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Crac Giulianese: tre richieste di rinvio a giudizio e spunta anche l’usura

Il presidente della coop ottiene lo status di usurato

Sebastiano Calella

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Sebastiano Calella

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Lo stabilimento

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E con un colpo di scena sulla possibile matrice usuraia della vicenda. La cooperativa di Giuliano Teatino, nata per trasformare in confettura la frutta locale e dichiarata in stato di liquidazione coatta amministrativa dal 16 ottobre 2009, era diventata infatti una “cartiera”, cioè una di quelle aziende che producono fatture per distrarre soldi ed evadere le tasse. Adesso tocca al Gip, all’udienza fissata il 7 novembre prossimo, decidere sulle ipotesi di reato formulate dal pm Giuseppe Falasca dopo l’indagine molto complessa della Gdf di Chieti, per concludere la quale è stata necessaria anche una proroga. Secondo la procura della Repubblica gli imputati sono Antonio Profeta, presidente della coop, Antonio Marciano, fornitore di macchinari con la società Delta Serv snc, e Pino La Monaca, rappresentante legale di Casitalia (in altro punto Casaitalia) e fornitore di «fatture afferenti alla vendita fittizia di frutta fresca da trasformare in confettura».
Il colpo di scena è invece il fatto che Antonio Profeta ha ottenuto dalla Prefettura di Chieti lo status di “usurato” che automaticamente blocca per 300 giorni ogni procedura esecutiva nei suoi confronti. In sostanza le oltre dieci pagine della richiesta di rinvio a giudizio confermano le denunce di alcuni soci (la Procura parla di «rappresentazioni contabili mendaci») che avevano intuito i “magheggi” contabili del presidente Profeta, abilissimo anche nell’ingannare i controllori ministeriali delle cooperative. Infatti per alcuni anni, a partire dal 2006 e quindi in particolare con i bilanci 2007 e 2008, dalla Giulianese sono spariti milioni e sono state evase tasse per un “buco” totale che potrebbe arrivare a diversi milioni di euro. Eppure i controllori scrivono nel loro verbale di revisione per il 2007 che «il giudizio conclusivo sulla cooperativa non porta a considerazioni negative».


In realtà – annota la Procura – da anni addietro «i soci non conferivano più la frutta da trasformare in confettura facendo venir meno l’oggetto della mutualità della cooperativa la quale operava sul mercato come ogni altro imprenditore, acquistando da terzi la materia prima, ma continuando a beneficiare dei vantaggi tributari delle cooperative».
La reale situazione contabile dell’azienda era infatti nascosta da una contabilità del tutto inventata che faceva risultare conti a posto e produzione di successo. I guai di Profeta in qualità di presidente della Giulianese sono iniziati nel 2006 con un indebito finanziamento agevolato di 500 mila euro erogato dalla Fira per «dotare l’azienda di un impianto per la produzione ed il confezionamento di confettura in vasi quadri», acquistato dalla Delta Serv snc «ben sapendo che detta società non era in grado di adempiere alla fornitura richiesta». Da quel finanziamento, dice l’accusa, Profeta è passato poi a «distrarre o comunque ad occultare» ingenti somme di denaro, sia attraverso l’acquisto fittizio di macchinari, sia dirottando assegni della Giulianese sul proprio conto corrente o su quello della figlia o della moglie. Inoltre «teneva i libri e le scritture contabili in modo da non rendere possibile la ricostruzione del patrimonio o del movimento degli affari», ometteva di registrare in contabilità gli assegni ed i bonifici ricevuti, evadeva le tasse indicando fatture inesistenti, emetteva fatture per operazioni inventate a favore di Delta Serv snc e di Casaitalia. Ad Antonio Marciano, rappresentante e amministratore della Delta Serv, viene invece imputato il concorso nella bancarotta fraudolenta patrimoniale e documentale della Giulianese, «consentendo l’annotazione in contabilità ed in seguito adoperandosi a restituire le somme di denaro che l’acquirente (Profeta) aveva corrisposto per gli acquisti fittizi».
A Pino La Monaca sono invece contestate fatture di vendita fittizia di frutta fresca da trasformare in confettura e altre fatture utilizzate nelle dichiarazioni dei redditi. Persone offese, secondo la Procura, sono il Ministero delle Finanze e la Giulianese nella persona dei tre commissari liquidatori.