SANITA' AL RISPARMIO

Chiodi: «oncologia di Teramo non chiude. Accorpamenti estivi come da anni»

Il governatore la butta sul "social" e su Facebook risponde ai cittadini adirati

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Gianni Chiodi

Gianni Chiodi

ABRUZZO. «Il reparto di oncologia del Mazzini di Teramo non chiude. Diversa è l’organizzazione dei dipartimenti ma ciò non incide sulla prestazione ai pazienti». Così, Gianni Chiodi su Facebook  in risposta alle voci su una possibile chiusura del reparto oncologico al Mazzini di Teramo.
Gli abruzzesi chiedono al Governatore chiarezza. «Siamo stanchi di strumentalizzazioni su questo caso», è il sentire comune. C’è in gioco la vita di malati di cancro. Quelli che muoiono davvero e che soffrono davvero. Le voci sono partite qualche tempo fa. Il personale medico decimato (da 7 a poche unità), i pazienti dirottati in altri reparti per le terapie, hanno fatto ipotizzare una possibile chiusura del reparto. Giorni fa sul tema è intervenuto anche Marco Borgatti rappresentante della Federazione della Sinistra/Prc Roseto e malato di cancro con un accorato appello alle istituzioni.
Secondo Chiodi le voci messe in giro sono strumentalizzazioni. Quello che sta succedendo all’oncologia del Mazzini è in realtà il “normale” fenomeno che il governatore battezza come «accorpamento estivo». Insomma una cosa già vista e dunque già accaduta in passato, cioè le estati scorse.
«A chi giova far credere che si stia pensando a chiudere il reparto di oncologia di Teramo?», precisa, «a chi giova far credere che un accorpamento di reparti estivo (per far fare le ferie obbligatorie), che peraltro avviene ogni anno, si traduca in un rischio di chiusura ? Io, qualche sospetto comincio ad averlo. Interessi politici ? Solo in parte. Ci sono l'atto aziendale, le dichiarazioni della direzione sanitaria, le mie dichiarazioni sul social network che dicono il contrario».
Ma come? Interviene Davide Crognale su Facebook, «per esigenze di servizio il personale di un reparto non dovrebbe coprire ugualmente il servizio? Come funziona?Ad esempio un turnista, se non si presenta il personale del turno successivo lo si può obbligare a non lasciare il reparto?? Ah già … dimenticavo …. i contratti pubblici … In questo caso si può accorpare più reparti per mandare al mare il personale! Caro presidente io non so neanche come è formulato un vero CCNL, conosco solo contratti di cooperative sociali e contratti UNCI dove esiste un’unica regola, ovvero quella di lavorare per mantenere il posto di lavoro …. tutto il resto è leggenda ….».
La risposta di Chiodi: «Sì ma purtroppo non e' così altrove».


C’è chi, tra i commentatori, racconta la triste esperienza di malattia. Sara Marchetti che ha un padre che lotta con un cancro in cura al Day Hospital del Mazzini, chiede perchè da gennaio 2012 il personale medico dell'oncologia passato da 7 medici a 3 e poi a 1, non sia stato mai rimpiazzato.
«Per sottoporre una tac il 25 giugno», dice, «all’unico medico presente, mi è stato dato un appuntamento il 13 luglio, perchè non c'era personale per i pazienti. Questo è solo uno dei tanti episodi di squallore sanitario vissuto nel 2012, mi dispiace che chi non frequenta l'oncologia a Teramo, non conosce cosa succede».
E sulla scongiurata chiusura è intervenuto anche il segretario provinciale del Pd Robert Verrocchio.
«Ora è necessario che il reparto di Oncologia di Teramo venga messo in condizione di funzionare a dovere», ha detto, «fa riflettere e capire molte cose il fatto che l'annuncio sia stato dato dal governatore e che il capogruppo del Pdl in Regione spieghi alla stampa le linee guida della sanità teramana, mentre il direttore della Asl offre letture politiche della sua riconferma. Sono settimane che chiediamo a Varrassi se e quando oncologia sarebbe stato riaperto e alla fine l'annuncio è stato da Chiodi solo su Facebook. Sia chiaro, perché non accetto strumentalizzazioni di sorta: noi stiamo difendendo la sanità teramana. Oggi si parla di oncologia, domani potremmo parlare di altri reparti. La nostra protesta è perché si è giunti al limite massimo, e non permetteremo che la sanità della nostra provincia venga lentamente smantellata. Quello a cui stiamo assistendo è un film purtroppo già visto all'ospedale di Atri, dove Chiodi veniva a fare lezioni di economia, Venturoni rassicurava e Varrassi tagliava. Chiodi e Venturoni si facciano un giro nei nostri ospedali, tra le camerate e tra i centri di prenotazione. Poi, solo poi, possiamo seriamente tornare a parlare di sanità»
Marirosa Barbieri