IL DIBATTITO

Cementificio, «la delocalizzazione è un bene per tutta la città»

In programma sit in di protesta e fiaccolate

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Cementificio, «la delocalizzazione è un bene per tutta la città»
PESCARA. Saranno le associazioni ambientaliste, a partire dal Wwf, a portare avanti lo studio delle carte e dei documenti inerenti la richiesta del rinnovo dell’autorizzazione integrata ambientale da parte del cementificio.

A loro anche il compito di cercare di rintracciare la Valutazione d’impatto ambientale dello stabilimento. L’amministrazione comunale di Pescara si preoccuperà, invece, di creare un raccordo con le Istituzioni vicine, a partire dai Comuni di San Giovanni Teatino e Spoltore, e dalla stessa Provincia di Pescara, per mantenere una linea comune nella volontà di delocalizzare la fabbrica.
Oggi l’assessore all’Ambiente Isabella Del Trecco parlerà con gli uffici tecnici della Regione Abruzzo per verificare se siano o meno stati depositati i pareri degli altri enti che devono esprimersi sul rinnovo dell’Aia.
Poi si passerà alle iniziative di sensibilizzazione del territorio, come l’organizzazione di un sit-in di giorno e, di sera, di una fiaccolata che parta dal centro della città, dal Ponte Risorgimento e, attraversando a piedi il territorio, arrivi sino a via Raiale, dinanzi al cementificio.
L’idea è quella di tracciare il percorso che ogni giorno compiono le polveri prodotte dalla struttura perché i cittadini comprendano che «il problema», sottolinea Del Trecco, «non riguarda solo la periferia ovest di Pescara, ma anche il centro e tutti i quartieri, a seconda dei venti».
«Non è una guerra contro un imprenditore», assicura Del Trecco, «ma è una battaglia per la salute dei cittadini che non possono continuare a convivere con un cementificio in mezzo alla città».
Il Comune ha annunciato che convocherà anche le parti sindacali per cominciare ad affrontare la problematica occupazionale: «sia chiaro, come già abbiamo detto», sottolinea l’assessore, «che i posti di lavoro, oggi 74, non possono e non devono divenire strumento di ricatto nei confronti delle Istituzioni, anche perché non stiamo chiedendo la chiusura del cementificio, ma la sua delocalizzazione, e piuttosto ci aspettiamo il sostegno delle forze sindacali nell’apertura di un dialogo con la proprietà per individuare un nuovo sito più idoneo».