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Il CdS dice no a Napoleone: sul licenziamento la competenza è del giudice ordinario

L’UdA vince ma rischia di crollare la tesi sulla mancanza del contratto

Sebastiano Calella

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Sebastiano Calella

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Marco Napoleone

Marco Napoleone

CHIETI. Il Consiglio di Stato respinge il ricorso di Marco Napoleone contro il suo licenziamento da direttore generale della d’Annunzio.

E’ stata accolta invece la richiesta UdA di infondatezza dell’appello dell’ex dg, alla quale aveva aggiunto anche un ricorso incidentale sul difetto di giurisdizione. In pratica l’università voleva che fosse dichiarata la non competenza del giudice amministrativo sulla materia del giudizio, cosa che è stata accettata con il rinvio del contenzioso al giudice ordinario. Allora ha vinto la d’Annunzio? Non proprio. Sembra esattamente il contrario, a ben leggere la sentenza che bacchetta anche il Tar Pescara che ha dichiarato «improcedibile in maniera, invero, poco chiara e contraddittoria» il ricorso di Napoleone. E un terremoto rischia di abbattersi sul teorema della d’Annunzio che in questa vicenda ha sempre sostenuto che il contratto dell’ex dg non esisteva. Ok, ha detto il CdS: accolgo la richiesta UdA e condivido che la competenza non è del giudice amministrativo. Infatti la vicenda Napoleone è questione civilistica che tocca al giudice ordinario, a cui rinvio ogni decisione.
Cioè, e questa è la novità, dietro il lavoro di Napoleone c’era un contratto. Il che smentisce di colpo il parere dell’avvocato romano Gioia Vaccari che aveva orientato e guidato le scelte dell’ex rettore Franco Cuccurullo e del CdA della d’Annunzio nel licenziamento del dg. Secondo questo parere infatti, il contratto con l’ex dg era inefficace ed inesistente (tamquam non esset, come se non ci fosse) perché non era mai stato approvato dal CdA. Ne discendeva che il licenziamento in tronco si poteva applicare, come poi in realtà è avvenuto. 


Al contrario la sentenza del CdS implicitamente accoglie la tesi sempre sostenuta dall’avvocato Pierluigi Pennetta che assiste Napoleone: se l’ex dg ha svolto per anni la funzione di direttore ed è stato pagato per questo incarico, ciò vuol dire che il contratto esisteva ed era valido e non conta nulla che il CdA non l’abbia approvato, tant’è vero che ora sarà il giudice ordinario a valutare secondo il codice civile tutti gli aspetti di quel contratto, compreso un eventuale risarcimento. La sentenza ripercorre la vicenda Napoleone facendo riferimento anche alle decisioni del Tar Pescara che aveva dichiarato “improcedibile” il ricorso sul silenzio-inadempimento dell’università, come sosteneva l’avvocato Pennetta per il fatto che CdA ed ex rettore per anni non avevano approvato il contratto, pur svolgendo Napoleone la sua attività.
Ora invece la sentenza del CdS sembra accogliere di fatto la tesi che il contratto c’era. Insomma il ricorso incidentale è stato un autogol della difesa UdA, visto che il CdS ha dichiarato che la competenza è del giudice ordinario e non di quello amministrativo. Per cui ora diventa “tamquam non esset” e viene annullata proprio la sentenza negativa del Tar sul silenzio-inadempimento. Il tutto con la compensazione delle spese di giudizio. E quindi, conclude il CdS, ci sono i termini per ripartire nel processo civile, applicando le norme civilistiche e non quelle amministrative. In definitiva – conclude la sentenza – viene «in rilievo una controversia che attiene al procedimento di conferimento di un incarico dirigenziale o comunque alla gestione del rapporto di lavoro», per cui la giurisdizione è del giudice ordinario. Come dire: il contratto c’è e su questo si deve decidere.