VILLA PINI

Proroga dell’affitto a Petruzzi: silenzi inquietanti e sorpresa inattesa

La richiesta del Policlinico Abano Terme potrebbe essere sbagliata e irricevibile

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Proroga dell’affitto a Petruzzi: silenzi inquietanti e sorpresa inattesa

CHIETI. Irricevibile. E perciò rispedita al mittente (ma questo non spiega l’attesa di quattro giorni per una risposta), oppure girata per competenza al Comitato dei creditori, che la sta esaminando.
Insomma la richiesta di prosecuzione dell’affitto di Villa Pini, inoltrata dal Policlinico Abano Terme al giudice delegato del fallimento, potrebbe essere stata spedita all’indirizzo sbagliato. Infatti, nei meccanismi della nuova legge fallimentare sembra che il Comitato dei creditori ed il curatore fallimentare abbiano un ruolo decisionale diretto più marcato e solo successivamente sottopongono le loro scelte all’approvazione del giudice. Almeno stando all’articolo 104 bis che così recita: “su proposta del curatore fallimentare, il giudice delegato, previo parere favorevole del Comitato dei creditori (che peraltro è vincolante), autorizza l’affitto ecc. ecc.”
 Come dire che appellarsi al giudice per l’affitto, bypassando i “proprietari” del bene oggetto del fallimento, non sarebbe stata un’operazione tecnicamente corretta. Questo almeno pare di capire dalle indiscrezioni che alimentano l’attesa di una risposta, visto il silenzio ufficiale che regna sulla richiesta di Nicola Petruzzi a nome del Policlinico, di cui è stata data notizia nell’assemblea del personale di Villa Pini convocata venerdì scorso. Un silenzio confermato in clinica e che tiene in ansia sia l’attuale affittuario che i dipendenti ed i sindacati che non sanno chi sollecitare, se il giudice delegato, la curatela o il Comitato dei creditori.

In realtà nell’incontro-assemblea di venerdì scorso è emerso che dietro questo tentativo in extremis di prolungare l’affitto ci sono stati tentativi di colloquio tra le parti fin dallo scorso maggio. Ma i fatti noti ai più sono però altri e cioè il precipitare degli eventi negli ultimi 15 giorni precedenti all’asta (poi andata deserta) e immediatamente a ridosso della “gara competitiva” per l’aggiudicazione della clinica, quando ci sono state le richieste di sospensiva da parte del Policlinico per «eccesso di valutazione» di Villa Pini e da parte di Chiara Angelini per il motivo opposto, cioè una valutazione troppo bassa. In mezzo a questo scontro su Villa Pini, dipendenti e sindacati hanno difficoltà a capire lo sviluppo degli eventi ed i veri ruoli dei protagonisti. Perciò non resta che aspettare dati certi. E cioè chi, come e quando gestirà la clinica allo scadere del contratto di affitto alla mezzanotte del 28 settembre prossimo. Nessuna notizia filtra nemmeno dal Comitato dei creditori, se non quella che i dipendenti hanno inviato un appello al rappresentante dei lavoratori perché tuteli gli interessi dei dipendenti che oggi sarebbero quelli della continuità dell’affitto in corso, come si legge in un documento affisso a Villa Pini. Intanto si apprende che per lunedì 24 è stato convocato un incontro sindacale dove si parlerà dei contratti del personale e di eventuali esuberi, mentre ieri nella clinica sono stati notati in visita alcuni tecnici forse interessati all’acquisto della casa di cura.

Ma anche i sindacati tacciono, in attesa di sviluppi ufficiali. Perché il rischio è che le parole in libertà possano inquinare le vicende di questi ultimi giorni in cui un atto formale forse sbagliato rischia di far dimenticare il punto centrale della storia. E cioè che nessuno, quasi ci fosse stato un passa parola, ha presentato un’offerta.
«Quasi una maledizione per Villa Pini», l’ha definita Nicola Petruzzi.
«Quasi un piano per cancellare la clinica, ma se lo tolgano dalla testa», ha rincarato in assemblea Andrea Gagliardi, Cgil. Insomma se non è un ritorno alla teoria del “complotto” cara ad Enzo Angelini, poco ci manca. In questo quadro difficile da interpretare, tutto è affidato alle lettere che il Policlinico ha inviato e che forse sono insufficienti a bloccare o invertire lo sviluppo di questa storia di cui si conosce solo quello che si vede e non quello che c’è sotto. O che manca. Come l’interesse della politica a salvare 800 posti di lavoro che forse sono un aggravio per i conti della sanità da portare a Roma.
Sebastiano Calella