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UdA: il Tar invia al giudice ordinario il ricorso contro la nomina del dg

Una candidata esclusa aveva impugnato i criteri di selezione e la graduatoria

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Daniela Rapattoni

Daniela Rapattoni

CHIETI. Il contenzioso per la nomina del direttore generale della d’Annunzio è di competenza del giudice ordinario e non del Tar.

Lo ha deciso il tribunale amministrativo di Pescara a seguito del ricorso di Daniela Rapattoni, una delle candidate selezionate, ma non ammesse alla prova orale: a spese compensate – che nel linguaggio un pò criptico di queste sentenze può essere interpretato come “non aveva tutti i torti” – la vicenda passa ora al giudice civile, con tutto quel che può significare compresa una richiesta di risarcimento danni in caso di sentenza sfavorevole all’UdA. La d’Annunzio aveva chiesto il difetto di giurisdizione (concesso) ed in subordine la reiezione del ricorso (non concessa). Il contenzioso è nato perché secondo la ricorrente era stata indetta una procedura per il posto da direttore generale, mentre in realtà si cercava un direttore amministrativo. Il che aveva ingenerato una serie di equivoci, primo tra tutti il fatto che chi era in possesso dei requisiti per diventare dg ed aveva inoltrato la domanda, si è visto poi esaminare e magari escludere dalla selezione con una griglia di valutazione che valorizzava soprattutto i titoli da direttore amministrativo.
Senza dire poi che secondo la ricorrente il verbale della commissione risultava criticabile per i punteggi non chiaramente motivati e per la mancata, piena valutazione della conoscenza della lingua straniera. Come detto, l’UdA si è opposta ed ha ottenuto il difetto di giurisdizione, ma non il rigetto del ricorso, il che prolunga la vicenda.
Il Tar infatti ha chiarito che le controversie per il conferimento di incarichi dirigenziali, in particolare gli atti che non concretano procedure concorsuali, conservano la loro natura privatistica. Sono allora atti interni di organizzazione degli uffici che quindi spettano alla competenza del giudice ordinario e del codice civile. Nello specifico il Tar scrive che «in merito al posto messo a concorso con la procedura oggetto del ricorso occorre specificare che si tratta della scelta del direttore amministrativo dell’Università, a dispetto della locuzione “direttore generale” utilizzata negli atti di gara». Così infatti aveva sentenziato lo stesso Tar con una sentenza del 2002 nella quale si spiegava che lo Statuto UdA indicava con questa «particolare locuzione di direttore generale» la figura dirigenziale del direttore amministrativo. Equivalenza sconosciuta ai più e che aveva tratto in inganno chi aveva interpretato letteralmente le parole del bando, cioè la ricerca di un dg che normalmente è cosa diversa da un direttore amministrativo.
Sebastiano Calella