Raccolta tartufi nel Parco della Majella, ancora limitazioni nonostante la sentenza del Tar

Alessandro Biancardi

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Raccolta tartufi nel Parco della Majella, ancora limitazioni nonostante la sentenza del Tar
ABRUZZO. Nonostante il Tar abbia dato ragione ai tartufai e accolto il loro ricorso contro i provvedimenti ‘restrittivi’ del Parco nazionale della Majella, la situazione relativa alla raccolta del prezioso tubero sembra tutt’altro che risolta.

In una nota, infatti, il direttore del Parco nazionale della Majella, Nicola Cimini, ha annunciato la sussistenza di alcune limitazioni nella raccolta all’interno del territorio del parco: «Nelle more, in assenza di qualsiasi norma regolamentare al riguardo e stante l'operatività dei commi 3 punto a (divieti) e 4 (deroghe) dell'articolo 11 della legge 394/91 – fa notare Cimini - l'Ente Parco non potrà procedere al rilascio di alcun nulla-osta riguardante le attività relative alla deliberazione sospesa».
In pratica la raccolta nel territorio del Parco è consentita solo a chi ha già il nulla-osta per il 2011, mentre non è consentita per gli altri cercatori.

La querelle relativa alla raccolta del tartufo è stata sollevata a seguito di una norma, introdotta dall’ente Parco, che prevedeva che per i cercatori del tubero non residenti nel territorio del Parco, oltre al pagamento della concessione regionale, era previsto anche il rilascio di un nulla osta subordinato al pagamento di una tariffa.

Una norma a cui si è opposta l'Associazione micologica tartufai abruzzesi (Amta), che ha presentato ricorso al Tar. Qualche giorno fa il tribunale amministrativo di Pescara ha accolto il ricorso e concesso la sospensiva sul regolamento.
Dalla data di deposito dell'ordinanza del Tar, lo scorso 24 marzo, la delibera numero 14 del 24 dicembre 2010 è pertanto sospesa, in attesa della pronuncia nel merito dello stesso Tribunale, fissata al 15 dicembre 2011.
Ma la vicenda sembra tutt’altro che risolta, tanto che si è pronunciato anche l’assessore regionale all’Agricoltura, Mauro Febbo, che ha scritto una lettera aperta al direttore Cimini e al commissario straordinario del Parco nazionale della Majella, Franco Iezzi, in merito alla delicata questione della raccolta dei tartufi.

Febbo, nella lettera, invita il direttore Cimini «ad assumere una posizione coerente con quanto stabilito dalla sentenza del Tar che, sospendendo la citata delibera, in attesa del citato riesame, dispone l’applicazione del vecchio regolamento vigente. Fermo restando che il tartufo non appartiene all’Ente ma allo Stato – conclude Febbo nella sua lettera – credo che impedire a tanti di effettuare la raccolta all’interno del vasto territorio del Parco nazionale della Majella aumenterebbe lo sfruttamento eccessivo di altre zone nella nostra regione, e di contro creerebbe un eccesso di disponibilità, non adeguatamente utilizzata, all’interno del Parco stesso».

 02/04/2011 10.43