SANITA'

Meno primari entro dicembre: il Comitato Lea impone una griglia standard nazionale

Gli Atti aziendali Asl saranno stravolti con la cancellazione dei primari in esubero

Sebastiano Calella

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Meno primari entro dicembre: il Comitato Lea impone una griglia standard nazionale
ABRUZZO. La polemica sollevata dalla Cisl Fp sui troppi primari presenti in Abruzzo forse ha più un significato politico che tecnico.

Non a caso infatti Chiodi è stato accusato «di essere già in campagna elettorale», visto che a volte la nomina di un primario può avere riscontri positivi nel consenso sul territorio. Dal punto di vista tecnico, invece, pur essendo la denuncia certamente fondata, è probabile che la Regione abbia lasciato correre le proposte in esubero dei manager perché sa bene che il quadro delle Uoc complesse in Abruzzo è destinato ad essere stravolto. E questo cambiamento ci sarà non tanto per queste polemiche, quanto per le decisioni del Comitato permanente dei Lea che la Regione dovrà obbligatoriamente rispettare entro il 31 dicembre prossimo. Il che farà piazza pulita dei tentativi di bypassare le restrizioni imposte sulla spesa dei primari che in realtà sono circa 20 in più in tutta la Regione, mentre a livello territoriale se ne registrano circa 40 Uoc in meno.
Ci sarà perciò un riequilibrio, con la cancellazione degli esuberi ospedalieri e con l’adeguamento di quelli sul territorio. Dunque è vero, come dice la Cisl Fp, che nei quattro Atti aziendali delle Asl abruzzesi ci sono più Unità operative complesse (Uoc) e quindi più primari, rispetto alle linee guida della Regione. Ma è altrettanto vero che questo a volte è stata una scelta meditata perché applicando i criteri regionali (che peraltro non sono prescrizioni rigide) oppure lo standard del ministero,  ad esempio c’era il rischio che in almeno 6 ospedali abruzzesi non ci fosse un primario di Chirurgia. Il che è impensabile e su questo la politica ha mediato, istituendo comunque l’Uoc.
Allora per diminuire la spesa dei primari bisogna chiudere gli ospedali? Non sembra questa la strada giusta. Il fatto è che l’Abruzzo esprime una popolazione così ridotta rispetto ai numeri di città e regioni dove in rapporto operano meno ospedali, che l’esistenza 16 ospedali fa gridare allo scandalo. Ma scandalo non è, perché il diritto costituzionale alla salute vale anche per i cittadini delle montagne che non possono raggiungere l’ospedale con il mezzo pubblico, la metro o con strade più scorrevoli. Quindi il problema che si pone non è tanto la chiusura dei piccoli ospedali, quanto il numero e il costo dei primari e delle Unità operative complesse che debbono rispettare alcuni standard, salvo deroghe giustificate. 


PRIMARI TAGLIATI ENTRO FINE ANNO
Dunque entro fine anno tutti i primari in più saranno tagliati ed il loro numero sarà ricondotto ad uno standard nazionale imposto e già noto. Attualmente, a quanto se ne sa, la situazione delle Uoc nelle varie Asl è questa: Teramo è in regola, Pescara ne ha un paio in più, Chieti e L’Aquila viaggiano intorno alle 10 Uoc in eccesso. Come detto, il tutto è destinato a cambiare con la griglia standard imposta per la creazione di un posto di primario, secondo un’operazione satellite del complesso sistema per la riduzione stabile della spesa per il personale del Sistema sanitario nazionale. Lo standard individuato chiarisce quando, dove e con quali numeri sarà possibile creare le strutture operative semplici e complesse, quelle ospedaliere o territoriali, le posizioni organizzative e di coordinamento sia del personale medico che di quello del comparto. Secondo i dati elaborati direttamente, il Comitato Lea prima ha raccolto i numeri dei primari Regione per Regione, poi ha creato la griglia standard.
Dunque nel 2009 l’Abruzzo aveva 601 Unità operative complesse (427 ospedaliere e 174 territoriali). A queste si aggiungevano 740 Unità semplici (558 in ospedale e 182 fuori). Dopo questa rilevazione sono stati creati degli indicatori standard, come il numero minimo di posti letto negli ospedali per giustificare la creazione di un primariato, e il numero degli abitanti per le Uoc non ospedaliere. Le strutture operative semplici sono calcolate invece in rapporto alle Uoc. Lo standard ora è il seguente: l’Abruzzo potrà avere una Uoc ospedaliera, cioè un primario, ogni 17,5 posti letto. Per quella territoriale ce ne sarà una ogni 9.158 abitanti. Tradotto ciò significa che su circa 4.800 posti letto (3,5 pl ogni 1000 abitanti) ci potranno essere circa 280 primari. Le strutture semplici saranno invece 1,31 ogni Uoc. Sarà difficile forzare questa griglia e c’è tempo solo fino a dicembre: quando si tratterà di tagliare i primari in più toccherà alla politica chiedere le deroghe di cui l’Abruzzo ha bisogno per l’assistenza sanitaria nelle zone montane interne.