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Delocalizzazione cementificio, Confcommercio dice sì, Confindustria dice no

Attesa per la decisione sul rinnovo dell’autorizzazione

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Delocalizzazione cementificio, Confcommercio dice sì, Confindustria dice no
PESCARA. Due pareri opposti. Uno concorde con l’idea della giunta Mascia che vuole sfrattare il cementificio. L’altra totalmente contrastante.


Come prevedibile si è infuocato il dibattito sulla delocalizzazione dell’impianto che si trova in via Raiale. La Confcommercio ha rivolto un sincero apprezzamento all’idea del primo cittadino di Pescara Luigi Albore Mascia. L’idea non piace, invece, a Confindustria.
Per capire cosa succederà bisognerà attendere l’esito della Conferenza dei Servizi che, acquisiti tutti i pareri, emetterà la propria decisione. Se dovesse arrivare una nuova autorizzazione (ormai in scadenza) alla società titolare del cementificio, la Sacci Spa, la vicenda per il sindaco Mascia si complicherà ma l’amministrazione comunale si è detta pronta ad attivare «tutte le misure amministrative possibili» per lo spostamento. Compreso il ricorso al Tar.
Confcommercio ricorda che già nel maggio del 2008 e nei mesi a seguire, tra le polemiche, si fece portavoce di una trovata simile. Adesso spera che la questione non resti solo sui tavoli burocratici, ma venga «concretamente affrontata e risolta per evitare nuovi e ulteriori danni all’ambiente e alla salute stessa della collettività».
Lo stesso appello è stato rivolto dall’associazione di categoria al presidente della Regione Abruzzo Gianni Chiodi; all’ente regionale sono stati infatti richiesti «massima attenzione e impegno».
Allo stesso tempo, però, Confindustria Pescara stigmatizza - in una nota - il comportamento «poco costruttivo» del Comune che «senza alcun dialogo preventivo con l'azienda e con l'associazione di categoria che la rappresenta - ha depositato il proprio parere negativo alla Conferenza di Servizi».
«La nostra organizzazione - si legge nella nota - già da anni si adopera per creare le condizioni che facilitano la piena integrazione e responsabilizzazione delle imprese sul territorio ove esse operano; resta imprescindibile il pieno rispetto delle norme che organizzano la vita civile ed in particolare quelle volte alla tutela dell'ambiente e della salute. Al contrario rifiutiamo categoricamente posizioni di contrasto da parte delle pubbliche amministrazioni quando le condizioni previste dalla legge - sui temi dell'ambiente e della salute pubblica - vengano rispettate dalle aziende. Questo modo non lungimirante di agire, se puo' avere un impatto a livello di comunicazione, di fatto non porta a nessuna posizione costruttiva per la soluzione dei problemi».
Confindustria se la prende anche con la Confcommercio: «le critiche senza dialettica e senza proposte concrete restano improduttive di effetti e rischiano di alimentare inutili polemiche»