L'INCHIESTA

Il presidente dell’Aca «ha rubato l’acqua». Codici: «connivenza politica dei sindaci che lo hanno votato»

L’inchiesta sugli storni selvaggi non ha smosso la politica. L’associazione chiede le immediate dimissioni di Di Cristoforo

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D'Andrea e Pettinari

D'Andrea e Pettinari

PESCARA. Il presidente dell’Aca, Ezio Di Cristoforo, ha rubato per anni l’acqua.

Per lui i rincari che ha avallato, proposto e autorizzato non sono stati un gran problema.
I fatti sono chiari -come emerge da rilievi fotografici e dalle verifiche informatiche nel sistema dell’Aca che ha fatto la procura-: è stato messo un contatore abusivo con relativo allaccio, altrettanto abusivo, creando una derivazione ed escludendo il contatore “ufficiale”. Nessuna iscrizione a ruolo e nessuna bolletta.
Sono alcuni dei particolari trapelati oggi dalla conferenza stampa della associazione Codici Abruzzo (che ha fatto partire l’inchiesta) nella quale Giovanni D’Andrea, responsabile regionale, e Domenico Pettinari, responsabile provinciale, hanno snocciolato tutti i capi di imputazione che la procura di Pescara contesta agli 11 indagati, tra cui i vertici dell’Aca, la spa pubblica gestita da sempre dal “partito dell’acqua”.


11 INDAGATI TRA QUESTI POLITICI NAVIGATI E DIRIGENTI DELL’ACA
EZIO DI CRISTOFORO, difeso dagli avvocati Giuliano Milia e Sergio Della Rocca (che ha avuto consulenze a l’Aca) è accusato di furto aggravato, «perché», dice la Procura di Pescara, «al fine di trarne profitto, si appropriava con continuità di acqua d’uso potabile sottraendola all’ente gestore, usando lo stratagemma di collegare la propria abitazione di Bolognano abusivamente alla linea di somministrazione pubblica mediante un allaccio parallelo a quello regolare». Viene contestata anche l’aggravante di «aver commesso il fatto su cosa destinata a pubblico servizio, con violenza sulle cose e con mezzo fraudolento per aver occultato l’allaccio abusivo mediante applicazione del contatore non funzionante e non iscritto a ruolo».
Di Cristoforo deve inoltre rispondere di peculato «per essersi appropriato abusivamente del contatore che gli sarebbe servito per l’allaccio abusivo» e di abuso d’ufficio, «perché in qualità di presidente della società, attraverso Giancarlo Gennari, che non rifiutava l’esecuzione di un ordine manifestamente criminoso, disponeva l’immediato ripristino dell’erogazione di acqua potabile al ristorante “Iva” di Bucchianico a beneficio dell’istigatore Gianfranco D’Orazio».
Questo sarebbe avvenuto nonostante la somministrazione fosse stata interrotta «con legittimo ordine di servizio dal competente ufficio per conclamata reiterata e notoria morosità (per questo la società non ha potuto incassare oltre 17.000 euro)».
Di Cristoforo deve anche difendersi dall’accusa di falso in atto pubblico «perché nella qualità di presidente di un ente pubblico e dunque pubblico ufficiale, in concorso con Alberto di Marco (beneficiari della condotta criminosa) ed un funzionario esecutore non individuato, avrebbe attestato falsamente le condizioni per lo sgravio dei consumi su una fattura dell’importo di oltre 4000 euro».
GIANCARLO GENNARI, difeso dall’avvocato Vincenzo Di Girolamo, deve rispondere di una serie di falsi ideologici in atto pubblico «per aver attestato falsamente nella qualità di funzionario responsabile del servizio fatturazione dell’Aca la ricorrenza di falsi presupposti per lo sgravio di fatture intestate alla ditta “Del Biondo srl” per circa 12mila euro. Stessa cosa anche per il Circolo tennis di Pescara (storno di 14mila euro) e per lo stabilimento di Riccardo Padovano “Voglia di mare”. A Gennari vengono contestate anche altrettante truffe.
BARTOLOMEO DI GIOVANNI. Direttore dell’Aca indagato anche lui e beneficiario di alcuni storni selvaggi per una serie di fatture di importi esigui relativi alla sua utenza. Tra questi c’è anche uno sgravio per una bolletta di 17,52 euro.
Gli altri indagati sono:
GIANCARLO CECI
RICCARDO LACCHE’ PADOVANO
ALBERTO DI MARCO
EMILIO FERRONE
ZOPITO LIVELLO
(padre del funzionario Aca Lorenzo Livello)
GIANFRANCO D’ORAZIO
CARLO FIDANZA
VITTORIO GIUSTINO SULPIZIO


RUBARE L’ACQUA ALLA SOCIETA’ CHE SI PRESIEDE
Basterebbe questo “piccolo” reato per far scatenare in un Paese normale un putiferio, una rivoluzione o scatenare l’ira dei cittadini, -hanno detto nella conferenza stampa i rappresentanti di Codici- invece in questo paese Di Cristoforo è appena stato rivotato a grandissima maggioranza da uno stuolo di 35 sindaci.
Si dirà: ma non sapevano nulla. Ma tutti gli indagati avevano già ricevuto l’avviso di conclusione delle indagini alcuni mesi fa ed alcuni di essi hanno anche chiesto di essere ascoltati dal pm. Le cose, dunque, si sapevano e poi sarebbe bastato ai sindaci leggere i giornali per tutelarsi un po’ di più e fare scelte oculate.
«E' grave - ha spiegato Giovanni D'Andrea, che quest’estate ha provato a sfidare il presidente uscente raccogliendo solo una preferenza - che Di Cristoforo sia ancora in carica. Tutto questo è inammissibile e perciò chiediamo, oltre alle dimissioni, anche la presa di coscienza da parte dei cittadini ma anche dei sindaci soci dell'azienda, perché siamo di fronte al paradosso che il presidente di una azienda acquedottistica, potrebbe essere colpevole di furto d'acqua».
E proprio su questo argomento Pettinari è andato giù duro nei confronti della politica e di quei sindaci che hanno manifestato fiducia incondizionata al presidente dell’Aca.
«Ritengo che quei 35 sindaci che lo hanno votato», ha detto, «siano collusi ma non nel reato quanto nello stesso modo di fare politica: si tratta di una connivenza politica; come altrimenti si può definire un appoggio incondizionato ed acritico ad un amministratore del genere? Siamo in presenza di scelte scellerate di quei sindaci e della politica».


STORNI MILIONARI AGLI AMICI
L’inchiesta per la quale nei giorni scorsi il pm Gennaro Varone ha chiesto il rinvio a giudizio ruota intorno ad una serie di storni effettuati dall’Aca. In totale sono alcune decine di migliaia quelli contestati dalla procura ed accertati come tecnicamente "illeciti"; sono invece centinaia quelli che si evincono dal sistema di gestione della fatturazione dell'Aca.
Molti degli storni (anche quelli non contestati) sarebbero avvenuti su pressione di diversi politici che al telefono chiedevano assistenza per questo o quell’elettore speciale e tutti chiedevano di velocizzare la pratica per lo sgravio.
Il motivo per cui l’ente finanziato interamente con soldi pubblici non avrebbe incassato milioni di euro era sempre lo stesso: una perdita "occulta" o il contatore malfunzionante. Peccato che a certificare il guasto, spesso solo teorico, erano persone che si davano da fare perché lo «voleva il presidente», o perché il beneficiario era amico di quel politico o sponsorizzato da quell’altro. Gli investigatori hanno infatti potuto accertare solo alcune manomissioni al sistema di fatturazione il cui capo è Giancarlo Gennari, consigliere provinciale Pd e dipendente Aca, al quale tutti si rivolgevano per stornare selvaggiamente cifre che in totale ammontano ad oltre 2 mln.
Nessuno però potrà mai dire con certezza se quella cifra è frutto di illeciti oppure di reali perdite: bisognerà digerire il dubbio. Resta la certezza che moltissimi tra cittadini e imprenditori si rivolgevano a qualche politico per avere la pratica di sgravio: che necessità c’era di avere la “raccomandazione” pure per non pagare una bolletta in presenza di una vera perdita?


«IRREGOLARITA’ MACROSCOPICHE»
La procura tra le carte dell’inchiesta parla ripetutamente di «continui e molteplici illeciti» e di «irregolarità macroscopiche» in moltissimi ambiti tanto che inizialmente gli indagati erano molti di più ma il sostituto procuratore Gennaro Varone ha ritenuto di dover sfoltire e di chiedere l’archiviazione di molte posizioni e contestazioni. Molti rami sono caduti anche in considerazione della batosta che il gip, Gianluca Sarandrea, ha inferto all’inchiesta nel momento in cui il pm aveva richiesto le misure interdittive degli arresti, poi non concessi dopo l’interrogatorio.
Insomma pochi i reati contestati ma molti gli aspetti rilevanti e seriamente preoccupanti riportati in questa inchiesta che difficilmente potrà fregiarsi di pene esemplari o arrivare ad un provvedimento definitivo.


LA VOTAZIONE
Contro la rielezione di Di Cristoforo hanno votato contro Pescara, Chieti, Spoltore, Montesilvano, San Giovanni Teatino, Civitaquana. Hanno votato a favore invece Abbateggio, Alanno, Arsita, Atri, Bisenti, Brittoli, Bolognano, Bucchianico, Casalincontrada, Castiglione Messer Raimondo, Castilenti, Catignano, Civitella casanova, Collecorvino, Corvara, Cugnoli, Elice, Francavilla, Lettomanoppello, Loreto aprutino, Miglianico, Montebello di Bertona, Ortona, Penne, Pescosansonesco, Pianella, Pietranico, Pretoro, Ripa Teatina, Roccamontepiano, Rosciano, Silvi, Tollo, Turrivalignani, Vicoli.