POLITICA E GIUSTIZIA

Alba Adriatica, assessore rinviato a giudizio: scoppia la polemica

Il sindaco Giovannelli:«nessun caso Marziale»

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Alba Adriatica, assessore rinviato a giudizio: scoppia la polemica
ALBA ADRIATICA. Estate rovente ad Alba Adriatica. Non tanto per le elevate temperature, quanto per i temi bollenti che l’amministrazione Giovannelli ha dovuto affrontare.

Tra le questioni che hanno squassato gli equilibri di Palazzo di Città ci sono le dimissioni (richieste dal Pd) di Pierluigi Marziale, assessore al Turismo, rinviato a giudizio ed in presunto conflitto di interessi per il duplice ruolo di assessore e tecnico progettista.
Marziale è stato rinviato a giudizio insieme ad altre 77 persone nell’ambito dell’operazione Alba Orientale con l’accusa di concorso in violazione della legge sull’immigrazione perché, secondo la procura, sarebbe il rappresentante legale di un appartamento, messo a disposizione da un’agenzia immobiliare di un cittadino extracomunitario.
Secondo il coordinatore del Pd di Alba Adriatica, Tiziano Cimini questa condotta è in contrasto con il codice etico-morale del Pd. Per il sindaco Franchino Giovannelli che ha preso le difese dell’assessore non esiste un caso Marziale. Il primo cittadino ha lanciato una proposta al Pd: tornare al congresso per la nomina di un nuovo vertice del partito perché, ha detto, la fiducia sarebbe venuta meno.
E questo non è l’unico problema che affligge Alba Adriatica. Il gruppo Sel Val Vibrata ha parlato in senso lato di «volantini non firmati di cattivo gusto, illeciti amministrativi taciuti, fondazioni che dovevano portare una ventata di cultura nella cittadina trasformatisi in farsa per il solito scambio di voti».
«A noi di Sinistra Ecologia e Libertà Val Vibrata», ha detto il gruppo,«sembra quasi ci sia uno stravolgimento del buon senso del fare politica: poca sobrietà, mancanza di serietà, coerenza e trasparenza che non fanno altro che allontanare i cittadini dalla cosa pubblica. Occorre dare un segnale forte alla cittadinanza che deve poter tornare ad avere fiducia nelle istituzioni e chi le dirige partendo da un dialogo tra le forze politiche e la promozione di strumenti che riportino il cittadino a scegliere della propria città come la democrazia partecipata e le primarie per il candidato sindaco. Al centro però di una sana dialettica politica ci devono sempre essere i problemi della collettività e non gli individualismi che cercano di annullare gli avversari politici a livello personale».