Porto Pescara, nuove analisi ma Confcommercio sbotta: «ci prendono in giro»

«Danni incalcolabili, far partire il dragaggio»

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Porto Pescara, nuove analisi ma Confcommercio sbotta: «ci prendono in giro»
PESCARA. «Verità e certezze sui fanghi del porto di Pescara». La richiesta è di Confcommercio e arriva dopo la notizia che a breve inizieranno ulteriori analisi sulle acque del fiume.

L’Arta ha infatti annunciato che il 17 settembre inizierà, insieme all’Ispra, una nuova serie di verifiche sui fanghi della darsena che dovranno sciogliere un giallo fino ad ora senza soluzione: la concentrazione di Ddt presente nell’acqua è più alta del consentito o no?
Si tratta di un vecchio dilemma che vede contrapposte due verità che però non possono coesistere.
La Procura de L’Aquila, che ha bloccato i lavori di dragaggio a poche ore dall’inizio (iscrivendo nel registro degli indagati tre persone) , dice di sì. L’Arta dice di no e ha ribadito più volte che non c’è alcun pericolo né veleno nelle sabbie da asportare e riversare in mare.
L’Ispra, chiamata nei mesi scorsi a fare da arbitro, alla fine, a febbraio, ha deciso di non decidere.
Adesso scatta una nuova verifica con una «procedura condivisa» tra Arta e istituto superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale. Ma Confcommercio sbotta: «siamo stanchi di essere presi in giro».
Per l’associazione di categoria in questo modo viene perso ancora del tempo prezioso e chiede che, almeno a questo giro, il tutto avvenga in «tempi brevissimi, per non dire immediati» e se non si riscontrerà presenza di Ddt o altri inquinanti, allora, si dovrà procedere subito al dragaggio.
Se invece le analisi dovessero rivelare contaminazioni, «ci si attivi con ogni mezzo per bonificare il fiume, e restituire finalmente a Pescara a alla fascia costiera il suo Porto».
Da sei mesi lo scalo è bloccato ed impantanato ed è ormai impossibile quantificare i danni in termini economici e di immagine che la città sta subendo a causa di questa vicenda.
Confcommercio parla di «classico rimando di responsabilità e azioni tutto italiano, frutto di lungaggini e procedure burocratiche la cui assurda complessità sfugge anche al più elementare buon senso».