SANITA'

Se ne va anche l’Ospedale militare, Chieti si svuota silenziosamente

La decisione di sopprimerlo arriva dopo altre chiusure di siti militari

Sebastiano Calella

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Sebastiano Calella

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L'ospedale militare

L'ospedale militare

CHIETI. A Chieti chiude “anche” l’ospedale militare. E la città si svuota inesorabilmente.

Come la famosa “margherita” che viene sfogliata petalo per petalo: qui saltano uffici, enti, aziende. Altro che “m’ama, non m’ama”… L’edificio che sovrasta la Villa comunale di Chieti e che è punto di riferimento per la medicina legale nella fascia adriatica dall’Emilia alla Puglia, è destinato ad essere dismesso nell’ambito della politica dei tagli che interessa anche la Difesa.
Resteranno senza lavoro 21 civili e 29 militari, cioè un esubero di 50 persone che non hanno ancora una destinazione.
«Ma il problema non è solo questo – spiega Andrea Gagliardi, Cgil, che insieme agli altri sindacati si oppone a questa operazione – la chiusura dell’ospedale pone seri problemi all’economia della città, in un momento già difficile. E’ una mazzata che rischia di tramortire tutto il centro storico e non solo. Ma la chiusura viene da lontano, almeno da quando negli anni scorsi l’ospedale militare si propose alla Asl come supporto alla sanità pubblica. Avrebbe consentito prestazioni anche ad un costo inferiore (penso al laboratorio analisi), ma la richiesta rimase inascoltata. Come dire: avevano già deciso di chiudere».
 In realtà, a conferma di quello che dice il rappresentante della Cgil, l’operazione di svuotamento di Chieti  non data da oggi, ma risale almeno al 1995 quando una dei primi “scippi” fu attuato con lo spostamento degli uffici e della centrale Telecom di via Spaventa a Pescara ed il sindaco Cucullo si oppose inutilmente. Poi via via lasciarono i Carabinieri della Scuola allievi, l’Enel, molte attività della zona industriale, diversi uffici della Regione, le caserme ed oggi l’ospedale. La cui chiusura peraltro già si poteva intuire dopo l’abbandono del 123° fanteria. Come il sindaco aveva ipotizzato allora, quando di fronte all’irremovibilità del Ministero della Difesa, parlò espressamente della necessità di “ripensare” Chieti. Nel 2009 tra polemiche che non sortirono alcun effetto chiuse anche la filiale della banca d'Italia in corso Marrucino. 

In pratica una dichiarazione di impotenza non della sua amministrazione ma di tutta la politica teatina che non riesce ad opporsi all’emorragia di attività che hanno trasformato Chieti in un dormitorio o in una grande Rsa, dove gli anziani abbondano e le classi produttive latitano.
«La città di Chieti – disse a giugno scorso il sindaco Di Primio - soprattutto negli ultimi due secoli, si è contraddistinta per tre importanti capisaldi: la presenza dei militari, la presenza del Vaticano con l’importanza dell’Arcidiocesi Chieti/Vasto, e l’abbondanza degli uffici pubblici. La presenza dei militari - Distretto Militare,  Carabinieri, Guardia di Finanza e anche la Polizia Statale - è sicuramente uno di quei punti fermi su cui più di altri capoluoghi di provincia si è caratterizzata la storia della nostra città».
 Insomma saltata la presenza dei militari ed in pericolo quella degli uffici, a Chieti resta solo la sede vescovile. Ora la soppressione del Dipartimento di medicina legale, meglio noto come ospedale militare, pone l’urgenza di riempire questo altro contenitore vuoto e su questo il sindaco ha un’idea: quella di offrirlo all’Università come contenitore per qualche facoltà.
 Una proposta che sarà valutata, ma che nulla toglie all’operazione di svuotamento in corso e che vede Chieti soccombere. Anche se, come in questo caso e come dimostrano i sindacati che sull’argomento hanno emesso un comunicato unitario a firma Annarita Crognale (Cisl), Andrea Gagliardi (Cgil), Donato D’Arcangelo (Uil) e Vincenzo Scarci (Fpl) – il pretesto del risparmio non regge. L’ospedale è attivo dal punto di vista economico e si distingue per efficienza rispetto a tutti gli altri Dipartimenti di medicina legale, svolgendo un’intensa attività: «riconoscimento di cause di servizio, pensioni privilegiate, riconoscimento dei benefici riservate alle vittime del terrorismo e della criminalità organizzata, dell’uranio impoverito, dell’usura, della talidomide, delle trasfusioni e degli emoderivati ecc. ecc.».
 Inoltre molto importante è la cosiddetta «attività di aderenza, che consiste in varie funzioni sanitarie riservate ai reparti dell’Esercito che prendono parte alle missioni estere».
 Non solo, ma «tra i Dipartimenti militari in attività quello di Chieti si distingue per aver azzerato gli arretrati di tutte le pratiche ( attualmente i tempi di attesa sono inferiori ai 50 giorni), per aver ridotto  le spese della struttura, per aver proposto iniziative tese ad offrire  servizi sanitari in ausilio alle Asl, per aver dimostrato che, dati alla mano, le spese di mantenimento dell’ente sono totalmente compensate dalle prestazioni effettuate a favore degli utenti».
 Che nel 2011 sono state ben 121.210. Ciò nonostante è arrivata la decisione di chiudere.