TERREMOTO E INCHIESTE

Truffa ricostruzione, l’imprenditore Ciotti resta ai domiciliari ma sì a contatti esterni

Può continuare a lavorare alla ricostruzione pesante

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Truffa ricostruzione, l’imprenditore Ciotti resta ai domiciliari ma sì a contatti esterni
L’AQUILA. Carlo Ciotti non riottiene la libertà ma può tornare ad avere contatti con l'esterno.

L’imprenditore di 52 anni è finito agli arresti domiciliari nell'ambito della presunta truffa da circa 500 mila euro nella ricostruzione leggera post-sisma portata alla luce dall'inchiesta nota come "Ricostruziopoli" della procura della Repubblica dell'Aquila.
Ieri mossa a sorpresa del giudice per le indagini preliminari, Giuseppe Romano Gargarella, che non ha revocato la misura cautelare al costruttore, ma al tempo stesso lo ha autorizzato a parlare con le persone al di fuori della sua cerchia familiare, quindi anche tecnici e operai della sua ditta.
Un colpo di scena perché proprio ieri era emerso lo slittamento della decisione alla settimana prossima. Ciotti per il momento lavorerà da casa, portando avanti la ricostruzione pesante delle "E" che si è aggiudicato, 29 pratiche secondo gli investigatori, solo due "attualmente" secondo il diretto interessato.
«Non ci sono lavori gonfiati, lo ha già spiegato l'avvocato - dichiara Ciotti, assistito da Ferdinando Paone - Se qualche volta, come ho detto al giudice, un direttore dei lavori ha detto di fare un lavoro al posto di un altro senza fare la variante non è che l'ho chiesto io. Ma i lavori sono stati fatti tutti, anzi, di più».
Nell'inchiesta, con Ciotti unico arrestato, sono indagati 13 tecnici e 29 tra proprietari e amministratori di condominio, in tutto 43 persone. L’imprenditore deve rispondere di gravi fatti di truffa aggravata ai danni dello Stato e reati di falso. I tecnici, sostiene il pm Antonietta Picardi, avrebbero asseverato lavori mai eseguiti ovvero eseguiti in forma diversa da quella reale.
L’inchiesta ha avuto inizio circa un anno e mezzo fa, a seguito delle denunce presentate da terremotati che, a fronte della constatazione di lavori rendicontati in misura e maniera ben diversa dal reale, hanno deciso di rivolgersi alla Magistratura ed alla Guardia di Finanza.