AMBIENTE E AFFARI

Affari e conflitti (di interesse) sul piano cave da redigere

Procedura bloccata, e spunta un secondo esperto da inserire

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Affari e conflitti (di interesse) sul piano cave da redigere
ABRUZZO. Si agitano interessi, si muovono persone, si firmano carte, ci sono abboccamenti informali, insomma ci si agita parecchio per decidere chi dovrà mettere bocca (o meglio, la testa) sul piano cave.

E già perché lo strumento che sarà la “bibbia” per la Regione, che potrà poi concedere o meno licenze ai cavatori, si attende da anni e, per motivi oscuri e non chiariti dalla giunta Chiodi e dalle precedenti squadre di governo, si sono accumulati anni di stallo. Da qualche mese tuttavia qualcosa sembra muoversi con i tempi propri di certe amministrazioni che non abbondano in encomi e così si è arrivati alla fase di scelta dei tecnici che dovranno lavorare e redigere materialemente il piano.
Si tratta di tecnici, ingegneri e legali che, ognuno per la propria parte, dovrà scrivere le norme, studiare i testi vigenti, interpolare le nuove norme con quelle nazionali ed europee: insomma un lavoro importante che condizionerà la vita futura della regione e quella delle moltissime imprese multinazionali del cemento che pure stanno alla finestra ad attendere.
Con il piano cave si deciderà dove, come, quando e per quanto tempo le imprese potranno cavare il territorio, deturparlo per estrarre materie prime e dove invece sarà assolutamente vietato. Saranno stabiliti i costi da sostenere per i privati e moltissimi altri vincoli. Migliore è il piano più tutela ci sarà per il pubblico. Ovvio.
Lancia l’allarme il capogruppo di Idv, Carlo Costantini, che chiede «chiarezza sulle procedure di selezione dei consulenti per il piano». Oggi presenterà una interrogazione urgente al presidente Chiodi per conoscere le ragioni dei ritardi che sta subendo la procedura di assegnazione dell’incarico di consulente giuridico della Regione Abruzzo.
Ritardi di cui PrimaDaNoi.it si è già occupata in passato senza sortire alcun effetto apparente.
La procedura selettiva è stata regolarmente espletata, con l’individuazione del professionista da incaricare. Poi, però, riferisce Costantini, tutto si sarebbe bloccato, perchè al vincitore della selezione sarebbe stato imposto di condividere l’incarico (e la parcella) con altro professionista (di fuori regione), che non avrebbe neppure partecipato alla selezione.
Insomma ora qual è il nuovo problema? Intanto bisognerebbe capire che tipo di “pressioni” siano state fatte sul professionista chiamato a redigere il piano per fargli condividere il lavoro con un suo collega; fonti interne riferiscono che, casualmente, proprio questo collega non abruzzese sia un professionista notoriamente vicino alle associazioni di categorie rappresentative delle imprese che operano nel settore delle cave.
Voci bene informate (confermate da una rapida verifica su internet), dicono, inoltre, che il tale sia anche stato in passato difensore di uno dei colossi più grandi del cemento e che pure operano in Abruzzo.


«In pratica esattamente la figura professionale che si dovrebbe evitare, quando la pubblica amministrazione deve prendere decisioni che incidono sulle aspettative di privati», chiosa Costantini.
«Ora è concreto il pericolo che il vincitore della selezione si rivolga alla giustizia per tutelare le proprie ragioni e che il procedimento subisca un rallentamento», ha aggiunto il capogruppo Idv, «con la conseguenza che, dopo decenni di attesa, l’Abruzzo resti chissà per quanto tempo ancora senza il proprio Piano Cave. E con il rischio, altrettanto concreto, che la perdurante assenza di regole consenta a qualcuno di continuare a sventrarne il paesaggio. La questione del blocco delle autorizzazioni all’apertura di nuove cave in Abruzzo, nella attesa della approvazione del Piano Regionale delle Cave, approvata dal Consiglio Regionale, e’ stata oggetto di un aspro scontro, che ha visto gran parte del PdL sostenere che i tempi sarebbero stati troppo lunghi da sostenere per le imprese del settore. Ora, dalla risposta di Chiodi, sarà possibile capire se qualcuno sta contribuendo ad allungarli ulteriormente».
La competenza del piano cave è della Regione che tuttavia ha affidato materialmente la gestione ad Abruzzo Sviluppo ed è in questo ente strumentale che la vicenda si è prima incagliata ed ora sembra ingarbugliata. Urgono risposte. E magari anche un tantino di trasparenza.