INQUINAMENTO

Delocalizzazione cementificio, il governo Mascia pronto alla mobilitazione

«Siamo al fianco di cittadini e ambientalisti»

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L'assemblea di ieri

L'assemblea di ieri

PESCARA. L’amministrazione comunale di Pescara sosterrà i cittadini e le associazioni ambientaliste nella battaglia sulla delocalizzazione del cementificio.

Lo hanno detto l’assessore all’Ambiente del Comune di Pescara Isabella Del Trecco e il capogruppo del Pdl Armando Foschi che hanno preso parte ieri all’assemblea organizzativa promossa dal Wwf, con Augusto De Sanctis e Loredana Di Paolo.
Un impegno bipartisan, dunque, che da un lato vede schierata la maggioranza di centrodestra ma anche i consiglieri comunali di Rifondazione comunista Maurizio Acerbo e di Sel Giovanni Di Iacovo, e anche della giunta comunale di San Giovanni Teatino, rappresentata dall’assessore alla Gestione del Territorio Alessandro Ferragalli, che ieri hanno preso parte all’Assemblea nell’ex sede della Circoscrizione di via Giardino.
«Storicamente», ha detto Del Trecco, «la nostra maggioranza di governo è sempre stata contraria alla presenza di un cementificio in mezzo alle case e al centro urbano e la nostra battaglia per la delocalizzazione risale a vent’anni fa». Nel 2006 il Consiglio comunale approvò un ordine del giorno in tal senso a firma dell’attuale vicesindaco Berardino Fiorilli e dell’attuale assessore regionale al bilancio Carlo Masci, all’epoca consiglieri di opposizione.
Ora per la prima volta c’è l’occasione per la maggioranza Mascia di opporsi e l’ha fatto esprimendo parere non favorevole al rinnovo dell’Autorizzazione Aia per il trattamento dei rifiuti non pericolosi, e anche alla modifica di quella stessa autorizzazione per consentire il trattamento dei rifiuti pericolosi.
«Già tre anni fa», ha ricordato ancora Del Trecco, «abbiamo aperto il Tavolo di confronto con la proprietà, la Sacci Spa, che sarebbe anche favorevole alla delocalizzazione perché consapevole dell’inopportunità della presenza di uno stabilimento di tale impatto sul territorio, ma ha posto il problema dei costi, che però non possono essere un ostacolo».
Poi il tavolo si è interrotto perché la Sacci Spa ha posto in cassa integrazione i 74 dipendenti per un lungo periodo e si pensava che quello potesse essere il preludio per la chiusura dello stabilimento. Poi invece è arrivata la richiesta di rinnovo dell’Aia ed è partita la mobilitazione.
«Siamo decisi ad andare avanti su tutti i fronti e faremo il possibile perché si riesca a giungere all’obiettivo, lo spostamento dell’azienda», ha detto ancora Del Trecco.
Nessuna speculazione sul territorio, assicurano da Palazzo di Città, anche perché buona parte dell’area oggi occupata dal Cementificio ricade all’interno del Parco Fluviale già in fase di progettazione.
Stessa posizione è stata espressa dall’assessore Ferragalli del Comune di San Giovanni Teatino: «Per la prima volta il Comune di Pescara ha avuto la forza di dire ‘no’ a una conferenza dei servizi su una tematica strategica, e questo ha rappresentato una speranza anche per la nostra amministrazione che si trova dinanzi ad altre due o tre richieste di Aia particolarmente delicate».
«A questo punto – hanno detto l’assessore Del Trecco e il capogruppo Foschi – siamo pronti a dare il massimo sostegno ai cittadini e alle Associazioni ambientaliste per una mobilitazione del territorio ormai cominciata, attraverso la promozione di petizioni e di atti formali che dovranno scaturire dallo studio delle carte, puntando anche al coinvolgimento dei Comuni di Spoltore e San Giovanni Teatino nella produzione di delibere che confermino anche il loro ‘no’ al rinnovo delle autorizzazioni ambientali al cementificio».
«Comune di Spoltore vergognosamente assente all’incontro tra associazioni, comitati e istituzioni svoltosi per la delocalizzazione del  cementificio», protesta l’associazione Terra Nostra.  «Forse gli amministratori spoltoresi sono troppo impegnati nel risiko con i costruttori, una partita che prevede un nuovo prg con tante nuove migliaia di metri cubi di cemento da gettare sul territorio, con gli imprenditori dei rifiuti, magari per localizzare qualche altro “impianto sostenibile” e costruire la immancabile “nuova viabilità”. Peccato che tutto questo mal si concilia con uno sviluppo sostenibile e una gestione sana del territorio già abbondantemente saccheggiato e riempito di cemento».