SANITA' PRIVATA

Villa Pini in bilico: no alla proroga dell’affitto al Policlinico Abano Terme

Il curatore: «La richiesta era sbagliata». Una nuova istanza in vista?

Sebastiano Calella

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Sebastiano Calella

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Villa Pini in bilico: no alla proroga dell’affitto al Policlinico Abano Terme
CHIETI. C’è il timbro “19 settembre” sulla risposta del giudice alla richiesta del Policlinico Abano Terme per altri tre mesi di affitto a Villa Pini.

La comunicazione, che non è di accettazione della proposta (ritenuta irricevibile, come PrimaDaNoi.it aveva anticipato), spiega in poche righe che in caso di concreto interesse alla conservazione del diritto di prelazione nell’acquisto della clinica, si può riformulare la richiesta. A dieci giorni dalla scadenza del contratto biennale di affitto si apre uno spiraglio per una nuova istanza?
Nicola Petruzzi sarà in sede nei prossimi giorni e avrà tempo e modo di far conoscere le sue mosse. Ma la strada per rimanere come affittuario per lui sembra farsi sempre più impervia e stretta. Infatti nella comunicazione arrivata in clinica c’è anche il parere del curatore, al quale per competenza il giudice aveva girato la richiesta di prosecuzione dell’affitto. Si tratta di un no secco «per violazione di legge» all’istanza pervenuta per l’allungamento dell’affitto e di un parere già negativo di fronte ad una possibile, nuova richiesta di proroga «se le ragioni fossero quelle già esposte» nella prima lettera inviata al giudice. «Ragioni infondate», le definisce il curatore Giuseppina Ivone, che giudica anche offensivo il timore di un flop dell’esercizio provvisorio nella gestione della clinica: infatti «la curatela si sta muovendo per assicurare una gestione della clinica da parte di manager di portata nazionale».
 Sulla richiesta di conservare il diritto di prelazione nell’acquisto, giustificata con ipotizzati ritardi nella gara di vendita o errori nella perizia di valutazione, il curatore nega che ci siano stati ritardi nell’asta, mentre le critiche alla perizia sono arrivate il giorno prima della gara e quindi fuori tempo. Quanto alla proroga dell’affitto, l’errore è che una parte contrattuale chiede le modifiche al contratto ad un terzo estraneo (il giudice). Il che non è corretto: «Se proprio dovrò esaminare una richiesta di proroga – scrive il curatore - lo farò se mi arriva nella forma della proposta contrattuale».
 Un altro spiraglio? Non proprio, se gli argomenti restano gli stessi: infatti «se l’istanza di oggi fosse accettata, significherebbe che le ragioni che giustificano la richiesta erano fondate. Il che non è», conclude il parere. 


Lasciando ad altri il terreno del diritto, è difficile ipotizzare chi rimarrà con il cerino in mano in questo scontro. Intanto perché sono scesi in campo per un eventuale acquisto imprenditori nazionali e poi perché gli attuali contendenti si muovono con estrema decisione nei loro ruoli diversi, ma entrambi chiari. Petruzzi rivendica il merito di aver rilanciato la clinica, pur di fronte alle difficoltà di una gestione non sempre facile per le note indecisioni della Regione su accreditamento, posti letto e budget che avrebbero fatto diminuire del 25% il valore della clinica. Uno sforzo il suo che ha dovuto fare i conti anche con lo scarso sostegno del territorio.
Infatti c’è sempre stato un sottile clima di sfiducia nei suoi confronti da parte degli altri operatori della sanità privata che non lo hanno certo accolto a braccia aperte, tanto è vero che il Policlinico si è iscritto a Confindustria e non all’associazione di categoria. Il curatore invece difende gli interessi dei creditori (compresi in questa veste anche i dipendenti), cercando di massimizzare il ricavato della vendita per avere più soldi per pagare i debiti e muovendosi sempre nel rispetto anche formale della legge, senza sconti per nessuno. Infine i sindacati che lunedì 24 sono stati convocati in clinica e martedì 25 dovrebbero incontrare il giudice delegato. In realtà il loro ruolo è stato sempre molto difficile, stretto tra le richieste dei dipendenti, la realtà della sanità in questo momento e qualche mugugno tra i lavoratori ancora in cassa integrazione o che si sono licenziati. Non è stato facile, ma finora i sindacati tutti sono riusciti in qualche modo a difendere le ragioni dei dipendenti che la politica regionale ha abbandonato, come se Villa Pini operasse in regime di extraterritorialità. Purtroppo non è così. Oggi infatti c’è il timore che possa andare sprecato il pregevole assist del Tribunale fallimentare di Chieti agli amministratori locali che dovrebbero difendere “hic et nunc” – qui e ora – 800 posti di lavoro.