SANITA' AL RISPARMIO

Il Consiglio di stato lascia aperto il Pronto soccorso di Tagliacozzo

Bocciato Chiodi che si era appellato contro l’analoga decisione del Tar

Sebastiano Calella

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Sebastiano Calella

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L'ospedale di Tagliacozzo

L'ospedale di Tagliacozzo

TAGLIACOZZO. Il Consiglio di Stato, con un’ordinanza depositata il primo settembre, ha ribadito che il Pronto soccorso dell’ospedale di Tagliacozzo non può essere chiuso.

Almeno fino alla pronuncia della Corte costituzionale sulla legittimità del Decreto del governo Berlusconi che ha trasformato in legge il Programma operativo del Commissario alla sanità. In pratica la Corte dovrà decidere se la Regione può essere espropriata delle sue prerogative in tema di sanità, che è uno dei settori di sua competenza. Ma questa ordinanza del CdS è importante anche per un altro aspetto: i Pta, cioè i presidi territoriali di assistenza previsti nel ridimensionamento della rete ospedaliera, non sono il “sostituto” del Pronto soccorso.
Il che smentisce ancora una volta la favoletta utilizzata per favorire la chiusura dei piccoli ospedali e che non aveva convinto nemmeno il Tar: il Pta non offre risposte alla richieste di assistenza in caso di emergenza urgenza. Vale per Tagliacozzo, come dice chiaramente il Consiglio di stato, vale per Guardiagrele, vale per tutti i Pronto soccorso chiusi.
«E’ una vittoria della gente, è un successo morale e sociale della popolazione schiacciata dalle decisioni politiche imposte dall’alto – commenta Rita Tabacco, del Comitato pro-ospedale che per primo si è opposto alla chiusura del Pronto soccorso – il Consiglio di stato ha dimostrato grande sensibilità verso i cittadini e questo ci conforta. Ringrazio tutti quelli che hanno creduto in questa battaglia, in particolare gli avvocati e tra questi Simone Dal Pozzo di Guardiagrele che ha fatto da battistrada in queste vicende (insieme al padre Costanzo, di recente scomparso, che nelle udienze ha difeso in prima persona le ragioni dei piccoli ospedali, ndr). Basta decidere sulla pelle della povera gente, senza tener conto delle sue reali esigenze».
 Più tecnico il commento dell’avvocato Paolo Novella, che insieme alla collega Livia Ranuzzi, ha difeso le ragioni del Comitato sia al Tar sia in quest’ultima sede dove ha difeso anche il Comune: «Il Tar a maggio ci aveva già dato ragione concedendo la sospensiva, ma il commissario Chiodi aveva presentato appello al Consiglio di Stato che invece ha confermato la posizione del Tar. Quindi il Pronto soccorso deve restare aperto».
 In effetti la decisione del CdS è l’ennesima sconfessione degli equivoci linguistici utilizzati per far digerire i tagli dei piccoli ospedali. Se si definisce “riconversione” la chiusura dei piccoli ospedali o si spaccia per Pronto soccorso un Pta senza attrezzature e senza reparti alle spalle, questo metodo ricorda le perline che i conquistadores offrivano agli indigeni per convincerli a scambiarle con l’oro...