IL FATTO

Acqua, il commissario straordinario conferma il segretario indagato

Caputi si fida ciecamente di Bernardini

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Acqua, il commissario straordinario conferma il segretario indagato
ABRUZZO. Di dimissioni non se ne parla neppure. Le questioni di opportunità sono talmente lontane che arrivano persino i premi.

La riconferma di Fabrizio Bernardini, segretario generale della Provincia (145mila euro l’anno), a segretario generale dell’Ato pescarese non è un semplice atto amministrativo è qualcosa di più.
Non fosse che per il fatto che Bernardini è al centro dell’inchiesta della procura di Pescara sull’Ato il cui processo non è ancora iniziato ma che già molto ha detto in fatto di gestione dell’ente che dovrebbe in teoria controllare l’Aca.
Così il 4 settembre scorso, appena rientrato dalle ferie d’agosto, il commissario unico Pierluigi Caputi prepara una delibera che di fatto conferma Bernardini nella sua posizione di vertice dell’ente. Come stabiliscono le delibere regionali il commissario nella sua opera di traghettamento degli Ato verso gli Ersi (enti ente regionale per il servizio idrico integrato) si avvale delle strutture e delle risorse degli Ato.
Nel frattempo la giunta regionale ha prorogato, per ora di 90 giorni, la scadenza dello stesso Caputi che a sua volta proroga Bernardini poiché si «necessita di supporti qualificati con particolare riferimento all’armonizzazione del costituendo Ersi, alle attività riconducibili alla gestione del personale, alle risultanze dei documenti contabili nonché di ogni altro dato di carattere prettamente gestionale».
Così Caputi ritiene Bernardini «sulla base del curriculum professionale consultabile sul sito www.atoabruzzo.it ed in ragione del ruolo di segretario generale dell’ente sia soggetto munito di idonee competenze per le cennate attività di assistenza e di supporto».

Bernardini, insieme ad altre 15 persone, tra cui l’ex presidente dell’Ato, Giorgio D’Ambrosio, è finito dentro una inchiesta in cui la procura contesta reati come il peculato, la truffa, la corruzione.
Secondo la Digos che ha indagato «l’indagine complessiva fa emergere un quadro gestionale, interno all’Ato, estremamente compromesso, in cui il principale attore, D’Ambrosio, ha creato ed alimentato una struttura in larga parte asservita alle sue esigenze personali, di carattere politico ed economico. Con la collaborazione di personale interno attivissimo e fedele, Ferrante, Di Giamberardino, Pagano e Bernardini, ha distratto risorse umane, denaro pubblico e mezzi dell’organizzazione per fini personali. Inoltre, con la correità dei componenti dei Consigli di Amministrazione succedutisi nel tempo, ha compiuto una serie di atti amministrativi illegittimi volti a disporre impegni finanziari a favore di terzi in violazione dei più elementari principi di buona amministrazione, imputando altresì alla spesa pubblica la copertura di viaggi e conviviali effettuati per scopi puramente personali».
Potrebbe bastare questo per consigliare prudenza ed invece no.
«La pressione ed il controllo sulla struttura», si legge ancora nel rapporto della Digos firmato dal dirigente Leila Di Giulio, «sono proseguiti anche negli anni successivi al 2007 e sono attualmente ancora forti, poiché si concretizzano in interferenze continue, non istituzionali, finalizzate al condizionamento delle scelte importanti riguardanti la vita dell’Ente, quali la riforma degli Ato e l’adeguamento delle tariffe dell’acqua. Il D’Ambrosio ha tuttora continui contatti», si scrive nel rapporto datato marzo 2011, «con persone interne ed esterne alla struttura, dalle quali riceve informazioni riservate, ignorando completamente il legittimo titolare della direzione, il commissario Caputi, e dimostrando di avere ancora la capacità di manovrare l’Ente a proprio vantaggio».
Secondo la procura tra le altre cose, vi è una specifica responsabilità di Bernardini fortemente attinente al suo ruolo oggi riconfermato: «In tale contesto», si legge nella relazione della Digos, «è possibile configurare anche le responsabilità penali del segretario generale dell’Ente, Fabrizio Bernardini, in relazione ai suoi doveri istituzionali, avendo consapevolmente omesso di fornire apposita consulenza giuridica fondante l’attività dell’Ente. Così come “culpa in vigilando” relativamente al collegio dei Revisori dei Conti nominati».
Tra i fatti contestai anche la distruzione materiale di una delibera per poi sostituirla con una più confacente ai desideri del momento. Con una delibera del novembre 2007 i dirigenti Ato si sono prorogati l’incarico per i successivi tre anni. E’ stato necessario strappare la precedente deliberazione perché nel frattempo era intervenuta la Regione che aveva deciso il commissariamento che avrebbe avuto effetti di lì a qualche giorno. Con la proroga degli incarichi anche il commissario nulla ha potuto.
C’è poi il capitolo dell’affidamento diretto di incarichi professionali (consulenze, affidamento di progetti ecc. ) non preceduti da alcuna forma di pubblicità nè da procedure selettive, come previste dalla legge, spesso concessi a persone legate al direttivo da rapporti di carattere personale o di militanza politica.
Su tutto questo incombe la spada dio Damocle della procura ma soprattutto la Corte dei Conti.
Per il commissario Caputi c’è il tempo di una riconferma.

«D’OTTAVIO: ANCHE IO MI FIDO CIECAMENTE DI BERNARDINI»
«Anche io in qualità di assessore provinciale, dopo 3 anni di lavoro con Fabrizio Bernardini, mi fido ciecamente dell'attuale direttore generale della Provincia di Pescara (nonchè confermato segretario dell'Ato pescarese)», commenta Angelo D’Ottavio, sindaco di San Valentino «E mi fido di lui», continua, «perchè, dopo 3 anni di lavori al suo fianco ho avuto modo di verificare la sua competenze in materia, nonostante il fatto che si tratti di un quarantenne. Il dott. Bernardini non ha bisogno di difensori e neppure di sponsor, non lo conoscevo prima, ma dal piccolo della mia esperienza vi garantisco che rappresenta una professionalità dalla grande competenza».
Intanto il consigliere regionale Maurizio Acerbo ha annunciato che nei prossimi giorni protocollerà una interrogazione al presidente Gianni Chiodi per avere chiarimenti in merito alla riconferma.