L'INTERCETTAZIONE

La «domanda culturale» di D’Alfonso e la banca di Marino Roselli

In una intercettazione dell’inchiesta di Spoltore Luciano D’Alfonso si informa...

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D'Alfonso e Roselli

D'Alfonso e Roselli

SPOLTORE. La domanda è “culturale”, la risposta è malinconica e forse non quella sperata di fassiniana memoria “abbiamo una banca” .

Da una chiacchierata di appena un minuto intercettata dagli investigatori si scopre che anche Marino Roselli (come del resto molti politici nell’ultimo periodo) sono impegnati a trovare fondi per aprire una “propria” banca.
A chiedere informazioni e a pretendere «la verità» nient’altro che la verità è il sindaco Luciano d’Alfonso che a febbraio del 2010 chiama Marino Roselli (che ancora non sa di essere intercettato) e spiega all’ex sindaco di Pescara, già arrestato e alle prese con l’inizio del processo per tangenti, che non riesce a trovare i fondi e gli «amici» che lo aiutino. Una risposta che mette in luce tutta una serie di difficoltà per l’architetto di Spoltore, ex presidente del Consiglio regionale e segretario Api, che secondo la procura di Pescara sarebbe uno degli uomini chiave della “cabina di regia”, l’organismo parallelo e occulto che decideva le sorti pubbliche delle istituzioni locali. Una sorta di regista occulto dell’accordo di programma del cimitero insieme all’imprenditore D’Onofrio -sostiene la procura- e al corrente di una serie di abusi edilizi di alcuni complessi realizzati dalla società Villacostruzioni di Luigi Zampacorta di cui Marino Roselli è stato progettista.
Nel 2010 tuttavia la procura aveva iniziato ad indagare da poco e non aveva ben chiaro il quadro che poi è emerso nei due anni successivi (i primi due filoni di indagine sono stati chiusi ieri) per cui non era ben chiaro il perchè anche Roselli fosse impegnato a costruirsi e farsi promotore del “suo” istituto di credito.
In una serie di perquisizioni gli investigatori della Forestale hanno scoperto anche il conto corrente dove sono confluite alcune migliaia di euro dei volenterosi sottoscrittori del capitale sociale della banca a testimonianza che l’idea era concreta. Gli investigatori capiscono anche che Roselli a D’Alfonso -che gli fa la domanda “culturale”- dice la verità poichè quell’istituto bancario è rimasta finora una idea teorica che ha preso le sembianze, per ora, solo di quel conto corrente e niente più. Chissà nel futuro forse le cose potrebbero cambiare.
La telefonata è del 17 febbraio 2010. Gli investigatori della Forestale che ascoltano l’indagato Roselli annotano nella casella “interlocutore Luciano D”.
Prima dell'inizio della conversazione si sente anche una voce maschile non identificata che dice: «quindi ce ne vogliono, cinquanta...sessantamila euro per arrivare a due milioni e mezzo!»


MARINO ROSELLI : pronto!
LUCIANO D'ALFONSO : mari?
MARINO ROSELLI : si?
LUCIANO D'ALFONSO : una domanda culturale, mi puoi rispondere?
MARINO ROSELLI : si!
LUCIANO D'ALFONSO : a che punto è quella iniziativa che tu tentasti di una banca?
MARINO ROSELLI : e a...sta ferma in questo momento...
LUCIANO D'ALFONSO : di la verità! la verità!
MARINO ROSELLI : sta fermo! sta fermo! perchè non lo riesco a trovare le persone
che mi aiutano!
LUCIANO D'ALFONSO : mmm...ma tu, diciamo su che tipo di realtà economica ti eri
mobilitato?
MARINO ROSELLI : eee...tutta l'area metropolitana! Spoltore, San Giovanni teatino, Montesilvano, Pescara...
LUCIANO D'ALFONSO : ma hai potuto riscontrare una curiosità reale?
MARINO ROSELLI : si! si! molto! però...
LUCIANO D'ALFONSO : quante persone hai mobilitato?
MARINO ROSELLI : eh eee...
LUCIANO D'ALFONSO : la verità!
MARINO ROSELLI : molte però...eee...in questo momento poca gente ah le...ci crede in quest...questo momento… però ci cred...io ci credo!
LUCIANO D'ALFONSO : tipo dieci persone le hai trovate?
MARINO ROSELLI : si si!
LUCIANO D'ALFONSO : ok.
MARINO ROSELLI : cia
LUCIANO D'ALFONSO : ci vediamo dopo!
MARINO ROSELLI : si si! ciao


La telefonata annotata e nelle carte della inchiesta di Spoltore dimostra -secondo gli investigatori- l’attività continua dei due politici che pur non rivestendo incarichi pubblici sembrano lavorare di continuo a molti progetti che intrecciano politica ed economia.
Questa di D’Alfonso non è l’unica chiamata a Roselli che pure una volta militava nel Pd proprio come D’Alfonso. Nelle migliaia di carte dell’inchiesta sulle tangenti a Spoltore ce n’è anche un’altra molto importante e altrettanto rilevante anche se brevissima ed è quella in cui sempre D’Alfonso lancia un messaggio criptico a Roselli «anche i privati cittadini possono ascoltare le telefonate».
Un messaggio che per la procura vuol essere una sorta di avvertimento all’amico Roselli perchè il suo telefono è intercettato. Una frase strana che potrebbe anche voler dire altro. La chiamata è del 12 febbraio 2010 cioè 5 giorni prima di quella della banca.
Forse se davvero D’Alfonso avesse saputo che il telefono di Roselli era intercettato magari non avrebbe chiamato per avere informazioni sulla nascita dell’istituto di credito. 


Alessandro Biancardi