materiale verso la discarica di Colle Cese).
Le emissioni sono dovute alla combustione di idrocarburi da parte delle macchine operatrci e all’ innalzamento di polveri.
«Ma l’incidenza specifica è del tutto relativa», si legge nel progetto, «i lavori saranno svolti da due lavoratori, un escavatore o pala meccanica, a cui si aggiunge un autocarro per il trasporto del materiale».
Tutto qua.