AMBIENTE E INDUSTRIA

Cementificio, il no di Mascia fa invidia a Sulmona

I comitati al primo cittadino peligno: «faccia come il suo omologo»

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Cementificio, il no di Mascia fa invidia a Sulmona
SULMONA. Pescara non vuole il cementificio mentre il Comune di Sulmona stava facendo di tutto per farlo costruire in città.

Anzi, di cementifici, a Sulmona ne erano previsti due: uno a Case Pente e l’altro nel Nucleo industriale, se lo ricordano bene, oggi, i comitati cittadini per l'ambiente. Quella pagina fu chiusa il 27 giugno 2009 con una pubblica assemblea nell’aula consiliare del Comune, una assemblea fortemente voluta dal gruppo Toto che avrebbe dovuto aprire le porte al cementificio e che invece ne costituì la pietra tombale.
«Il cementificio fu restituito al mittente esclusivamente per merito dei cittadini e dei medici del territorio», sottolineano oggi i residenti, «non certo per merito dell’amministrazione comunale». Anzi, qualche amministratore nostalgico ha continuato ad insistere: “avete visto? Adesso lo faranno a Bussi, così lì saranno creati nuovi posti di lavoro e nella Valle Peligna arriverà solo l’inquinamento dell’aria”.
A Bussi, finora, Toto non ha costruito nessun cementificio, né si sa se e quando riuscirà a mettere la prima pietra. A Pescara, invece, l’amministrazione Mascia, di centrodestra, si oppone al rinnovo dell’Autorizzazione per il cementificio della Sacci, in via Raiale e chiede con determinazione che l’industria lasci Pescara. Il motivo? Le emissioni nocive che dal cementificio ricadono su larga parte del territorio di Pescara e di Spoltore, peggiorando la qualità della vita dei cittadini. «I fatti confermano che i cementifici, soprattutto a causa delle polveri sottili, sono tra gli impianti più pericolosi per la salute umana e confermano anche che essi sono sempre di più degli inceneritori mascherati», sottolinea il comitato di Sulmona. Per economizzare sui costi di produzione, sempre più spesso i cementifici bruciano rifiuti. Infatti, nel rinnovare la richiesta Aia, la Sacci ha chiesto di essere autorizzato ad utilizzare rifiuti con codice R5 e R13 non pericolosi, ma anche di rifiuti pericolosi di codice Cer, che comprende solventi chimici, materiale medico, oli di derivazione industriale e oli usati per veicoli.

Prima di venderlo alla Sacci il cementificio era della Lafarge, la stessa società che in località Case Pente voleva aprire una cava di 17 ettari, a fianco di quella progettata da Toto.
«Noi non sappiamo», continuano i cittadini di Sulmona, «se e quale “accordo scellerato” ci fosse tra gli amministratori comunali di Sulmona (sia i precedenti che gli attuali) e Toto. E’ certo che se fosse dipeso da loro e se i cittadini e i medici non si fossero opposti, oggi avremmo dovuto fare i conti con un impianto (con annessa mega cava di 400 ettari) che avrebbe prodotto effetti devastanti sul nostro territorio. Per mesi l’amministrazione comunale di Sulmona, presieduta dal medico Fabio Federico, continuò a fare il doppio gioco per il cementificio di Toto, esattamente come ora sta facendo per la SNAM, fino a quando l’assemblea pubblica del 27 giugno non chiuse la partita».
I cittadini si appellano dunque al primo cittadino: «dal momento che prova una irresistibile attrazione per il capoluogo adriatico, riconosca che, almeno in fatto di cementifici, il suo omologo di Pescara ha le idee molto più chiare».