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Spaccio nell'Aquilano: 20 arresti a Luco Dei Marsi

L'operazione è in corso: gli indagati sono quasi tutti di origine marocchina

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Spaccio nell'Aquilano: 20 arresti a Luco Dei Marsi
ROMA. Dalle prime ore di oggi i carabinieri del comando provinciale dell'Aquila stanno eseguendo ordinanze di custodia cautelare - in carcere per la maggior parte degli indagati - nei confronti di 20 persone, in gran parte di origine marocchina di  Luco dei Marsi (L'Aquila).

Gli indagati sono ritenuti responsabili di aver fatto parte di un'organizzazione che operava nello spaccio di consistenti quantità di stupefacenti nei comuni ricadenti nel bacino del Fucino, nell'aquilano.
L'operazione, denominata 'Empty den' e coordinata dalla Procura della Repubblica di Avezzano, è condotta dai carabinieri della Compagnia di Avezzano, con il coinvolgimento, per l'esecuzione degli arresti, di militari del Reparto operativo e delle compagnie dell'aquilano, in tutto circa un centinaio di carabinieri.
Sono impiegati anche cani antidroga e un velivolo dell'Arma decollato da Pratica di Mare. Sono state già eseguite anche una trentina di perquisizioni domiciliari nei confronti di altre persone che, pur non colpiti dal provvedimento cautelare, sono comunque indagati nella stessa inchiesta. I particolari dell'operazione saranno resi noti in tarda mattinata.

150 CAPI D’IMPUTAZIONE
L'indagine ha permesso di mettere in luce un contesto delinquenziale organizzato ed articolato nel quale operavano fattivamente circa 30 soggetti. Complessivamente sono stati oltre 150 i capi d'imputazione contestati nei confronti degli indagati, anche con riferimento a singole attività di smercio di sostanza stupefacente. La prova dell'attività criminale svolta sono gli oltre 120 grammi di cocaina, complessivamente sequestrati ed i 50.000 euro circa rinvenuti, quale provento dell' illecito mercato. 

INDAGINE PARTITA A GENNAIO 2011
L'indagine, con diverse attività anche dall'alto contenuto tecnologico, è stata avviata nel mese di gennaio 2011 sulla scorta di convergenti spunti investigativi emersi a seguito di alcuni arresti di stranieri di origine marocchina, alcuni dei quali hanno assunto un ruolo preponderante nell'ambito dello spaccio di sostanze stupefacenti nel comprensorio della Marsica, avendo come base operativa Luco dei Marsi. E' proprio in tale ambito che le indagini hanno permesso di individuare delle particolari personalità criminali capaci di gestire il traffico di stupefacenti anche grazie ai contatti, di più alto livello, con personaggi dell'area lombarda, che garantivano l'approvvigionamento della droga da immettere nel mercato marsicano, divenuto molto fertile. 

«INDAGINE DIFFICILE»
Ovviamente - hanno fatto notare i carabinieri - non è da sottacere che l'appartenenza ad una unica etnia ha favorito l'operatività delle persone coinvolte. Proprio per questo, per lo specifico idioma utilizzato nel corso delle conversazioni captate e per la difficoltà di penetrazione all'interno di un particolare tessuto sociale, gli accertamenti si sono sviluppate con molta difficoltà. 

COINVOLTI ANCHE ITALIANI
Le indagini hanno però fatto emergere anche il coinvolgimento di soggetti italiani residenti, oltre che a Luco dei Marsi, anche a Cerchio, Celano, San Benedetto dei Marsi ed in alcuni comuni della Valle Roveto. Alcuni di loro, dopo aver acquistato lo stupefacente dagli extracomunitari, lo dettagliavano ulteriormente cedendolo, ovviamente a pagamento, ad altri assuntori.

L’AGGRESSIONE AD UN CARABINIERE
Le indagini hanno inoltre permesso di ricostruire l'aggressione subita, il 2 giugno 2011, da un Appuntato della Stazione Carabinieri di Luco dei Marsi. Gli autori, tutti identificati, avrebbero agito nel tentativo di consentire la fuga ad un complice che era stato bloccato dal militare e trovato in possesso di circa 5 grammi di cocaina. 

LE PERQUISIZIONI
Durante le perquisizioni domiciliari e a seguito di queste sono state rinvenute 9 ampolle di cocaina, 16.000 euro complessivi e materiale vario per il confezionamento dello stupefacente. E' stata anche rinvenuta su un balcone una bomba carta del peso di oltre un etto, opportunamente nascosta sul balcone dell'abitazione presumibilmente pronta all'uso in caso di necessità. Gli elementi rinvenuti, oltre ha consolidare il complessivo impianto accusatorio, aggraveranno ulteriormente la posizione di alcuni imputati.