STORNI SELVAGGI

Se il presidente dell'Aca «ruba l'acqua» e telefona da un cellulare di un extracomunitario...

Le carte dell'inchiesta della procura di Pescara.

Alessandro Biancardi

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Alessandro Biancardi

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Se il presidente dell'Aca «ruba l'acqua» e telefona da un cellulare di un extracomunitario...
PESCARA. Siamo davvero in cattive acque. Acque agitate, si immaginerebbe. Invece l'inchiesta della procura che vuole a giudizio i vertici dell'Aca non preoccupa proprio nessuno.

Meno che mai i sindaci che non si sono mai accordi della pratica degli storni selvaggi né dei presunti illeciti che da molti anni avvengono nell’Aca.
L'inchiesta del sostituto procuratore, Gennaro Varone, nata da una serie di esposti dell'associazione Codici, alla fine è stata ridotta e ristretta e conta "solo" 11 indagati tra cui i massimi vertici dell’Aca, qualche letturista e tecnico, il responsabile delle fatturazioni Gennaro Giancarli, politici. Sono contestati reati gravissimi per pubblici ufficiali e amministratori pubblici ma anche dipendenti della stessa società Aca: furto, abuso d'ufficio, falsi a volontà. Impigliati nel «sistema Aca» soltanto un paio di beneficiari degli sgravi illeciti.
L’inchiesta è importante soprattutto per capire come in realtà viene gestita la società Aca dalla politica e quali logiche muovano alcuni personaggi che, proprio perchè politici, hanno interessi o vantaggi nell’operare gli sgravi.
Non solo amici o elettori, ognuno pensava prima a se stesso e così la Squadra mobile diretta all’epoca da Nicola Zupo, arriva a scoprire che lo stesso direttore generale Bartolomeo Di Giovanni si fa stornare le bollette dell'acqua per importi esigui: una addirittura di 17,52 euro.
Il metodo consolidato è quello noto: si simulava che vi erano perdite o che il contatore non funzionasse a dovere e che dunque il conteggio delle fatture emesse fosse errato e si procedeva agli sgravi. In alcuni casi per la pratica ci si basava sulla attestazione del tecnico Aca o sulla presentazione di una fattura per lavori di riparazione commissionati direttamente dai privati per la riparazione.
Ci pensava Giancarlo Gennari, responsabile della fatturazione, a stornare ‘selvaggiamente’ gli importi e pare che durante le indagini la polizia non lo abbia mai sorpreso a ribellarsi a questa pratica che pure altri gli imponevano (qualche volta la domanda che si faceva al telefono era «a chi interessa? Al presidente?»).
Così a conti fatti la pratica dello storno ha macinato importi ingenti anche perchè lo sconto veniva fatto soprattutto a imprese, ditte, esercizi commerciali. Un solo caso eclatante è poi finito nella richiesta di rinvio a giudizio ed è quello che riguarda i cantieri di Carlo Fidanza a Montesilvano che aveva contatori abusivi e non a ruolo e dunque non pagava bollette.
Di fatto gli storni calcolati approssimativamente dalla Associazione Codici superano di gran lunga 1,5 milioni di euro e possono sforare tranquillamente i 2 milioni. Di tutte le operazioni di sgravi di cui rimane traccia contabile non è stato possibile avere la prova di illeciti per cui gli investigatori hanno potuto contestare penalmente una bassissima percentuale di storni illeciti: quelli di cui hanno prove che reputano solide. Gli altri sono soldi che sicuramente non entreranno nelle casse dell'Aca e tra questi ci saranno di certo anche contatori davvero malfunzionanti.


IL PRESIDENTE CHE «RUBA L’ACQUA»
Nella villa di proprietà del presidente, casa che sta per essere ultimata in Frazione Musellaro nel comune di Bolognano, la polizia ha trovato un allaccio non registrato alla rete idrica.
L’abitazione in realtà risulta connessa alla rete idrica con installazione di ben due contatori ma a ben guardare nel sistema dell’Aca la polizia dice di non ritrovare le relative matricole e dunque risultano essere inesistenti e, quindi, non inseriti a ruolo.
In particolare la prima matricola sarebbe di un vecchio contatore assegnato ai Comuni, prima della gestione dell’Aca, mentre il secondo contatore sarebbe della gestione Aca.
Entrambi i contatori, sono privi della relativa e prescritta “piombatura” che i tecnici inseriscono al momento dell’installazione dei contatori per evitare manomissioni o manovre fraudolente.


LA MOGLIE SINDACO, DIPENDENTE E IGNARA
Insomma –secondo la tesi della procura- Di Cristoforo, presidente della società pubblica che gestisce il servizio idrico, non avrebbe pagato l’acqua per anni.
Se le prove raccolte dalla procura dovessero reggere anche nel futuro processo allora bisognerà ipotizzare che le bollette dell’Aca non siano mai arrivate in casa Di Cristoforo.
La domanda spontanea potrebbe allora essere: Di Cristoforo si è mai informato sul mancato arrivo delle bollette? Eventualmente la moglie, la signora Silvina Sarra, sindaco di Bolognano e comune socio dell’Aca, si sarà posto lo stesso problema? D’altronde la signora Sarrà avrebbe avuto grande facilità nel controllare velocemente la pratica visto che della stessa società presieduta dal marito è dipendente con il 7° livello, avendo fatto un balzo di due livelli in un colpo solo.
Difficile sapere, più facile invece è indovinare come abbia votato il sindaco di Bolognano sulla rielezione di Di Cristoforo a presidente o sugli aumenti della tariffa dell’acqua.Sta di fatto che qualche tempo dopo gli ex colleghi della Forestale di Di Cristoforo bussarono nuovamente a casa del sindaco di Bolognano per sequestrare parte dei manufatti della villa con l'accusa di abuso edilizio.


IL FRUTTIVENDOLO AI GRANDI ALBERGI
Sempre durante le indagini è stato possibile riscontrare che, presso la sede dell’Hotel Serena Majestic di Montesilvano, vi sono un emporio ed un supermercato che sono stati affittati con regolare contratto alla società “Super Brill s.a.s.”
Quest’ultima società risulta avere avuto diversi passaggi di proprietà ma amministratore unico e legale rappresentante, all’epoca della stipula del contratto di affitto, era Silvina Sarra. Fugacemente gli investigatori annotano che dal controllo del sistema interno di gestione dell’Aca tra i vari storni (non contestati dalla procura) vi è anche quello del grande albergo di Montesilvano con uno sgravio di euro 61.535 euro per una fattura del 24.8.2006 e di 8.310 euro per un’altra fattura del 28.7.2006.


IL CELLULARE DELL’EXTRACOMUNITARIO SCONOSCIUTO E SENZA PERMESSO DI SOGGIORNO
Di Cristoforo nel corso delle indagini del 2010 telefona molto e spesso con il telefono intestato all’Aca ma i poliziotti si meravigliano quando ascoltano la voce del presidente che chiama da un numero che non conoscevano prima.
E’ il 22 maggio e di Cristoforo chiama Lorenzo Livello, direttore dell’Aca, i due parlano della riunione dei sindaci per l’approvazione del bilancio ma Di Cristoforo si mostra molto duro nei confronti del sindaco di Torre dei Passeri, Antonello Linari, perché non si sarebbe allineato.
Di Cristoforo dice che lui «gli avrebbe fatto brutto» e che gli avrebbe detto che se ce l’aveva personalmente con lui lo avrebbe dovuto attendere di fuori che «gli avrebbe gonfiato la testa».
A parte lo sfogo la polizia fa indagini sul cellulare chiamante e scopre che la scheda Tim è intestata a Obioma Vagur, nato in Senegal il 3.5.1977 e residente a Napoli in Via Campagna n.187.
Il mistero è che il nominativo non risulta negli elenchi del ministero degli interni e dunque sarebbe di una persona priva del tutto di permesso di soggiorno. Un clandestino dunque irrintracciabile.
Altra particolarità che è emersa dalle indagini è che in occasione della perquisizione a casa di Cristoforo la Squadra mobile ha rinvenuto una busta con la scritta “per Ezio dal Compare” con l’indicazione di un numero telefonico. All’interno della busta due fatture dell’Aca intestate ad Alberto Di Marco (indagato) e da pagare l’una di 4.219,44 euro e l’altra di 40,07 euro. Anche per lui uno sgravio di 4.219,44 euro e di 122,93 euro.
«Lo sgravio», annota la polizia, «non è motivato da nessuna giustificazione e non si rilevano nemmeno consumi anomali ma la media giornaliera appare costante».
Sempre in occasione della perquisizione è stato sequestrato un esposto a firma di un fantomatico “Komitato per la liberazione” che segnalava gravi irregolarità nelle assunzioni e nella gestione dell’Aca. Sequestrata anche la documentazione relativa all’avviso pubblico di selezione di personale come staff della presidenza di sei persone da assumere.