LA PROTESTA

Celano, autista di scuolabus si incatena davanti al Comune

L’uomo lavorava per conto di una società municipalizzata

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Celano, autista di scuolabus si incatena davanti al Comune
CELANO. Pietro D’Andrea. Si chiama così l'autista di scuolabus da ieri incatenato davanti al Comune di Celano per chiedere uno stipendio dignitoso. 48 anni, tre figli di 15, 6 e 4 anni, una famiglia da mantenere.

Da quando infatti la società municipalizzata presso cui lavorava come autista è andata in liquidazione ed il servizio è stato affidato ad un’altra ditta sono iniziati i problemi.
Per i consiglieri del Pd Carlo Cantelmi, Antonello Di Stefano, Aniceto Ciaccia, Calvino Cotturone, Nazareno Tiberi e Daniele Bombacino che hanno addebitato le colpe all’amministrazione Piccone, tutto questo è inaccettabile.
«È il risultato del fallimento della società municipalizzata», hanno dichiarato, «oggi in liquidazione ampiamente previsto e più volte denunciato dall’opposizione, che ha fatto guadagnare decine di migliaia di euro al suo direttore generale e lasciato centinaia di migliaia di euro di debiti ai cittadini, oltre che dipendenti precari costretti ad accettare l'elemosina da ditte esterne a cui il Comune ha affidato i servizi che erano della municipalizzata stessa».
Accuse respinte in tronco dal Comune che, al contrario, ha sostenuto di essersi sempre adoperato, tenendo conto delle varie esigenze, per la salvaguardia dei posti di lavoro.
Pietro D’Andrea era alle dipendenze della Spm, Servizi Pubblici Marsicani, che gestiva tra gli altri, il trasporto scolastico per il Comune di Celano.
Dopo la sua liquidazione, i servizi sono stati affidati temporaneamente ad una società esterna che si è avvalsa dei dipendenti in carico alla Spm, in attesa di una gara.

Solo in seguito, dopo il bando di gara, il servizio è stato affidato per la durata di cinque anni ad una ditta esterna che ha previsto, secondo il Comune, «in base al servizio richiesto, il riassorbimento di 2 autisti e l’assunzione di 2 accompagnatori, prevedendo un monte ore pari a 25 ore settimanali per autista». Il nuovo rapporto di lavoro, inoltre, sempre secondo l’Ente, dovrebbe integrare ore aggiuntive per le uscite didattiche ed extrascolastiche delle scuole.

A questo punto, sostiene l’amministrazione, «D’Andrea, a differenza degli altri che hanno accettato, ha rifiutato la proposta contrattuale avanzata dall’azienda, ricorrendo anche a metodi poco ortodossi di minaccia e di protesta, tali da provocare l’allontanamento del direttore amministrativo della ditta e la conseguente interruzione di ogni possibilità di dialogo tra le parti».
Un po’ diversa è la versione del dipendente che ha dichiarato alla stampa di aver lavorato nei mesi di luglio e agosto per un corrispettivo del 60% del suo stipendio ordinario e che la nuova società di servizi per la sua riassunzione, gli ha imposto una variazione contrattuale che prevede nove ore settimanali per un totale di trentasei ore mensili.
m.b.